Come previsto, riaprono scuole ed uffici in Algeria e torna a montare la tensione in tutto il paese. Questo venerdì poi, appare uno dei più delicati da quando a partire dallo scorso mese di febbraio iniziano le proteste da parte di studenti e cittadini. Infatti, è il primo da quando il presidente ad interim Abdelkader Bensalah ha indetto le nuove elezioni presidenziali, previste adesso per il prossimo 12 dicembre.

I manifestanti non vogliono le presidenziali

Tutto ruota attorno alle nuove elezioni che “le pouvoir” algerino prova a fissare dallo scorso mese di aprile, da quando cioè sono slittate una prima volta quelle che avrebbero dovuto garantire ad Abdelaziz Bouteflika la quinta rielezione consecutiva. E tutto parte proprio da lì: l’allora presidente annuncia la candidatura, studenti e cittadini scendono in piazza e costringono l’anziano e malato capo di Stato a farsi da parte. Le dimissioni arrivano il 2 aprile, le consultazioni previste per il 18 aprile slittano. Nel frattempo Bensalah diventa presidente ad interim e, seguendo i dettami della Costituzione, fissa le nuove presidenziali per il mese di luglio. Ma vista la mancanza di candidati credibili e le manifestazioni che continuano ad animare tutta l’Algeria, anche in quel caso si decide per un nuovo slittamento. Domenica, mentre la vicina Algeria è al voto, Bensalah parla in diretta televisiva ed annuncia le presidenziali per dicembre.

Ma i manifestanti non chiedono solo generiche nuove elezioni. Quello che emerge con più chiarezza, a distanza di mesi dall’inizio delle proteste, è una profonda divergenza tra chi è attualmente all’interno delle stanze del potere e chi in piazza. I primi rinunciano a presentare Bouteflika e si aspettano un’attenuazione della tensione, i manifestanti invece chiedono un totale azzeramento in seno alle istituzioni. Nuove presidenziali vengono viste più come un tentativo di placare gli animi che come reale volontà di cambiamento. Al contrario, i manifestanti sospettano che la classe dirigente attualmente al potere voglia usare nuove ed immediate elezioni come mezzo per conservare l’attuale equilibrio istituzionale. Ecco perché nelle proteste si scandiscono sempre più slogan in cui si fa riferimento ad una costituente e ad una transizione che porti all’azzeramento del quadro politico attuale.

Aumenta la tensione

E forse perché adesso sono più chiari i punti di divergenza, la situazione potrebbe nei prossimi giorni ulteriormente surriscaldarsi. Da un lato ciò che viene identificato come “le pouvoir”, accusato di non voler abbandonare la presa sull’Algeria, dall’altro il blocco di manifestanti e studenti che, a loro volta, non lasciano le piazze se non si procede ad avviare una nuova fase costituente. In questo venerdì si registrano scontri, tra i più violenti da quando iniziano le manifestazioni. Già nei giorni scorsi si respira ad Algeri una certa aria pesante. Giovedì ad esempio, viene arrestato il giornalista ed attivista Fodil Boumala, e non è l’unico visto che un altro attivista, un ragazzo di 22 anni, viene posto in custodia cautelare nelle stesse ore. Anche ad inizio settimana non mancano casi di arresti e retate in ambienti vicini a quelli dei manifestanti.

Un altro episodio che testimonia la tensione di queste ore, proviene dalla provincia di Relizane. Come riportato dall’AdnKronos, qui due giovani sono rimasti uccisi a seguito di una manifestazione attorno ad un commissariato di Polizia nella cittadina di Oued Rhiou. Sembra un affare lontano dalle proteste anti governative, visto che tutto nasce dalla morte di un ragazzo di 15 anni durante un inseguimento della Polizia, ma che fa ben intuire l’aria che tira in Algeria. Da qui al prossimo mese di dicembre, il rischio è che la frattura tra le due parti di paese contrapposte diventi sempre più evidente e polarizzata.

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