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La deputata repubblicana “trumpiana” della Florida Anna Paulina Luna ha annunciato su X di aver ricevuto un dossier di 350 pagine sull’assassinio di John F. Kennedy direttamente dall’ambasciata russa negli Stati Uniti. Il materiale, consegnato a mano dall’ambasciatore russo Aleksandr Darchiev, è ora al vaglio di esperti per verificarne l’autenticità, ma Luna ha già reso pubblico il documento sul sito Jfk Facts, invitando gli americani a “decidere da soli”. E mentre gli esperti cercano di capire di cosa si tratti, in molti si chiedono: è solo una coincidenza, o c’entra la recente telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin sulla guerra in Ucraina? Non è un’ipotesi così peregrina pensare che questo “regalo”- tutto da verificare – di Mosca, su uno dei casi più controversi della storia americana, possa aver “facilitato” la decisione del tycoon di incontrare il leader russo a Budapest, tra due settimane.

L’annuncio della deputata Luna su X

L’annuncio è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Il 14 ottobre, Luna ha postato su X che il suo ufficio aveva interloquito con l’ambasciata russa negli Stati Uniti: l’ambasciatore avrebbe consegnato di persona i “risultati del governo russo su chi ha assassinato JFK”. Due giorni dopo, il 16 ottobre, i documenti sono stati caricati online senza censure né modifiche, in collaborazione con il giornalista investigativo Jefferson Morley e il sito JFK Facts, sito web dove è possibile scaricare il file liberamente.

“Questi documenti non sono stati editati, redatti o manomessi”, ha scritto la deputata, sottolineando che “appaiono nella loro forma originale”. Il file PDF, dal peso di 67,8 MB e intitolato Russian JFK Dossier 10-15-2025, copre il periodo dal 1959 al 1964, focalizzandosi sul soggiorno sovietico di Lee Harvey Oswald, il presunto assassino solitario secondo la versione ufficiale della Commissione Warren.

Ma di cosa si tratta esattamente? Secondo JFK Facts, che ha facilitato la diffusione a causa dello shutdown governativo che blocca gli Archivi Nazionali, il dossier è una “raccolta di documenti sovietici rilevanti”, molti dei quali già noti agli studiosi dell’assassinio. Include un’introduzione di Andrey Artizov, capo dell’Agenzia Federale degli Archivi Russi (Rosarkhiv), che contestualizza le relazioni USA-URSS negli anni Sessanta e l’impatto dell’omicidio sul dialogo bipolare. Supervisore del comitato editoriale è Sergei Naryshkin, direttore del Servizio di Intelligence Estero russo (SVR, equivalente della CIA), un dettaglio che non passa inosservato. Il documento non è il “file KGB su Oswald” cercato invano negli anni Novanta – quello, alto “cinque piedi” secondo il giudice John Tunheim, ex presidente del Review Board sull’assassinio – ma una sorta di “dossier governativo russo” sull’evento.

L’intreccio con la telefonata Trump-Putin

Luna, presidente del Task Force della Camera sulla Declassificazione dei Segreti Federali, ha chiarito il contesto in un post successivo: “Appena ho saputo dell’esistenza di questi file, ho contattato direttamente l’ambasciata russa. Li ho richiesti a nome della task force, della comunità di ricerca e del popolo americano”. La richiesta risale a mesi fa, durante un’udienza del 20 maggio, dove John Tunheim aveva rivelato che il board del 1995 era arrivato vicinissimo a ottenere i file KGB da Minsk, in Bielorussia, ma Mosca si era tirata indietro all’ultimo. Ora, per la prima volta, il Congresso ha accesso.

“Il tempismo non potrebbe essere più provvidenziale”, ha aggiunto la deputata, notando che molte informazioni corroborano i file declassificati dal governo Usa grazie all’ordine esecutivo di Trump a gennaio. E qui entra in gioco il “curioso” intreccio con l’attualità geopolitica. Proprio mentre i documenti atterrano sulla scrivania della deputata trumpiana, il presidente Usa conclude una telefonata di oltre due ore con Putin, descritta come “molto produttiva”.

I due leader hanno concordato un incontro a Budapest, in Ungheria, entro due settimane per discutere la fine della guerra in Ucraina, preceduto da colloqui tra alti funzionari – con il segretario di Stato Marco Rubio in prima linea per gli USA. La chiamata, la prima dal summit in Alaska di agosto, ha toccato commercio post-bellico, forniture di armi americane a Kiev e persino i successi di Trump nel Medio Oriente, che il presidente vede come “aiuto” per i negoziati ucraini. Putin ha espresso apprezzamento per l’impegno della first lady Melania sui bambini ucraini sfollati, e ha avvertito che missili Tomahawk a lungo raggio per l’Ucraina danneggerebbero il processo di pace. Il tutto accade mentre il Vecchio Continente appare, ancora una volta, come uno spettatore – pagante, visto sostiene la spesa delle armi americane da destinare a Kiev – ma del tutto ininfluente.

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