Le tensioni negli Stati Uniti riguardo l’operato dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) e della Border Patrol rimangono altissime dopo la morte di Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva di 37 anni ucciso sabato scorso da agenti federali a Minneapolis durante un confronto con manifestanti anti-ICE. Le autorità federali sono sotto accusa dopo che i media americani hanno diffuso alcuni filmati smentiscono le prime versioni ufficiali secondo cui Pretti sarebbe stato un “terrorista domestico” armato e aggressivo. Le immagini mostrano infatti che stava filmando gli agenti con il cellulare: successivamente, in una collutazione caotica, l’uomo è stato disarmato e immobilizzato a terra prima di essere colpito più volte alla schiena.
Ice, il passo indietro di Trump
In un primo significativo passo indietro dell’amministrazione Trump, il comandante della Border Patrol Gregory Bovino – figura centrale e controversa della campagna di deportazioni aggressive, accusato di aver promosso tattiche eccessive e di aver diffuso narrazioni fuorvianti su Pretti – lascerà Minneapolis nelle prossime ore insieme ad alcuni agenti, tornando al suo precedente incarico nel settore El Centro in California meridionale. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna (Dhs) ha precisato che Bovino non è stato rimosso dal ruolo generale di “commander at large”, ma il suo allontanamento dal terreno operativo dimostra la volontà dell’amministrazione Trump di assumere un atteggiamento più dialogante in materia. Il presidente Trump ha annunciato l’invio del border czar Tom Homan per assumere il comando diretto delle operazioni a Minneapolis.
L’ossessione per il “terrorismo domestico”
Nel pieno del caos di Minneapolis emerge un documento classificato che getta luce sull’ossessione dell’amministrazione Trump per il cosiddetto “terrorismo domestico“, la stessa etichetta che è stata poi applicata ad Alex Pretti. Il giornalista investigativo Ken Klippenstein ha ottenuto una bozza trapelata della “Homeland Threat Assessment 2026”, un rapporto annuale che analizza le minacce alla sicurezza nell’Emisfero Occidentale. Contrariamente alle aspettative, il documento – marchiato “For Official Use Only” e non ancora reso pubblico – identifica gli estremisti violenti americani come la minaccia principale, relegando in secondo piano questioni come l’immigrazione e il confine meridionale. Un linguaggio da potenziale “guerra civile”.
Dal 2020, queste valutazioni hanno tradizionalmente enfatizzato temi come la sicurezza al confine meridionale, il traffico di droga, l’immigrazione e la protezione delle infrastrutture critiche negli Usa. Tuttavia, l’edizione 2026 introduce un elemento nuovo e significativo: il riferimento a potenziali atti terroristici motivati da “cause di malcontento basate questioni di classe o economiche”.
Questa frase, assente in tutte le valutazioni precedenti, appare per la prima volta nel sommario esecutivo e viene ripetuta nella sezione dedicata alle minacce alla sicurezza pubblica. Secondo il documento: «Tra gli attori con motivazioni ideologiche, gli estremisti violenti domestici negli ultimi anni sono stati i pianificatori più attivi. Sono motivati a condurre attacchi da una vasta gamma di fattori, inclusi sentimenti anti-governativi, risentimenti razziali, convinzioni anti-israeliane e antisemite, e cause di malcontento basate su questioni di classe o economiche. La minaccia provenienti da individui dislocati negli Usa ispirati da organizzazioni terroristiche straniere è salita al livello più alto in cinque anni, alimentata dal conflitto in corso tra Israele e Hamas e da una ripresa dei media terroristici in lingua inglese».
La valutazione è divisa in quattro sezioni principali: Sicurezza al Confine e Immigrazione, Sicurezza delle Infrastrutture Critiche, Minacce alla Sicurezza Economica e Sicurezza Pubblica. È quest’ultima a sottolineare l’ossessione dell’amministrazione per il terrorismo domestico, definendolo la minaccia terroristica principale sia passata che futura. Tra gli esempi citati: l’assassinio di un legislatore del Minnesota, l’uccisione di due membri dello staff dell’ambasciata israeliana a Washington DC, e vari attacchi contro strutture e personale dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement).
Un altro aspetto degno di nota riguarda la Groenlandia: pur essendo stata al centro dell’interesse di Trump, nell’analisi viene citata solo marginalmente e in modo indiretto, attraverso il riferimento alla «stretta cinese sui minerali delle terre rare». Non si trovano accenni espliciti a minacce artiche, a progetti di annessione o a rischi di natura militare imminente. L’attenzione dell’amministrazione Trump, stando al documento, resta prevalentemente concentrata sugli avversari politici interni.
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