Per sedare le proteste popolari del nuovo millennio non bastano le forze dell’ordine in tenuta antisommossa o, nei casi più gravi, l’intervento dell’esercito. Come riporta il Corriere della Sera, per porre fine all’ondata di proteste che dopo oltre una settimana si è allargata in tutta l’India contro la nuova legge sulla cittadinanza che discriminerebbe, in particolare, i circa 140 milioni di musulmani presenti nel Paese (circa il 14% della popolazione), il governo nazionalista di Narendra Modi ha deciso di staccare il web e i cellulari in molte zone della capitale, Nuova Delhi. Le compagnie di telecomunicazioni locali, infatti, tra cui la joint venture Vodafone Idea, hanno ammesso di aver tagliato i servizi su ordine del governo.
Come riportano i media locali, oltre alla capitale, il governo ha tagliato l’accesso a internet in alcune zone del nord-est e nell’Uttar Pradesh, dove risiede un’importante minoranza musulmana. Sette mesi dopo che Modi ha ottenuto il suo secondo mandato, l’India è stata investita da una settimana di violente proteste. Secondo Foreign Policy, Anche il popoloso Bengala Occidentale e l’Uttar Pradesh hanno registrato disturbi. (La maggioranza musulmana del Kashmir è offline da agosto, quando il governo ha revocato il suo status speciale.) Tuttavia, gli studenti stanno usando i social media per organizzarsi.
Violenti scontri fra studenti e polizia e divieti
Gli scontri di questi ultimi giorni sono stati molto duri. Quattro persone sono rimaste uccise per colpi di arma da fuoco e diverse decine sono rimaste ferite, mentre gli arrestati sarebbero centinaia. Le forze di sicurezza nella capitale hanno sparato circa 450 proiettili di gas lacrimogeni negli ultimi cinque giorni, secondo il quotidiano Hindustan Times, e uno studente avrebbe perso un occhio a seguito degli scontri. Le manifestazioni in città sono sfociate nella violenza, con veicoli incendiati e manifestanti che hanno lanciato pietre contro la polizia in zone a maggioranza musulmana. Molte strade sono state bloccate, e altrettante stazioni metro sono state chiuse.
Numerosi turisti sono rimasti bloccati nel Parco nazionale di Kaziranga e in altre destinazioni turistiche ad Assam e in altre parti del nordest. La ferrovia di frontiera nord-orientale ha cancellato o interrotto 24 treni. Le autorità di Nuova Delhi hanno proibito grandi raduni di persone dopo gli scontri tra manifestanti e polizia – molti nei campus universitari a maggioranza musulmana. Oggi lo stato del Karnataka ha emanato un divieto simile in almeno tre città tra cui Bengaluru, dove hanno sede compagnie multinazionali come Uber e Walmart Flipkart.
Le cause delle proteste in India
Il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite Stephane Dujarric ha dichiarato martedì che l’Onu è “preoccupato per la violenza e il presunto uso di forza eccessiva da parte delle forze di sicurezza” mentre il Dipartimento di Stato americano ha esortato Nuova Delhi a “proteggere i diritti delle sue minoranze religiose in linea con la costituzione e i valori democratici dell’India”. Modi ha insistito sul fatto che il suo governo non mira a emarginare i musulmani, affermando che la nuova legge “non influenza alcun cittadino indiano di alcuna religione”.
I critici della nuova legge sulla cittadinanza, tuttavia, sostengono che è incostituzionale e vada contro le tradizioni secolari dell’India. La legge facilità l’ottenimento della cittadinanza per le persone in fuga da persecuzioni da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan, ma esclude i musulmani: questo ha fatto crescere le accuse rivolte al primo ministro Narendra Modi di voler rimodellare l’India come nazione indù. Il governo vuole concedere la cittadinanza a sei gruppi non musulmani, inclusi indù, sikh e cristiani, fuggiti dalle persecuzioni religiose perpetuate dagli islamisti.
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