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Nel Golfo Persico  vigono alcuni dei sistemi islamici più conservatori esistenti, tanto che il principe ereditario di Casa Saud ha apertamente parlato della volontà di spostare il Paese verso un islam più moderato. Ma se la rigorosa applicazione delle regole religiose più conservatrici vale per tutti, per chi arriva nelle monarchie del Golfo come per chi ci nasce, questo non sembra valere per i “rich kids” locali, ovvero gli eredi delle grandi famiglie della penisola arabica. Come riporta Tom Sykes per il Daily Beast, dopo la morte del primogenito dell’emiro di Dubai, considerato da alcuni documenti del consolato americano come un noto frequentatore di festini a luci rosse in cui giravano grandi quantità di alcol e droga, c’è un altro principe, questa volta saudita, a essere entrato nell’occhio del ciclone: Majed Abdulaziz Al-Saud, 28 anni, che a Beverly Hills avrebbe molestato sessualmente cinque donne. Il ventottenne saudita è stato arrestato nella villa di famiglia a Los Angeles, nella località di Beverly Hills con l’accusa di violenza sessuale. La polizia è intervenuta su denuncia di una guardia giurata che si occupava della sicurezza dell’isolato, dopo che aveva assistito alla scena di una ragazza, una commessa di un negozio, che fuggiva sanguinante dalla villa e tentava di scavalcare la recinzione della struttura. A quanto risulta dalle fonti di stampa, il principe saudita avrebbe voluto  costringere la ragazza a un rapporto orale ed è stata pagata una cauzione di 300mila dollari per evitare il carcere.

Come in Cina, dove spesso il Partito comunista si è dovuto interessare al problema della generazione dei rampolli del partito, che vivono una vita di lusso ed eccesso che mal si addice alla rigida ortodossia del sistema sociale imposto da Pechino, così anche le monarchia del Golfo sono alle prese con questo problema. Giovani tra i venti e i trent’anni che vivono una vita completamente diversa da quella imposta dai loro padri al popolo e che contraddice apertamente le regole di vita che la società considera come pilastro fondamentale dello Stato. Il mondo ormai si sta abituando ai loro eccessi, ma questo provoca forte imbarazzo nelle famiglie regnanti. Come ricorda il quotidiano online Dagospia, alcune settimane fa Khalid bin Hamad al-Thani, familiare dell’emiro del Qatar, è stato sorpreso a Los Angeles mentre guidava una Ferrari gialla a velocità folli, mettendo a rischio la vita di pedoni e di autisti. Mentre altri ragazzi arabi, rampolli di ricchissime famiglie della penisola, sempre pochi mesi fa, sono stati denunciati dalle autorità britanniche per aver organizzato corse clandestine di automobili a Sloane Street a Londra.

Gli eccessi non avvengono soltanto dall’altra parte del mondo. Quest’estate un principe saudita, Saud bin Abdulaziz bin Musaed bin Saud bin Abdulaziz, è stato arrestato dopo che un video mostrava il principe picchiare e insultare selvaggiamente dei poveri sudditi con accanto 18 bottiglie di whisky.  In un’altra parte del video si vedeva sempre il principe coprire d’insulti un suddito (sanguinante) seduto dentro una macchina per aver parcheggiato l’auto di fronte la dimora del principe. Il video ebbe decine di migliaia di visualizzazioni e  provocò l’ira di Casa Saud tanto che il Re ordinò immediatamente l’arresto dello sceicco mostrando pubblicamente le immagini dell’arresto da parte della polizia del regno. 

Il problema infatti non è soltanto culturale, ma anche politico, sia dal punto di vista interno che internazionale. L’Arabia Saudita, così come le altre monarchie del Golfo, stanno iniziando a modificare la società cercando di aprirsi verso una società meno rigida anche per dare un’immagine al resto del mondo che non sia quella di un islam radicale e di una netta divisione di classi sociali. La globalizzazione della società comporta anche, e inevitabilmente, che i sudditi di questi regni possano venire a conoscenza di questi fatti e provocare la sfiducia, se non il risentimento, della classi povere ma che costituiscono le stragrande maggioranza della popolazione locale. E per mantenere l’economia, servono i miliardi di petroldollari, ma serve anche chi, come suddito, lavora affinché l’emirato guadagni.