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Politica

Miracolo: l’Europa si sveglia su Gaza e Israele. Ma l’Italia si gira dall’altra parte

Aumentano le prese di posizione contro le stragi israeliane a Gaza e anche la Ue prova a passare all'azione. Ma l'Italia si dissocia.
gaza

Succede l’incredibile, nella nostra confusa Europa, e l’Italia si sfila. Succede infatti che Kaja Kallas, alto responsabile Ue per la politica estera, mette fuori la testa dalle nebbie baltiche e si accorge che non esiste solo la Russia. Che la commissaria Ue per il Mediterraneo,  Dubravka Suica, riveli di esistere e annunci di voler accelerare  l’allocazione dei fondi previsti nel pacchetto Ue da 1,6 miliardi di euro per aiutare l’Autorità nazionale palestinese fino al 2027, destinando da subito 82 milioni all’Unrwa per sostenere “istruzione e sanità” nella Striscia e in Cisgiordania. E che 17 dei 27 Paesi Ue approvino l’idea di rivedere il trattato di operazione firmato venticinque anni fa con Israele, una casetta che vale 46 miliardi di euro.

Il tutto con un significativo contorno: la Spagna di Pedro Sanchez che orgogliosamente taglia le relazioni commerciali con Israele e riconosce lo Stato di Palestina. La Gran Bretagna di Keir Starmer che, con Francia e Canada, firma una dichiarazione per chiedere a Israele “di fermare le sue operazioni militari a Gaza e autorizzare immediatamente l’ingresso di aiuti umanitari”, definendo “assolutamente sproporzionata” l’azione militare decisa da Netanyahu (ci hanno messo un anno e sette mesi per capirlo, ma meglio che niente, n.d.r.). Non contenta, Londra ci mette sopra il carico da undici del blocco dell’accordo di libero scambio che stava trattando con Israele e di sanzioni a Zohar Sabah, Harel David Libi e Daniella Weiss, gli esponenti più impresentabili del movimento dei coloni. Il ministro degli Esteri David Lammy definisce “abominevole” la situazione a Gaza . E l’ex alto commissario Ue per la politica estera, Josep Borrell, abbandona per un attimo la pensione e dice: “Putin non può prendersi un pezzo di Ucraina, ma Netanyahu può annettere un territorio che non gli appartiene e noi non diciamo niente. Basta con il doppio standard”.

Intendiamoci: molte di queste cose dovranno passare per la Commissione europea, e tutto ciò che ha a che fare con la Von der Leyen non induce all’ottimismo. Ma per la torpida Europa di questi tempi è quasi un miracolo. E fa abbastanza piacere vedere tutti questi politici che dicono, adesso, le cose che InsideOver dice da più di un anno. Ma non è questo il punto. Il fatto è che, proprio mentre l’Europa si decide ad prendere una posizione di elementare civiltà, l’Italia fa finta di niente e si gira dall’altra parte. E si allinea a Paesi come Austria, Ungheria e Repubblica Ceca, nonché alla Germania che, sulla questione Palestina, ha adottato una politica di censura e repressione non molto lontana da quella applicata da Vladimir Putin sulla guerra in Ucraina.

ll suicidio di una politica mediterranea

La posizione del Governo italiano, che al contrario di quanto dice Borrell cerca con ansia di partecipare a qualunque formazione di “volenterosi” anti-Russia, non è solo deludente e fa tornare alla memoria certi affarucci (noi di InsideOver ne abbiamo parlato qui e poi di nuovo qui) con le armi che sono stati rapidamente scopati sotto il tappeto. È quasi demenziale: l’Italia, Paese centrale per gli equilibri mediterranei, si aggrega a Paesi per i quali il Mediterraneo quasi non esiste, a dispetto del fatto che ogni tre per due ci ripetiamo quanto questa Europa sia sbilanciata a Nord e quanto trascuri i problemi della sua frontiera Sud. E mentre il mondo, da Trump in giù, riconosce il ruolo fondamentale, in economia come in politica, dei Paesi del Golfo Persico, l’Italia riscopre l’Austria-Ungheria, contando forse sulla resurrezione di Cecco Beppe. Sapete qual è l’interscambio tra Italia e Israele? Nel 2024 abbiamo importato merci per 3,3 miliardi e ne abbiamo esportate per 1 miliardo. E quello con il Paesi del Golfo Persico? Nostre importazioni 16,4 miliardi già nel 2022, nostre esportazioni 16,2 miliardi. E questi Paesi sappiamo bene come la pensano, quanto a Israele e Gaza.

È ovvio che la questione non è tanto economica quanto politica. Italia e Israele condividono una caratteristica: sono decisivi per il presidio americano del Mediterraneo, mare di collegamento tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Atlantico. In un certo senso, simul stabunt vel simul cadentd, è una condizione che li lega l’una all’altro. Ed è evidente, nelle mosse del nostro Governo, il desiderio di compiacere Trump, di costruire con questa Casa Bianca una relazione speciale da far valere anche in Europa. Ma c’è una differenza fondamentale: Israele è un “Paese porcospino”, la sua funzione, agli occhi degli Usa, è quella di fare da base militare avanzata dell’Occidente in Medio Oriente. L’Italia è un’altra cosa: è un Paese di collegamento, di ponti, di passaggi, di comunicazioni, di commerci, di relazioni. Gli Usa lo sanno e lo si nota bene dal modo in cui ci “usano” nelle loro strategie globali. A quanto pare, gli unici che non lo capiscono siamo noi.

I ministri Tajani (Esteri) e Crosetto (Difesa) e la stessa premier Meloni sanno benissimo che i teneri appelli alla sensibilità di Netanyahu (tipo “adesso è troppo”, “devi fermarti”) sono meno che acqua fresca. Anzi, dal punto di vista politico, in mancanza di azioni concrete, sono un modo un po’ più ipocrita di mandargli un messaggio preciso: vai pure avanti. Quello che dovrebbero chiedersi, però, al di là delle questioni etiche che pure non sono secondarie, è questo: davvero l’Italia vuole dare il proprio endorsement a una politica israeliana che prevede la decimazione e la deportazione dei palestinesi, l’occupazione di Gaza, l’annichilamento della Cisgiordania, l’occupazione di parte del Libano e della Siria e la guerra contro l’Iran? È questo il Medio Oriente che contribuiremo a “costruire” e con cui vorremo avere a che fare in futuro? Se così fosse, sappiano che ci sono modi meno dolorosi di suicidare il ruolo internazionale di un Paese come l’Italia.

Dopo più di un anno e mezzo di esitazioni, i Paesi europei finalmente provano a prendere posizione sulla situazione di Gaza. Noi abbiamo seguito passo passo l’evoluzione di quel conflitto e abbiamo denunciato la decimazione dei palestinesi e i progetti bellici di Netanyahu. Quai possono essere i prossimi sviluppi? Scoprilo con noi, segui InsideOver e abbonati subito!

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