Migranti, così l’amministrazione Biden difende le politiche di Trump

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Quando erano all’opposizione i democratici accusavano Donald Trump di essere “disumano” e di applicare politiche sull’immigrazione non degne della tradizione valoriale degli Stati Uniti d’America. Ora che sono al governo sposano la realpolitik e difendono gran parte dei provvedimenti adottati dall’amministrazione Trump. Nonostante l’impegno a invertire rapidamente l’agenda sulle politiche migratorie del suo predecessore, Joe Biden sta facendo l’esatto contrario. Come spiega Politico, negli ultimi sei mesi, il governo degli Stati Uniti ha sostenuto la scadenza di alcuni visti, ha sollecitato requisiti più severi per chi vuole ottenere la green card e ha negato visti a migliaia di immigrati che vivono legalmente negli Stati Uniti. Secondo alcuni esperti ed ex funzionari interpellati dalla testata americana, il dipartimento di Giustizia potrebbe essere in qualche modo costretto a dover difendere i provvedimenti adottati da Trump, ma ciò che è sicuro è che la politica di Biden sull’immigrazione sta mettendo a durissima prova la pazienza degli attivisti e dell’ala più “liberal” del partito democratico.

Attivisti preoccupati dalle politiche di Biden sull’immigrazione

Tant’è vero che alcune settimane fa, diversi gruppi per i diritti degli immigrati, tra cui l’Immigration Hub, l’American Immigration Lawyers Association e il National Immigration Law Center, hanno incontrato il vice procuratore generale Lisa Monaco e il procuratore generale associato Vanita Gupta per esprimere tali preoccupazioni, secondo fonti sentite dal giornale. “Il Dipartimento di Giustizia è stato davvero un centro di gravità per alcune delle più orribili politiche anti-immigrazione partorite dall’amministrazione Trump e in qualche modo è stato davvero il punto di partenza per l’agenda anti-immigrazione di Donald Trump”, ha affermato Sergio Gonzales, che ha lavorato alla transizione di Biden e ricopre il ruolo di direttore esecutivo dell’Immigration Hub.

Qualche cambiamento, in realtà, c’è stato. Il procuratore generale Merrick Garland ha emesso quattro pareri sull’immigrazione negli ultimi due mesi, inclusi quelli che hanno ribaltato le sentenze dell’era Trump che avevano ristretto gli standard di asilo negando protezione alle vittime di violenza domestica e minacce da parte delle gang nel Paese d’origine. Tuttavia, siamo ben lontani dal ribaltare quanto deciso da Donald Trump in questi anni e l’amministrazione Biden continuerà a difendere obtorto collo buona parte dei provvedimenti adottati dall’ex Presidente in tribunale. E all’interno del Partito democratico le divisioni non mancano. “Smettiamola di fingere che i democratici che minacciano di rovinare l’agenda del presidente, distruggere l’espansione dell’assistenza all’infanzia/Medicare e lavorare con il governo repubblicano per rafforzare le parti più crudeli del nostro sistema di immigrazione siano moderati. Non sono moderati. Sono conservatori” ha twittato nelle scorse ore Alexandria Ocasio-Cortez, che non ha mai risparmiato critiche nei confronti della politica migratoria di Biden.

Differenze con Trump? Gli ingressi irregolari

Dire che tutto sia come prima, però, potrebbe essere fuorviante. La grande differenza fra l’amministrazione Trump e quella del suo successore è che continuano a crescere gli ingressi irregolari nel Paese e il governo non sembra avere il polso della situazione. Come riporta Newsweek, “a febbraio hanno attraversato illegalmente il confine 101.095 persone, la popolazione di San Angelo, in Texas; a marzo 173.265 persone, la popolazione di Salem, nell’Oregon; a giugno 188.829 persone, la popolazione di Knoxville, nel Tennessee, mentre a luglio 210.000 persone, la popolazione di Birmingham, in Alabama”.

Crescono, invece, gli arresti al confine meridionale. Come già evidenziato sulle colonne di questa testata nelle scorse settimane, con buona pace della retorica open borders e dei liberal e dei salotti progressisti, lo scorso mese si è registrato il record di arresti di migranti al confine fra Stati Uniti e Messico. Come conferma il Wall Street Journal, la polizia di frontiera degli Stati ha effettuato più di un milione di arresti di profughi dall’inizio dell’anno ad oggi, secondo gli ultimi dati del Customs and Border Protection, il numero più alto dal 2005 ad oggi, segnale che la situazione al confine meridionale è davvero esplosiva e rappresenta una delle partite più complicate per l’amministrazione Biden.

Gli agenti hanno effettuato oltre 178.000 arresti a giugno, con un aumento del 3% rispetto al mese precedente. Il numero di migranti che viaggiano come famiglie e varcano il confine illegalmente è aumentato ancora una volta a giugno a circa 50.000 unità, registrando così un aumento del 23% rispetto al mese precedente. Anche il numero di minori non accompagnati arrestati che attraversano il confine è leggermente aumentato a giugno, toccando quota 15.000. Numeri e segnali che confermano come l’immigrazione sia il tallone d’Achille dell’amministrazione Biden.