Luigi Di Maio appare uno dei principali esponenti del governo a mostrarsi più scettico circa gli esiti del vertice di Malta. Mentre il presidente del consiglio Giuseppe Conte, da New York in cui proprio insieme al ministro degli esteri si trova per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, esprime a più riprese soddisfazione per quanto deciso nel summit di La Valletta, il capo politico del Movimento cinque stelle parla invece di “primo passo”. Toni più cauti, dunque, anche perché nel gioco delle parti tutto interno al governo giallorosso in questo momento lo stesso Di Maio ha necessità di apparire il meno appiattito possibile sulle posizioni del premier.
Ecco quindi che, nella sua prima uscita internazionale da titolare degli esteri, a New York il ministro prova ad orientare il discorso su quelle che possono essere le altre soluzioni da adottare per affrontare la tematica dell’immigrazione. Nei giorni scorsi è trapelato il piano volto a velocizzare i rimpatri, intensificando rapporti ed accordi soprattutto con Tunisia, Algeria e Marocco. Un percorso però di difficile attuazione, come già spiegato mercoledì su InsideOver. L’altra proposta riguarda invece la riesumazione di un progetto di cui parla Marco Minniti quando quest’ultimo è ministro dell’interno nel governo Gentiloni: affidare all’Onu i migranti respinti dalla Guardia costiera libica.
Il piano di Di Maio con l’Unhcr
“Ho incontrato Filippo Grandi dell’Unhcr e abbiamo intenzione di avviare un progetto con l’ Oim, implementando i fondi della cooperazione e dello sviluppo in Libia”: così dichiara Luigi Di Maio in un incontro con la stampa tenuto nell’ufficio dell’ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite. L’Oim è l’agenzia dell’Onu che si occupa di migranti e rifugiati. Ha diverse strutture operative in alcuni paesi africani, è presente a Tripoli ed in altre zone della Tripolitania, negli ultimi anni gestisce e sovrintende a decine di rimpatri di migranti in Libia desiderosi di rientrare nei propri paesi di origine. L’idea di Di Maio è quella di affidare proprio all’Unchr ed all’Oim quelle persone che vengono respinte dalla Guardia Costiera libica. Un modo per superare le obiezioni di chi teme, dopo i salvataggi operati dalle autorità di Tripoli, che i migranti possano cadere nuovamente nelle grinfie dei loro carnefici ed assorbiti dal conflitto in coso nella capitale libica.
Il ministro degli Esteri pensa poi a centri di accoglienza gestiti direttamente dall’Oim: si tratterebbe, come confermano fonti vicine al leader del M5S, di un modo anche per assistere coloro che vogliono essere rimpatriati. Il piano non è molto diverso rispetto a quello che l’allora ministro degli interni Minniti prevede nel 2017: non hotspot in nord Africa, che nessun Paese interessato vuole, ma centri di accoglienza gestiti dall’Onu in Libia volti a facilitare i rimpatri e ad assistere in condizioni più adeguate i migranti trattenuti dalla Guardia costiera libica. Quest’ultima è tutt’altro che inattiva: nel solo mese di settembre, tengono a sottolineare da Tripoli, quasi 500 persone vengono bloccate a bordo di barconi diretti verso l’Italia.
Per attuare il piano, Di Maio pensa a sbloccare anche lo stallo del dossier libico. Questo giovedì dovrebbe presiedere, assieme all’omologo francese Le Drian, una ministeriale con i colleghi dei paesi dell’Ue proprio sulla Libia. Inoltre, come fa sapere lo stesso ministro da New York, sono in corso colloqui con il premier libico Al Sarraj. Il piano ha dei costi ancora da quantificare: l’Italia, per dare modo all’Oim ed all’Unhcr di operare, dovrebbe aumentare i fondi destinati alla cooperazione ed allo sviluppo in Libia.
Il rischio stop al piano da parte del Pd
L’idea di far gestire l’accoglienza ed il soccorso dei migranti in Libia, come detto, non è nuova: ci prova Minniti da ministro, viene proposta in più occasioni da altri partiti ed associazioni, ma alla fine non viene mai attuata. A differenza della proposta di rotazione dei porti tra i Paesi del Magreb, annunciata in precedenza, la quale è da considerare sostanzialmente inattuabile, il piano volto a dare maggiori responsabilità all’Oim non è velleitario. Ma incontra delle difficoltà innanzitutto tecniche: occorrono tanti mesi e tanti incontri, oltre che ad una decisa azione diplomatica, per rendere attuabile la proposta. Occorrono quindi tempo e soldi, dunque il piano di cui parla Di Maio non risponde alle esigenze di immediatezza imposte dalle circostanze attuali all’esecutivo giallorosso.
Ma lo scoglio più importante il ministro degli esteri potrebbe averlo dentro casa. In primo luogo perché l’approccio alla questione migratoria appare diverso da quello di Conte: quest’ultimo ne fa un’occasione per dimostrare l’importanza del dialogo in Europa e punta alla redistribuzione, oltre che al superamento del trattato di Dublino, elementi che Di Maio ritiene pure importanti ma non risolutivi. Secondo il ministro degli Esteri invece, la vera soluzione consiste nel non far partire più i migranti dal nord Africa. L’ostacolo ancora maggiore è rappresentato però dal Pd.
I democratici già nel 2017 a più riprese sconfessano Minniti, sia quando quest’ultimo attua il cosiddetto “codice delle ong“, sia quando l’allora ministro parla per l’appunto di far gestire i campi in Libia all’Onu. C’è da scommettere come da più parti nel Pd si proverà a far passare per “disumana” l’idea di non far partire i migranti dal Paese nordafricano. La sola idea di dare credito alla guardia costiera libica, che pure dall’Italia viene supportata ed addestrata, viene considerata non in linea con quelle che devono essere le politiche migratorie del nostro paese. In poche parole, all’interno dell’attuale maggioranza saranno in tanti a continuare a considerare l’opera delle ong come unico modo per salvare le persone a bordo dei barchini che attraversano il Mediterraneo.



