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Il caso dei funzionari dell’ambasciata americana a Cuba continua a destare preoccupazione all’interno della diplomazia Usa e della sua intelligence. Nessuno, ancora oggi, ha capito perché un numero altissimo di diplomatici statunitensi che lavorava a l’Avana sia stato colpito da disturbi di vario genere a livello neurologico. Un caso che non solo ha scosso l’amministrazione di Washington, ma che ha interessato anche la comunità scientifica del Paese, interessata ad analizzare i casi sottoposti all’attenzione dei medici per comprendere cosa possa aver scatenato i disturbi registrati dai funzionari.

Un mistero che resta tale dopo molti mesi e che vede il Dipartimento di Stato coinvolto pienamente nell’opera per far luce su quello che è a tutti gli effetti un problema ancora irrisolto per l’amministrazione di Donald Trump e l’intelligence statunitense. Il Dipartimento di Stato ha dato il via a una serie di indagini attraverso ricerche approfondite condotte da scienziati di tutto il Paese. E in queste ore, uno di questi studi preliminari è stato reso pubblico sul Journal of the American Medical Association. Secondo quanto rivelato nello studio, i diplomatici che prestavano servizio all’ambasciata americana a Cuba “sembrano aver sostenuto danni diffusi alle reti cerebrali”. Lo studio, condotto da 10 specialisti, ha esaminato, per conto del Dipartimento di Stato, 21 dei 24 diplomatici colpiti dai misteriosi “attacchi”.  Gli specialisti hanno potuto constatare che tutti hanno subito danni alle reti cerebrali, come si legge nelle conclusioni: “In questo rapporto preliminare di una serie di casi retrospettiva, nel personale del governo degli Stati Uniti a L’Avana sono stati osservati una persistente disfunzione cognitiva, vestibolare e oculomotoria, come pure disturbi del sonno e mal di testa, associati a segnalazioni di fenomeni udibili e / o sensoriali direzionali di origine poco chiara. Questi individui sembrano aver subito lesioni diffuse alle reti cerebrali senza una storia associata di un trauma cranico”.

Quello che si evince nel rapporto è che il lavoro degli specialisti sia stato estremamente difficile. Difficoltà dovuta sia alla delicatezza del tema, sia al fatto che non esiste una fenomenologia specifica, ma solo alcune persone avevano sintomi simili. E non esistono neanche precedenti. L’unica cosa abbastanza certa, a detta dei medici, oltre ai danni, è che questi non siano stati causati da agenti chimici. “È improbabile che un agente chimico possa produrre queste manifestazioni neurologiche in assenza di altro coinvolgimento di organi – si legge nel rapporto – in particolare perché alcuni individui hanno sviluppato sintomi entro 24 ore dall’arrivo a L’Avana”. I danni ci sono, dunque, ma non si riesce a comprendere la causa. E alla difficoltà scientifica si aggiunge anche la difficoltà nelle indagini dovute al problema delle testimonianze non troppo specifiche di alcuni soggetti, che per dovere d’ufficio sono obbligati al segreto. 

I sintomi si sono manifestati tutti tra la fine del 2016 e l’agosto del 2017. Dopo le denunce dei sintomi, il presidente Trump ha ordinato il ritiro di più della metà del personale statunitense in servizio nell’isola e il governo Usa ha diramato una sorta di allerta ai cittadini americana sconsigliando di recarsi a Cuba se non per motivi di assoluta rilevanza. Gli Stati Uniti hanno subito parlato di un’operazione dei servizi segreti nemici per colpire il personale americano e la Casa Bianca, come rappresaglia, ha ordinato l’espulsione dagli Stati Uniti di un numero equivalente di diplomatici cubani. Le autorità cubane (ovviamente) hanno sempre negato qualsiasi responsabilità in merito a questo mistero degli attacchi ai funzionari Usa. E l’intelligence Usa, pur accusando Cuba, non ha mai comprovato questa convinzione. L’unica certezza su cui sembrano orientarsi è che sia opera di qualcuno che intenzionalmente ha provocato questi danni. Alcuni hanno parlato del governo cubano. Alcuni funzionari hanno paventato l’ipotesi di un’operazione di una frangia deviata dei servizi segreti di Cuba che si opponeva al nuovo corso delle relazioni diplomatiche fra L’Avana e Washington. Altri hanno accusato l’intervento di Paesi terzi molto più potenti nel campo dello spionaggio e del controspionaggio, e cioè Cina e Russia. Sta di fatto che i danni ci sono e che il governo americano brancola nel buio.

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