L’asse fra Italia e Stati Uniti si è ulteriormente rafforzata con l’ascesa di Donald Trump e la successiva nascita del governo Lega-Cinque Stelle. Il presidente Usa ha dimostrato la sinergia con Giuseppe Conte già nel loro primo incontro durante il G-7 in Canada. Ma è stato poi l’incontro tra i due alla Casa Bianca ad aver certificato la sempre più stretta collaborazione fra Roma e Washington, con Trump che ha inaugurato la cosiddetta “cabina di regia congiunta” sul Mediterraneo allargato, e Conte che ha confermato gli impegni presi con gli Stati Uniti e la Nato da parte dell’Italia. 

Da quell’incontro sono scaturite due immagini: la prima, che gli Stati Uniti avevano individuato nel governo italiano il loro alleato in seno all’Unione europea. La seconda, che l’Italia aveva strappato l’appoggio di Trump nello scacchiere mediterraneo confermando tutti gli impegni assunti dai governi precedenti, come l’acquisto di petrolio made in Usa, il Tap e il pieno coinvolgimento nei piani della Nato certificati anche dalla centralità dell’hub di Napoli.

Il tutto con un occhio alla Russia di Vladimir Putin, Paese al centro di un particolare “intrigo” internazionale che vede Trump e Conte favorevoli al dialogo, ma con una serie di alleati, organizzazioni internazionali e anche apparati interni che vedono con sospetto un avvicinamento fra Mosca e Roma così come un dialogo fin troppo franco fra il presidente americano e quello russo.

In questa cornice politica, incerta sia dal punto di vista europeo che euro-atlantico, Italia e Stati Uniti hanno rafforzato la loro alleanza. E le due amministrazioni hanno unito le loro agende politiche. Una scelta strategica per entrambi. L’Italia, perché nella sfida all’Europa e con la Libia in ebollizione, aveva necessità di avere una superpotenza alle spalle. Gli Stati Uniti perché, in un sistema europeo conformato sull’asse Berlino-Parigi, avevano necessità di avere un Paese fondamentale dello scacchiere europeo come avamposto della propria strategia, sia in Europa che nel Mediterraneo.

Così, per confermare l’asse con l’amministrazione Trump e certificare nuovamente la sinergia fra Italia e Stati Uniti, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, sarà a Washington i prossimi 3 e 4 gennaio 2019. A riferirlo è stato lo stesso ministero degli Affari Esteri che ha comunicato anche le varie riunioni che avrà Moavero in territorio americano. Due in particolare quelle più importanti: al Dipartimento di Stato, con il Segretario di Stato Mike Pompeo; alla Casa Bianca, con il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton. Infine, il ministro italiano sarà anche al Congresso dove incontrerà non meglio precisati alti esponenti del legislativo americano.

Secondo quanto comunicato dal ministero degli Esteri, “il Ministro Moavero farà il punto sui numerosi profili attinenti alle articolate relazioni bilaterali tra i due Paesi. Nelle discussioni, saranno naturalmente in primo piano tutti i principali temi internazionali di reciproco interesse per Stati Uniti e Italia, quali: la sicurezza globale; la situazione nell’area del Mediterraneo; l’impegno per la stabilizzazione della Libia; il percorso di pace nel Medio Oriente; la crescita economica e sociale in Africa; i rapporti politici, economici e commerciali transatlantici”.

Punti essenziali non solo per il programma americano, ma anche per quello italiano. La cosiddetta “cabina di regia nel Mediterraneo allargato previde infatti tre focus principali: Libia, Africa e Medio Oriente. Questi tre obiettivi, uniti all’obiettivo italiano di rafforzare l’impegno Nato nel fronte meridionale, quindi quello mediterraneo, sono sintetizzati in questi temi comunicato dalla Farnesina.

Temi cui si aggiungono alcune precisazioni, sempre da parte del ministero. “Nell’ottica del consolidato rapporto strategico fra Stati Uniti e Italia, le riunioni in programma costituiscono, inoltre, l’occasione chiave per un aggiornamento e per utilissimi scambi di opinioni sulle opportunità e le sfide relative alla cooperazione internazionale e agli organismi che ne caratterizzano la tradizionale architettura”, scrive il ministero degli Esteri. Con una conclusione chiara:  “L’Italia intende ulteriormente intensificare le sue relazioni con gli Stati Uniti”.

Un messaggio fondamentale che arriva dopo un periodo particolarmente interessante sotto il profilo della politica estera italiana. Con la Conferenza di Palermo e l’assunzione da parte di Roma di un ruolo di primo piano nella transizione libica, l’Italia ha confermato l’azione delle Nazioni Unite appoggiata dagli Stati Uniti. Questo ha certificato l’asse fra i due Stati, che significa anche per Washington aumentare la propria presenza nel Paese nordafricano, soprattutto in chiave strategia e sul fronte idrocarburi.

Ma il viaggio a Washington di Moavero arriva anche dopo un avvicinamento fra Italia e Russia sia nello scacchiere libico sia nel panorama politico europeo. La presidenza Osce ha fornito all’Italia uno strumento di dialogo con il Cremlino sulla questione ucraina. E nello stesso tempo, la visita di Conte a Mosca e l’incontro fra lo stesso Moavero e il ministro russo Denis Manturov hanno confermato che il dialogo fra Roma e Mosca c’è ed è solido. Ed è un rapporto che è stato certificato anche dalle parole di Matteo Salvini sulle sanzioni alla Federazione russa.

Insomma, gli Stati Uniti vogliono garanzie. E il viaggio del ministro servirà anche a questo. L’Italia è al centro della strategia americana. Lo è dal punto di vista militare, ma anche dal punto di vista politico. E da Washington c’è necessità di avere certezze. Il 2019 potrebbe essere un anno rovente per l’Europa. Così come per i rapporti atlantici.