La sacrosanta attenzione per ciò che avviene in Siria ha fatto dimenticare che le aree “calde” si stanno diffondendo, in tutto il mondo. Così la Cina, nei primi giorni di febbraio, ha installato due batterie da otto missili ed un sistema radar sull’isola di Woody, la più grande dell’arcipelago delle Paracelso. Isole che Pechino considera cinesi ma la cui sovranità è rivendicata anche da Vietnam e Taiwan.

Una decisione, quella di Pechino, che gli Stati Uniti considerano come una sorta di provocazione all’interno di un gioco molto più vasto e condotto sulla base di una guerra di nervi. Proprio per questo diventa fondamentale il ruolo delle diplomazie, compresa quella italiana, in un’area delicata che si estende dal Mediterraneo sino al Giappone. Alle prese con cambiamenti epocali, con tensioni, con sfide più o meno dichiarate. Scontri economici, sfide militari, aspetti religiosi, problemi etnici: fattori sempre più numerosi e complessi che richiedono capacità di analisi affinché gli interventi non siano sbagliati.

Anche per questo il ministero degli Affari esteri ha deciso di sostenere il progetto del think tank Il Nodo di Gordio che punta a valorizzare la presenza italiana, diplomatica ma anche imprenditoriale, lungo la Via della Seta. In questo ambito il think tank ha pubblicato il volume Il Sogno di Marco Polo. Proiezioni della politica estera italiana dal Mediterraneo all’Asia Centrale, ospitando interventi di diplomatici italiani e dei Paesi asiatici, ma proponendo anche analisi di ricercatori, docenti universitari italiani e stranieri, esperti, giornalisti. Perché soltanto una approfondita conoscenza dei problemi, sempre più gravi e complessi, può consentire di affrontare nel migliore dei modi la situazione.

L’Italia può tornare ad essere protagonista non solo grazie alla sua posizione geografica al centro del Mediterraneo, ma anche grazie ai rapporti che si sono instaurati – dall’economia alla cultura – con i Paesi del Vicino Oriente, dell’Asia Centrale e dell’Estremo Oriente. In un confronto che rischia di diventare sempre più muscolare tra le due sponde dell’Oceano Pacifico, può ritagliarsi un ruolo importante la diplomazia di un Paese come l’Italia che giochi le carte legate al fascino della sua storia. Un ruolo da mediatore, da conciliatore. Ma che richiede competenze e conoscenze.