Martedì 19 maggio si tengono le elezioni primarie in Kentucky. Si tratta di una sfida decisiva e carica di significato per il Gop. Motivo? Il deputato repubblicano Thomas Massie si trova in una delle battaglie più dure della sua carriera. Il veterano di sette mandati, noto per la sua vena libertaria, è il bersaglio di una coalizione senza precedenti che vede uniti contro di lui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, l’intero establishment filo-israeliano e i giganti del partito. «Questa competizione si è trasformata in un referendum su Israele e se a Tel Aviv sia permesso comprare seggi al Congresso», ha dichiarato Massie ai cronisti fuori dal Campidoglio prima di fare ritorno in Kentucky per la fase finale della campagna elettorale.
Il suo avversario alle primarie repubblicane è Ed Gallrein, un ex Navy Seal che ha il pieno appoggio di Donald Trump ed è supportato da una campagna milionaria: Massie ha stimato che i gruppi esterni contrari alla sua rielezione spenderanno circa 20 milioni di dollari per sconfiggerlo, una cifra che, secondo l’esponente repubblicano, potrebbe rendere questa competizione una delle più costose nella storia delle primarie congressuali degli Stati Uniti.
Un test decisivo per il Partito Repubblicano
Questa elezione va oltre le sorti di un singolo deputato. È considerata il banco di prova per capire se nel Partito Repubblicano ci sia ancora spazio per il dissenso o se l’era Trump abbia definitivamente imposto una rigida ortodossia di partito. Massie, 55 anni, ingegnere e inventore del MIT, ha costruito la sua carriera sulla coerenza. Da sempre critico verso gli interventi militari all’estero e oppositore dei pacchetti di aiuti stranieri, Massie ha infranto l’ultimo tabù del partito diventando uno dei pochi a criticare apertamente gli aiuti incondizionati a Israele.
La sua posizione gli è valsa l’ira del Presidente Trump, che lo ha ripetutamente definito un “idiota” e un “traditore”, arrivando a organizzare un comizio nel distretto a marzo per sostenere Gallrein. Ma la sfida di Massie è contro un nemico ancora più potente: la lobby filo-israeliana che lo detesta.
I miliardari contro il ribelle
Massie ha nominato esplicitamente i suoi oppositori: l’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la Republican Jewish Coalition (RJC) e i miliardari Miriam Adelson, Paul Singer e John Paulson. Secondo le dichiarazioni del deputato, oltre il 95% dei fondi che finanziano la campagna del suo avversario proverrebbero da questi soggetti.
«Loro vogliono più guerre, più conflitti, più bombe e più aiuti esteri», ha tuonato Massie al Tucker Carlson Show. «Il vero motivo per cui questa competizione è così agguerrita, e potrei perdere, è che una lobby straniera ha finanziato completamente il mio avversario in un modo che non aveva mai fatto prima in una competizione repubblicana».
Questa valanga di denaro ha inondato le radio del Kentucky con spot pubblicitari negativi. Alcuni di essi, creati dall’intelligenza artificiale, hanno mostrato un deep fake di Massie mentre si teneva per mano con le deputate democratiche progressiste Alexandria Ocasio-Cortez e Ilhan Omar, con il chiaro di intento di suggerire un improbabile legame politico con le esponenti dem più invise alla base conservatrice.
Tuttavia, la macchina da guerra politica di Massie non si basa sui soliti mezzi. Un esercito di influencer e creator di contenuti su X (ex Twitter) ha risposto alla sua chiamata, riversandosi in Kentucky per una campagna di mobilitazione dal basso che potrebbe riscrivere le regole della comunicazione politica. «La primaria di Massie è interessante da guardare perché mostrerà se i podcaster e i social media possono mobilitare il voto in modo sostanziale», ha scritto su X il commentatore conservatore Mike Cernovich. «Se Massie perde, ogni membro del Congresso sarà terrorizzato. Se vince, sarà l’inizio di una nuova era mediatica».
Una sfida che va oltre la politica estera
Nonostante il sostegno di Trump e dei miliardari, Gallrein fatica ad avere la meglio. Un recente sondaggio di Quantus Insights lo vede in leggero vantaggio (48.3% contro 43.1%), ma con una percentuale significativa di indecisi che potrebbe essere decisiva.
Gli elettori del 4° distretto del Kentucky, un’area che si estende dalle colline degli Appalachi ai sobborghi di Cincinnati, hanno dimostrato in passato di premiare lo spirito indipendente di Massie. Nel 2020 ignorarono le richieste di Trump di espellere il deputato dal partito. Tuttavia, questa volta la posta in gioco è più alta. Massie ha recentemente fatto arrabbiare la Casa Bianca spingendo per la pubblicazione dei documenti relativi a Jeffrey Epstein, sfidando il presidente su una guerra in Iran e votando contro la sua legge fiscale di bandiera.
«In questo distretto, la stranezza di Massie è sempre stata un vantaggio», ha spiegato D. Stephen Voss, professore di scienze politiche all’Università del Kentucky, citato da Al Jazeera. «Ma la pura mole di denaro spesa contro di lui è qualcosa di mai visto prima. La domanda è: gli elettori resteranno fedeli al loro deputato o si inchineranno alla volontà della Casa Bianca e di Wall Street?”»
Le urne apriranno martedì. Il futuro del dissenso nel Partito Repubblicano e, secondo Massie, la risposta alla domanda se «le lobby straniere possano comprare seggi in America» saranno decisi dai cittadini del Kentucky.