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Politica

Modi da Netanyahu per blindare la relazione speciale India-Israele

Modi e l'India ritengono Israele un partner strategico, e sono ampiamente ricambiati. L'Iran sarà il banco di prova dell'alleanza.

Narendra Modi arriva a Gerusalemme e Benjamin Netanyahu riceve un endorsement importante per Israele da parte di un alleato sistemico come l’India, che con Tel Aviv intende costruire una partnership più solida nonostante tutte le nubi che circondano il suo primo ministro, ricercato internazionale per crimini di guerra per i massacri di Gaza. Modi e l’India ritengono Israele un partner strategico, e sono ampiamente ricambiati. Nove anni dopo l’ultima visita di Modi, Netanyahu accoglierà l’omologo indiano ora riconosciuto tra i grandi attori della politica planetaria.

Dalla sicurezza al commercio, dalla tecnologia alla diplomazia, l’asse Nuova Delhi-Tel Aviv tocca ogni frontiera. Per l’anno fiscale 2024-2025, innanzitutto, il commercio bilaterale ha superato i 3,6 miliardi di dollari, con l’India che mira alle tecnologie di sicurezza e intelligenza artificiale Made in Israel e lo Stato Ebraico che guarda a Nuova Delhi come polo manifatturiero alternativo rispetto alla Cina, con cui l’animosità è crescente. Inoltre, si apriranno i nuovi negoziati per un accordo di libero scambio e ci sarà al centro del dialogo il progetto del corridoio economico Imec (India-Medio Oriente-Europa) con cui Nuova Delhi intende creare una via alternativa al progetto cinese della Belt and Road Initiative.

L’Imec dovrebbe toccare Emirati Arabi Uniti, Israele e Europa ed è pensato come sfida alle “Vie della Seta” guidate da Pechino. In prospettiva, per Tel Aviv un suo rilancio ha anche fini geostrategici. Israele teme, da un lato, l’assertività della Turchia, Paese con cui combatte una vera e propria partita a scacchi nel Levante e, dall’altro, la possibilità che attorno ad Ankara si plasmi un ecosistema di alleanze aperto a Egitto e Arabia Saudita. Il legame con l’India, che ha rapporti tutt’altro che negativi con tutta la regione, può servire a controbilanciare questa pressione, che nel caso turco-saudita guarda anche al Pakistan, con cui Riad ha legami securitari.

Come nota The Hindu, Netanyahu vuole evitare che Israele subisca un crescente isolamento e la via cercata è quella della cosiddetta “alleanza esagonale”, una sponda con cinque sistemi geopolitici ritenuti affidabili da Tel Aviv. Oltre a Israele, primo pivot dell’esagono, un perno è quello indiano, un altro quello dei partner arabi (Emirati in testa) a cui sommare il binomio Grecia-Cipro e una non meglio precisata serie di Paesi, rispettivamente in Asia e Africa, ritenuti amici. Un esagono geopolitico dalla geometria quantomeno variabile ma che riflette le direttrici strategiche di Israele. La realtà dei fatti parla però di un’India che è amica di Israele ma la cui agenda politica non coincide con quella di Tel Aviv, come del resto nota il Times of Israel:

Da leader indiscusso del Sud del mondo, l’India si sta posizionando come una forza stabilizzatrice; un Paese in grado di interagire con Washington, Mosca, Gerusalemme, Riad e Teheran, pur preservando la propria autonomia strategica.

Sarà proprio l’Iran, probabilmente, il vero banco di prova per capire la portata del partenariato indiano-israeliano. Modi ha da sempre dialogato con Teheran, anche per sfruttare lo scalo logistico di Chabahar in alternativa alle mire cinesi sull’uso di Gwadar, in Pakistan. A gennaio una visita del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in India è saltata, ma resta confermata quella potenziale del presidente Masoud Pezeshkian per il summit estivo dei Brics a Nuova Delhi. Tutto ciò se una nuova guerra tra Teheran e l’asse Usa-Israele non interferisse. Netanyahu probabilmente testerà Modi sulla portata di un’amicizia definita senza limiti ma che l’India testerà alla luce del suo unico driver nazionale: il proprio geloso desiderio di autonomia.

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