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Due test missilistici nel giro di una settimana: se non è un record poco ci manca. Dai pochi dettagli emersi, sembra che la Corea del Nord abbia lanciato due missili ipersonici (5 e 11 gennaio), cioè una tipologia di missile difficile da intercettare e che viaggia a una velocità superiore a quella del suono. Urge una premessa: vari analisti avvertono che la dicitura “ipersonico” è fuorviante, poiché la maggior parte dei missili balistici viaggia già a velocità ipersoniche. La domanda più rilevante, semmai, è chiedersi fino a che punto la Corea del Nord sia riuscita a padroneggiare la capacità di rendere tali armi manovrabili e precise.

In ogni caso, non sappiamo per quale motivo Pyongyang abbia ripreso simili attività, visto e considerando anche l’intenzione del presidente sudcoreano Moon Jae In di giungere a un’intesa sulla fine della Guerra di Corea nel tentativo di smussare le tensioni regionali. Sembrava che l’iniziativa di Moon fosse particolarmente gradita ai cugini del Nord, eppure riecco l’ombra dei test missilistici ad agitare nuovamente le acque. Certo è che nel suo discorso di fine anno il presidente nordcoreano Kim Jong Un aveva evidenziato l’importanza di continuare a concentrarsi sui sistemi militari del Paese, a ulteriore conferma di quanto la Corea del Nord non si fidi della diplomazia statunitense.

A dire il vero, le ultime minacce di Kim assomigliano molto ad avvertimenti indirizzati a Stati Uniti e Corea del Sud: guai a sottostimare, o peggio non considerare nel modo opportuno, la potenza di fuoco di Pyongyang. Che, come ritengono alcuni esperti, starà pure facendo i conti con qualche grana interna – pensiamo, in particolare, alle difficoltà economiche inasprite dalla chiusura ermetica del Paese – ma che, per quanto riguarda armi e missili, dà l’idea di non arretrate di un centimetro.

Messaggio in codice

Nonostante le smentite, le sanzioni economiche internazionali e le previsioni degli esperti, Kim è riuscito a rafforzare le sue armi arrivando oggi a possedere un arsenale di tutto rispetto se raffrontato alla reale caratura del Paese da lui governato. La Corea del Nord può infatti contare sui più tradizionali missili balistici e su quelli ipersonici. I primi sono lanciati in verticale, “bucano” l’atmosfera e scendono rapidi verso il bersaglio da colpire; risultano difficili da fermare e possono essere trasformati in armi nucleari, ma hanno una traiettoria prevedibile che consente ai sistemi di difesa di intercettarli prima quando sono ancora in aria. I secondi, invece, destano molte più preoccupazioni.

Pare infatti che l’ultimo missile nordcoreano abbia volato a una velocità massima di Mach 10 (o 10 volte la velocità del suono). Secondo quanto riferito dalla Korean Central News Agency, il missile, che trasportava una “testata planante ipersonica”, ha pure dimostrato “un’eccellente manovrabilità” e colpito con precisione un bersaglio situato a circa 1.000 chilometri di distanza. Le foto caricate sul sito web di Rodong Sinmun, la Gazzetta ufficiale del Partito dei Lavoratori, mostrano il lancio del missile all’alba, mentre Kim fissa degli uomini in uniforme militare. Il Grande Leader, in giacca di pelle nera, è stato immortalato di spalle all’interno di un autobus da campo a osservare il test da un finestrino con l’ausilio di un binocolo. Il presidente non partecipava a test del genere da almeno un paio di anni, e la sua presenza non può che dare all’evento una discreta importanza strategica.

Non solo: in un’altra immagine, accanto al Grande Leader, si nota anche Kim Yo Jong, a sua volta affiancata da due alti funzionari militari e industriali. È plausibile ritenere che la presenza della sorella del presidente possa indicare un qualche innalzamento della posizione di Miss Kim, che fino ad ora poteva essere considerata una sorta di spin doctor di Kim Jong Un. Da questo punto di vista, c’è chi ritiene che il test possa essere stato una specie di battesimo di fuoco per coinvolgere la signora nelle attività militari del Paese. Ma il messaggio in codice di Kim potrebbe essere ancora più chiaro di quanto non si possa pensare: i missili della Corea del Nord si troverebbero a un punto di svolta, con Pyongyang che starebbe pensando di iniziare a spostare la sua posizione da decenni di deterrenza verso un’ipotetica offensiva rivolta contro Stati Uniti e Corea del Sud.

Pentola a pressione

Se così fosse, non è da escludere l’eventualità che la Corea del Nord possa lanciare addirittura un missile balistico internazionale nel corso del 2022, il primo dal 2017. Ma, tornando al tema principale dell’analisi, qual è il piano di Kim? Di sicuro non quello di scatenare una guerra con Washington e Seul, almeno non per il momento. È più probabile che il governo nordcoreano voglia tornare a utilizzare un vecchio cavallo di battaglia: una strategia che potremmo definire “della pentola a pressione“. Detto altrimenti, la Corea del Nord potrebbe alzare la tensione – con test e minacce – per poi fermarsi poco prima di arrivare al punto di non ritorno, confidando su un passo indietro dei rivali. A quel punto, Stati Uniti e Corea del Sud accetterebbero di concedere qualcosa a Pyongyang, da aiuti umanitari all’allentamento di sanzioni (all’interno della metafora: sollevare il coperchio della pentola).

A differenza del passato ci sono però da considerare due variabili non da poco. Innanzitutto il governo americano guidato da Joe Biden, anziché inserire la Corea del Nord in cima alla sua agenda, sembra essere occupato da altre questioni (Ucraina, Russia, tensioni sociali interne), poi dobbiamo fare i conti con una Cina – unico e principale sponsor nordcoreano – ben più potente rispetto al Paese che era una decina di anni fa. Non a caso, la Repubblica Popolare ha detto di “opporsi sempre alle sanzioni unilaterali e alla cosiddetta estensione della giurisdizione su altri Paesi sulla base di norme nazionali”. Il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, criticando le misure Usa in risposta al lancio di missili di Pyongyang contro 5 funzionari nordcoreani, ha aggiunto che “il ricorso ripetuto alle sanzioni non aiuterà a risolvere la questione della penisola coreana, ma intensificherà la conflittualità”. L’auspicio, ha aggiunto Wang, è che “tutte le parti siano caute nelle loro parole e azioni, si attengano al dialogo e alla consultazione, e facciano di più per una soluzione politica”. Forte di uno scenario internazionale ambiguo e in continuo mutamento, Kim continua a giocare le sue carte. Almeno fino a quando qualcuno deciderà di stare al gioco.

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