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Michel Barnier è il nuovo premier francese scelto da Emmanuel Macron dopo una lunga e contestata procedura di selezione. Resistendo ai continui tentativi della sinistra del Nuovo Fronte Popolare di chiedere un mandato per un suo rappresentante in virtù della maggioranza relativa conquistata elle elezioni, il capo di Stato ha scelto alla fine il 73enne politico di centrodestra, esponente dei gollisti di Les Republcains e già capo-negoziatore dell’Unione Europea per la Brexit per sostituire Gabriel Attal, il 35enne capo di governo uscente esponente della coalizione macroniana.

Chi è Michel Barnier

Barnier è un esponente di lungo corso della politica transalpina. Barnier è stato deputato per il partito gollista del Raggruppamento per la Repubblica, antenato dell’Unione per il Movimento Popolare prima e di Les Republicains poi, dal 1978 al 1993, anno in cui è diventato ministro dell’Ambiente del premier gollista Edouard Balladur nella coabitazione con il presidente socialista François Mitterrand.

In seguito è stato titolare degli Affari Europei nel governo di Alian Juppè (1995-1997) e, durante la Commissione Europea guidata da Romano Prodi, ha rappresentato dal 1999 al 2004 la Francia in Ue come commissario per le politiche regionali. In passato molto vicino a Nicolas Sarkozy, dopo la cui conqusita dell’Eliseo ha dal 2007 al 2009 ricoperto l’incarico di Ministro dell’Agricoltura, è stato spinto da Sarkò nel 2010 come titolare del prestigioso commissariato del Mercato Interno nella Commissione di José Barroso.

L’uomo delle negoziazioni

In seguito, Barnier ha collaborato anche con gli altri presidenti della Commissione succedutisi dopo Barroso: consigliere per la politica estera e di sicurezza di Jean-Claude Juncker, ha guidato dal 2016 al 2021, dunque anche durante l’era di Ursula von der Leyen, il tavolo negoziale europeo per la Brexit. Nel 2022 ha tentato, senza successo, di candidarsi all’Eliseo nel suo partito.

Le Monde lo descrive come un negoziatore felpato: “Esperto in politica, è rinomato per essere un buon mediatore, al punto che il suo nome è circolato per succedere a Jean-Claude Juncker. nel 2019, alla guida della Commissione Europea”. Storicamente moderato, Barnier è stato associato più al centro che alla destra ma, come ricorda Le Monde, “più recentemente, guardando all’Eliseo, questo gollista centrista aveva inasprito il suo discorso sull’immigrazione, invocando una moratoria e arrivando a mettere in discussione la Corte di giustizia europea in nome della sovranità giuridica” .

Macron chiude la porta alla sinistra

La sua nomina giunge come una novità in larga parte inattesa. Si tratta dell’ennesimo colpo di scena della politica francese degli ultimi mesi. Dopo il voto delle europee, che ha visto il boom della destra sovranista del Rassemblement National, lo scioglimento anticipato dell’Assemblea Nazionale e il successo del partito di Marine Le Pen al primo turno i ballottaggi del 7 luglio hanno visto emergere un parlamento ingovernabile. Primo, a sorpresa, il Nfp, seconda in virtù del “fronte repubblicano” contro la destra la coalizione macroniana di Renaissance, terzi i sovranisti, solo quarti i Republicains. Oggi chiamati al governo dopo il rifiuto di Macron di un governo della coalizione con la sinistra. E potrebbero prepararsi nuovi colpi di scena.

Dopo aver sostenuto il tentativo di Macron di dividerla, la coalizione progressista imperniata sul Partito Socialista e La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon ha respinto e censurato la nomina di Barnier, che invece ha incassato il sostegno dei gollisti, dei centristi liberali di Horizons, il partito dell’ex premier Edouard Philippe e di esponenti in vista del campo conservatore come il presidente della regione Hauts-de-France, Xavier Bertand. A convergere, in questa fase, sono invece inaspettatamente le posizione del campo macroniano e di quello lepenista: il gruppo parlamentare di Renaissance e il leader del Rassemblement all’Assemblea Nazionale, Jordan Bardella, hanno optato per una scelta comune, quella di dare una risposta sul sostegno a Barnier dopo la presentazione del programma di governo.

Le Pen alle porte del governo?

In quest’ottica, le convergenze dei due partiti storicamente antitetici nella politica francese degli ultimi anni lasciano intendere che lo schema per la conquista della fiducia all’Assemblea Nazionale da parte di Barnier passa per quella che potrebbe esser la più ardita delle sue mediazioni. Ovvero cementare, da un lato, un blocco di centristi e moderati di destra gollista capace di sopravanzare numericamente il Nfp come seggi all’Assemblea Nazionale e conquistarsi, dall’altro, un sostanziale appoggio esterno del Rassemblement su provvedimenti-chiave. “Insieme, la coalizione pro-Macron e il gruppo conservatore della destra repubblicana totalizzano 213 seggi, al di sotto dei 289 necessari per avere una maggioranza assoluta”, ricorda Politico.eu.

L’astensione dei lepenisti, favorita da una possibile convergenza su temi securitari e identitari, avrebbe un effetto dirompente nello sdoganamento di una formazione che, evidentemente, Macron vede come una minaccia minore rispetto al campo più radicale delle forze di sinistra. E nella cui direzione, scegliendo “Monsieur Brexit” Barnier in nome della sua capacità mediazione, ha scelto di fatto di ammiccare. Aprendo un percorso politico inedito per la Francia a poco meno di tre anni dalle prossime presidenziali.

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