Mondiali Usa: diventa un caso politico Egitto-Iran, la partita del Pride Month

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Quella del 26 giugno 2026 non sarà una partita come le altre della prima fase del Mondiale di calcio. Si svolgerà a Seattle, dove il comitato organizzatore locale ha deciso di inserire l’incontro tra le celebrazioni del Pride Month, il mese dedicato all’orgoglio LGBTQ+. Se non fosse che sabato, quando sono state sorteggiate le partite dei gironi, si è scoperto che il Pride Match di Seattle vedrà opposti Egitto e Iran, due Paesi con leggi molto repressive nei confronti dell’omosessualità.

Si tratta, più o meno, di un caso “al contrario” rispetto a quello dei precedenti Mondiali del 2022. In Qatar ci furono varie proteste da parte delle Federazioni e delle Ong europee verso le leggi discriminatorie del Paese ospitante contro la comunità LGBTQ+. La FIFA intervenne addirittura vietando alla Nazionale inglese di indossare la fascia da capitano arcobaleno della campagna ‘One Love’ contro l’omofobia. A Seattle, invece, la situazione è quasi ribaltata.

La città statunitense è nota per la sua cultura molto progressista e le celebrazioni del Pride Month sono molto sentite nelle grandi città americane. Ogni anno, a giugno, negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali si ricordano i moti di Stonewall, avvenuti a New York nella notte fra il 27 e il 28 giugno 1969, oggi considerati un evento fondamentale nella storia dell’orgoglio LGBTQ+.

Per contro, in Iran le relazioni tra persone dello stesso sesso sono del tutto illegali, e punibili in alcuni casi anche con la morte. Nel gennaio 2022, due uomini gay, Mehrdad Karimpour e Farid Mohammadi, sono stati giustiziati tramite impiccagione, dopo aver trascorso sei anni nel braccio della morte del carcere di Maragheh. La situazione è di poco migliore in Egitto, dove l’omosessualità non è formalmente un crimine, ma esistono altre leggi che consentono l’arresto e l’incriminazione delle persone LGBTQ+.

Il Pride Match di Seattle è dunque diventato immediatamente un caso politico. Martedì 9 dicembre, il presidente della Federcalcio iraniana Mahdi Taj ha definito “irragionevole” la scelta della partita per le celebrazioni del Pride, esprimendo la propria contrarietà. Poche ore dopo, la Federcalcio dell’Egitto ha comunicato esplicitamente che si rifiuterà di “svolgere attività a sostegno dell’omosessualità” durante la partita del 26 giugno.

Una situazione non semplice da risolvere, che presenta diverse controversie. Da un lato, il governo statunitense non è particolarmente favorevole alla comunità LGBTQ+, ma dall’altro lo è ancora meno nei confronti dell’Iran. Seattle, governata dai Democratici, è una città molto sensibile sulla tematica, ma in cui vive anche una comunità musulmana piuttosto grande, pari a circa il 2% della popolazione. E non si può escludere che Trump possa usare questo conflitto per attaccare l’amministrazione locale.

La decisione di celebrare il Pride Month durante la partita del 26 giugno e nei suoi eventi collaterali è stata presa mesi fa dal comitato organizzatore del Mondiale a Seattle. Si tratta, dunque, di un’ente indipendente dalla FIFA, che in questo caso ha un potere limitato e che aveva già approvato le celebrazioni tempo fa, prima del sorteggio delle partite. Al momento, la posizione del comitato di Seattle è di svolgere le celebrazioni come previsto, mentre né Trump né il presidente della FIFA Gianni Infantino si sono ancora espressi sulla vicenda.