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Perché la Cina sostiene il Venezuela di Maduro? In molti hanno subito semplificato la realtà parlando di vicinanza ideologica e affinità politica. Oggi i due governi hanno ben poco in comune, se non importantissimi accordi economici. La caduta dell’attuale governo venezuelano ridurrebbe in fumo tutti gli investimenti cinesi. Ecco perché il Dragone si è subito schierato a sostegno dell’erede di Hugo Chavez.

La sottomissione alla Cina

E proprio da Chavez bisogna partire per capire il legame di sangue che lega il Venezuela al gigante asiatico. El Comandante, nel 2011, ha firmato un documento che ha di fatto sottomesso il suo Paese alla Cina. In quel periodo Caracas ha bisogno di denaro per migliorare la situazione interna in vista delle imminenti elezioni. Così una delegazione della Banca di Sviluppo della Cina risponde presente e si presenta a Palazzo Mirafolers con un libro bianco, il Piano di Sviluppo Strategico 2013-2030. Qui sono riportati nel dettaglio le decine di accordi bilaterali tra Venezuela e Cina. Dal petrolio alle ferrovie, dalle fabbriche all’agricoltura passando per gli alloggi.

Gli affari prima di tutto

Nonostante si trovasse in difficoltà, Chavez non è sceso a patti con il Fondo Monetario Internazionale salvaguardando agli occhi del popolo la sovranità del Paese. Il problema è che Caracas si è comunque ritrovato sottomesso a un agente esterno: Pechino. Nel Piano di Sviluppo è riassunta la sottomissione del Venezuela alla Cina. Il Dragone non apprezza molto le uscite di Chavez, i suoi discorsi su Mao e i richiami alla Rivoluzione Culturale. I diplomatici cinesi considerano addirittura il Presidente venezuelano “persona non seria”. Ma per gli affari questo e altro. La Cina sopporta in cambio dell’accesso alle riserve petrolifere venezuelane.

Sostenere Maduro per interessi economici

Torniamo al presente. Chi esprime solidarietà a Maduro lo fa per salvaguardare i propri interessi, figli di accordi miliardari. Il libro bianco consegnato dalla Cina a Caracas non è stato un gesto di solidarietà ma un mero accordo economico. Una lista di ciò che il Venezuela dovrà fare e pagare in cambio dell’aiuto cinese. Un conto salato che ancora oggi stanno pagando le nuove generazioni, inghiottite da una crisi politica senza precedenti. Nel 2011 Caracas ha raddoppiato le esportazioni di petrolio in Cina, passando dai 400mila barili al giorno a un milione nel giro di un anno. Sempre nello stesso periodo Pechino si è impegnato a prestare al partner la considerevole somma di 32 miliardi di dollari. Il guaio è che il governo venezuelano non si è dimostrato affidabile, fra soldi gettati al vento e debiti non sempre saldati.

Il petrolio non basta più

Con Maduro la situazione non è cambiata. Il Venezuela continua a essere il grande debitore della Cina. Nell’ultimo decennio Pechino ha investito in Venezuela oltre 50 miliardi di dollari, assicurandosi forniture energetiche vitali. Lo scorso settembre la Cina ha esteso una linea di credito di 5 miliardi di dollari a Caracas. Il governo venezuelano ha poi speso parole al miele per l’alleato asiatico che, stanco di parole al vento, mira adesso più alla concretezza che non alle frasi di rito. La Cina verrà ripagata con denaro e petrolio, eppure a Pechino i conti ancora non tornano. Qualche mese fa il Dragone ha concesso una moratoria sul debito venezuelano ma non basta. In sintesi il Venezuela deve rifornire la Cina con 700 mila barili di greggio, oltre a saldare i debiti sugli interessi con 70 mila barili giornalieri.

Gli ultimi accordi

Gli ultimi accordi sono ancora più pesanti. Lo scorso settembre Maduro ha annunciato che destinerà alla Cina un milione di barili al giorno, in cambio di un investimento cinese in Venezuela di 5 miliardi di dollari. La Cina ha inoltre messo le mani sul 9.9% della compagnia petrolifera sino-venezuelana Sinovensa, posseduta già al 40% dalla China National Petroleum. Dulcis in fundo, il Dragone potrà usufruire di un ricco giacimento situato nei pressi di Ayacucho, finanziando con 184 milioni di dollari la joint venture Petrozumano. Se Maduro dovesse cadere, la Cina vedrebbe sfumare tutto in un colpo una marea di soldi.

I conti devono tornare

Pechino aspira a insediare da vicino gli Stati Uniti, ma la pazienza nei confronti del Venezuela è ormai finita da un pezzo. Secondo le ultime indiscrezioni, Caracas deve alla Cina una sessantina di miliardi di dollari. Ma oltre alla questione economica c’è anche un fatto logico. I cinesi non possono ritenere Maduro illegittimo, perché questa presa di posizione solleverebbe dubbi sugli accordi bilaterali firmati dallo stesso Maduro. Che il Presidente venezuelano resti in sella o meno, alla Cina non interessa. L’importante è che alla fine i conti non presentino buchi.

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