Non c’è solo la destra di Marine Le Pen a preoccupare Emmanuel Macron. Se infatti il presidente francese è molto preoccupato da quanto potrebbe accadere in Europa la prossima settimana, rischia di dover preoccuparsi anche di quanto sta avvenendo all’interno del suo partito e nel mondo dei moderati francesi. Perché qualcuno, nel centrodestra francese, inizia a pensare che sia il momento di scalzare il capo dell’Eliseo. E questo qualcuno ha un nome: Xavier Bertrand, governatore della regione della Huats-de-France. Il leader della regione settentrionale francese, che addirittura Macron avrebbe voluto come primo ministro prima di orientarsi di Edouard Philippe a causa del gran rifiuto dello stesso Bertrand, ora rischia di essere il vero sfidante per il presidente francese. Ed è una minaccia estremamente importante per il capo dello Stato, visto che, se con Le Pen può puntare sul voto dei gollisti preoccupati dall’ascesa della destra radicale, contro Bertrand potrebbe anche vedere crollare il suo piano di unire i moderati per disperazione.
In un’intervista a Il Corriere della Sera, Bertrand non lascia dubbi. Per quello che fu ministro con Dominique de Villepin e François Fillon c’è bisogno di un nuovo nome e di un personaggio in grado di ricomporre una frattura sociale che, a detta di Bertrand, appare quasi insanabile. Per farlo, ovviamente, si punterebbe sui Repubblicani: il partito di centrodestra di ispirazione gollista erede dell’Ump che portò alla vittoria Nicolas Sarkozy. Affossato per gli scandali che colpirono François Fillon poco prima delle elezioni presidenziali, ora il partito ha intenzione di rimettersi in modo in vista del 2022. E con i gilet gialli che hanno mostrato a tutti la frattura interna al Paese e con un Macron che appare sempre più distante dal popolo, ora Bertrand è pronto a ripartire. E questo messaggio da parte dei moderati è un campanello d’allarme serissimo per Macron, visto che lui ha proprio cercato di incunearsi fra i delusi di socialisti e gollisti e creare un partito che mettesse definitivamente la parola fine al bipolarismo. Missione fallita: perché i moderati non ne vogliono più sentir parlare del capo dell’Eliseo mentre a destra (così come a sinistra) c’è solo voglia di provare a sconfiggere l’establishment politico.
Per Bertrand, il grande dibattito nazionale intrapreso da Macron dopo la crisi dei gilet gialli non è servito a nula: “Lì non c’ era la Francia dei dimenticati e la disoccupazione non è una fatalità. Il Débat non ha spostato nulla”. Il problema è che Bertrand paga uno scotto non di poco conto: la sua vecchia appartenenza alla massoneria. E questo non può che pesare come un macigno sulla possibile campagna elettorale, visto che Rassemblement National non aspetta altro che accusare il potenziale sfidante di Le Pen quale appartenente (dichiarato) a una loggia massonica. A domanda su questo punto, Bertrand risponde: “Lo ammetto, anche se l’ho lasciata. Ma il punto non è se servono le élite, che serviranno sempre, è la loro qualità, la loro connessione con le persone” E continua: “Oggi bisogna essere ‘a portata di litigio’ con ogni cittadino scontento che non vuole vedere il suo mondo scomparire”. L’idea è che se Macron non reggerà l’affondo delle europee, è dal centrodestra che potrebbe arrivare il primo sussulto alla sua leadership.
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