Una milizia islamica del Sudan accusata di crimini di guerra dalle Nazioni unite chiede soldi all’Unione europea per fermare i migranti. Se si vuole trovare un simbolo della follia con cui questa Europa cerca (malamente) di controllare i flussi migratori, basterebbe guardare cosa sta succedendo poco più a nord del Corno d’Africa.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, il comandante delle Rapid support forces sudanesi ha detto che i suoi miliziani stanno svolgendo il lavoro sporco per conto dell’Europa. E che sarebbe il caso che adesso Bruxelles pagasse il conto. E visto che l’Ue ha investito 100 milioni di euro nel 2016 per il controllo delle rotte migratorie in Sudan, anche le milizie sudanesi ora vogliono la loro parte.
Quello che però è opportuno ricordare, è che le Rapid support forces (Rsf) non sono un esercito regolare ma forze locali che controllano per conto del governo le rotte migratorie, dopo essere state al suo soldo contro i ribelli. Queste forze nascono, infatti, dalle cosiddette milizie “janjaweed” implicate in molte accuse di crimini di guerra. Stando ai report delle Nazioni unite, questa milizia governativa ha agito in Darfur nel periodo tra il 2003 e il 2005 e poi nella regione del Kordofan, commettendo crimini contro i civili, saccheggi e violenze.
Naturalmente questo “particolare” non sembra aver interessato molto i governi locali, che, anzi, hanno sostanzialmente appaltato il controllo delle frontiere a questa forza. Che adesso reclama. Il suo comandante, durante una cerimonia pubblica, ha detto che migliaia di suoi combattenti stanno bloccando i migranti in cerca di un percorso verso l’Europa. “Facciamo il lavoro al posto dell’Ue”, ha detto il comandante Mohamed Hamdan durante una cerimonia giovedì nella capitale del Sudan, Khartoum. “Ecco perché dovrebbero riconoscere i nostri sforzi e sostenerci. Perché abbiamo perso un sacco di uomini, abbiamo fatto sforzi e perso denaro. Altrimenti cambieremo le nostre intenzioni dall’adempimento di questo dovere”. Una minaccia direttamente rivolta all’Italia, visto che questi gruppi controllano attualmente il confine con la Libia.
Il fatto è che secondo quanto riportato da Bloomberg, l’Unione europea non ha dato questi soldi direttamente al governo del Sudan. Né li ha forniti, ovviamente, a questa milizia. Come ricorda il giornale spagnolo La Vanguardia, i soldi investiti da Bruxelles erano inizialmente intesi come aiuti allo sviluppo rivolto a “tutti i contesti e in tutti i Paesi in cui l’Ue decide di sostenere il settore della sicurezza”. Il Sudan è stato il primo destinatario, soprattutto in termini di controllo delle frontiere. Ed è stato supportato nell’acquisto di attrezzature per la sorveglianza e per la logistica. La stessa Germania, ricorda il quotidiano, ha investito autonomamente 12 milioni di euro per lo stesso scopo.
Del resto, il Sudan è un punto di transito di fondamentale importanza per i migranti provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana, tra cui Eritrea, Etiopia e Somalia. E il loro obiettivo, chiaramente, è andare verso nord e raggiungere l’Europa. E il problema non è minimo, visto che dopo i disperati che fuggono dalla guerra in Siria, questi gruppi fanno parte della più grande ondata di persone arrivate in Europa che fuggono dai loro paesi d’origine dai tempi della seconda guerra mondiale.
Ma come al solito, ecco come funziona l’Europa. Si stanziano centinaia di milioni di euro, non si sa che fine fanno e poi, come beffa finale, milizie violente e irregolari si arrogano anche il diritto di chiedere i soldi che noi forniamo, attraverso i nostri Stati. Una follia che l’Europa continua a replicare un po’ ovunque, ma che sembra essere destinata a un cortocircuito. Dare soldi a valanga in progetti evanescenti e vederli reclamare da gruppi islamisti, non sembra essere una strategia vincente. Sembra semplicemente finire in mano degli usurai disposti a lucrare sul traffico di esseri umani.