In Serbia e Montenegro sono scoppiate dure proteste in seguito alla “Legge sulle Comunità Religiose” approvata dal parlamento montenegrino lo scorso 27 dicembre e secondo la quale tutte le comunità religiose del piccolo paese d’oltre Adriatico, dovranno presentare documentazioni che attestano la proprietà delle proprie strutture (edifici e terreni) da prima del 1918, data in cui la predominante Chiesa ortodossa di Montenegro si univa al regno di serbi, croati e sloveni che si sarebbe poi tramutato nell’ex Repubblica socialista federale di Jugoslavia. Nel caso in cui le comunità religiose non fossero in grado di dimostrare il diritto di proprietà, sarebbe lo Stato montenegrino a prendere possesso degli edifici e considerando che il culto maggioritario in Montenegro è tradizionalmente la Chiesa ortodossa di Serbia, la nuova legge ha scatenato feroci proteste, con il Fronte democratico filo serbo che ha accusato il governo di voler espropriare la Chiesa ortodossa serba a favore della piccola Chiesa montenegrina, non riconosciuta dalle altre Chiese. Il Fd ha poi accusato il presidente pro-Nato, Milo Djukanovic, di cercare un ulteriore allontanamento dalla Serbia. Durante le votazioni, la polizia ha tra l’altro fatto irruzione all’interno del Parlamento montenegrino ed ha arrestato diciotto membri dell’opposizione che cercavano di ostacolare il voto e la legge è così passata.

Le manifestazioni a Belgrado e Podgorica

Dal 27 dicembre sono state organizzate diverse manifestazioni di protesta, sia a Podgorica che a Belgrado e mentre i manifestanti della capitale montenegrina, affiancati da diversi membri del clero ortodosso, chiedevano la liberazione dei parlamentari d’opposizione arrestati dalla polizia, a Belgrado una folla mista che inglobava cittadini comuni, membri di schieramenti politici nazionalisti, esponenti della Chiesa ortodossa di Serbia e persino ultras della Stella Rossa Belgrado, raggiungeva l’ambasciata montenegrina e lanciava petardi contro l’edificio, prendendo di mira la bandiera e scatenando le ire del governo di Podgorica che si precipitava a convocare l’ambasciatore serbo. Altre manifestazioni venivano poi organizzate a Novi Sad, Nis, Sombor e Smederevo. Duro il commento del Patriarca serbo Irinej:

Con questa legge, le autorità del Montenegro vogliono indebolire la consapevolezza dell’origine serba dei montenegrini e dunque la propria storia

Intanto il presidente serbo, Aleksandar Vucic, cancellava la visita in Montenegro, programmata per il 6 gennaio, con l’obiettivo di celebrare il Natale Ortodosso assieme alla comunità serba: “Ho preso questa decisione perchè la mia visita avrebbe certamente causato problemi di ordine pubblico”, accusando le autorità montenegrine di voler strumentalizzare l’evento e dipingerlo come un attacco all’indipendenza del Paese. Vucic ha poi aggiunto di voler risolvere la questione attraverso i canali diplomatici senza abbandonare i serbi di Montenegro e senza tagliare i ponti con i vicini.

Il Montenegro aveva “conquistato” l’indipendenza dalla Serbia nel maggio del 2006, tramite referendum popolare con voti favorevoli che avevano raggiunto un fiacco 55,5%. Era infatti stato stabilito che, per la vittoria della mozione favorevole all’indipendenza, sarebbe stato necessario un assenso del 55 % dei votanti.

Sul piano religioso, è bene sottolineare quanto evidenziato dal corrispondente della Bbc per i Balcani, Guy Delauney, secondo cui sette montenegrini su dieci sono attualmente fedeli alla Chiesa Ortodossa di Serbia. Un fattore di non poco conto in quanto il senso di appartenenza alla Serbia risulta ancora forte all’interno della società montenegrina, un dato di fatto confermato non solo dai numeri del referendum, ma anche dalle reazioni di piazza alla legge appena approvata.

Fonti vicine ai nazionalisti di Belgrado ritengono che il governo montenegrino sia spinto dalla Nato a prendere provvedimenti che allontanino progressivamente il Paese da qualsiasi tipo di appartenenza culturale, sociale o religiosa serba. Il rischio è quello di infiammare ulteriormente tensioni etnico-religiose che purtroppo caratterizzano da sempre i paesi dell’area balcanica e il Montenegro in questo non fa eccezione.

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
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