Il flusso di migranti dalla Libia è sicuramente diminuito rispetto al passato. Ma i barconi e i gommoni continuano a partire. E il Mediterraneo torna a essere un orrendo cimitero dove perdono la vita centinaia di persone. Un vero e proprio massacro che non si riesce a interrompere. E che sicuramente non si è riusciti a farlo anche a causa di errori fatali commessi dall’Unione europea, dai singoli Stati membri e dalla Libia. In particolare uno: l’Operazione Sophia.

L’Operazione Sophia nasce nel 2015 per contrastare il traffico di migranti. Prende il nome di Eunavfor Med ed è stata promossa dall’Unione europea per colpire il traffico di migranti provenienti dalla Libia. Il suo mandato è stato rinnovato di altre tre mesi alla fine di dicembre per evitare che terminasse senza un accordo fra gli Stati europei. Ma nonostante la sua operatività, la missione europea continua a non dare certezze. E soprattutto non ha dato alcuna risposta reale al contrasto del fenomeno migratorio. Quantomeno per fermare le partenze dalle coste nordafricane.

Istituita tra maggio e giugno del 2015, la missione prevede quattro fasi differenti il cui passaggio dall’una all’altra deve essere deciso all’unanimità da tutti gli Stati. Attualmente all’operazione partecipano 26 Stati europei su 28: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Ma a fronte dell’impegno di 26 Stati, in realtà i mezzi operativi sono otto: tre navi e cinque mezzi aerei.

L’Italia detiene il Comando in mare della Task Force tramite la nave Luigi Rizzo, flagship dell’operazione dal 30 dicembre 2018. Ma a fronte di questo ruolo, confermato dopo quello della nave San Marco, Roma non ha alcuna capacità di cambiare i parametri della missione, poiché necessità di un accordo in sede europea e mondiale che nessuno ha dimostrato di voler raggiungere. Del resto, cambiare il mandato della missione e modificare le regole equivale a trovare un compromesso che non interessa a molti Stati europei. Soprattutto perché fino a questo momento, l’operazione Sophia ha mutuato dalla missione Triton di Frontex il fatto che l’Italia sia il Paese di approdo dei migranti. Ed è evidente che agli Stati europei non interessi cambiare questa regola.

C’è un poi un altro problema, che è legato alla fase dell’operazione. Nella fase due, quella in cui attualmente operano le navi e i mezzi aerei della missione, le forze operanti nel Mediterraneo centrale non hanno le possibilità di arrestare il flusso migratorio dalla Libia. Questa fase, come spiega il ministero della Difesa, prevede che “gli assetti della Task Force potranno procedere, nel rispetto del diritto internazionale, a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico o la tratta di esseri umani. Tale fase è stata a sua volta suddivisa in una fase in alto mare, attualmente in corso, ed una in acque territoriali libiche, che potrà iniziare a seguito di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell’invito del relativo Stato costiero”.

E la fase in alto mare è stata direttamente superata dal fatto che i naufragi così come il rilascio dei barconi avviene in acque territoriali libiche. Quindi al di fuori dall’ambito della fase due della missione Sophia.

Per poter contrastare effettivamente i trafficanti di vite umane verso l’Europa, bisognerebbe al limite passare alla fase 3, quella “volta a neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell’impegnarsi in ulteriori attività criminali”. Ma anche questa fase necessita di una risoluzione delle Nazioni Unite e del consenso e cooperazione da parte del corrispondente Stato costiero. Cosa che la Libia non sembra avere intenzione di fare.

Attualmente quindi abbiamo una missione che non può agire per colpire all’origine il traffico dei migranti, che non può neutralizzare le centrali di partenza dei traffici e che ha come regola quella dello sbarco in Italia dei naufraghi recuperati nelle acque del Mediterraneo centrale. Insomma: per l’Italia quello che è chiaro è che così, l’operazione Sophia non può funzionare. Tanto che il governo, pur partecipando al rinnovo del mandato, ha già detto di non voler proseguire su questa strada.

E del resto, la missione o cambia o non ha motivo di continuare a esistere. Il governo italiano ha fatto da solo molto più di quanto ha fatto l’Unione europea in questi anni. Come spiegato da Analisi Difesa, “l’operazione Sophia non è riuscita a contrastare i trafficanti di esseri umani e cura solo una minima parte dell’addestramento della Guardia Costiera libica, di fatto eseguito dalla Marina Militare Italiana. I compiti di pattugliamento anti-immigrazione della flotta Ue possono essere attualmente assolti dal dispositivo navale dell’operazione italiana Mare Sicuro che schiera attualmente 4 navi di fronte alle coste libiche”. Di fatto, l’Italia non solo è lasciata sola da parte dell’Europa. Ma opera già da sola anche con i Paesi europei “impegnati” nel Mediterraneo.