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“Joseph Mifsud è vivo e vegeto. È protetto da qualche parte”. Parola di George Papadopoulos, ex membro del comitato consultivo per la politica estera nella campagna elettorale di Donald Trump durante le elezioni presidenziali del 2016. Condannato nel settembre 2018 a 14 giorni di carcere per aver mentito all’Fbi durante le indagini sulle presunte ingerenze russe, Papadopoulos ha pubblicato nel 2019 il libro Deep State Target, un “resoconto di prima mano che dimostra il tentato sabotaggio della campagna presidenziale di Donald Trump da parte di servizi di intelligence americani e internazionali”. Come ha sempre sostenuto Papadopoulos, il nostro Paese è “l’epicentro della cospirazione”.

Una tesi che ribadisce ora anche a InsideOver, in un’intervista esclusiva. In questo momento, infatti, George Papadopoulos è a Capri, in Italia, per rilassarsi e godersi un po’ di mare insieme alla moglie Simona Mangiante, che all’inizio di giugno ha rilasciato un’intervista proprio a questa testata nella quale ha raccontato le origini del Russiagate. “Adoro l’Italia, sto scoprendo le radici di mia moglie, una terra bellissima, la Campania, senza l’ombra della Link campus. Una sensazione diversa, quella di ripercorrere i luoghi dove tutta la saga del Russiagate è iniziata”. Adesso, osserva l’ex consulente di Trump, “li osservo con uno spirito diverso, godendomi la bellezza di questo Paese attraverso mia moglie Simona, che da italiana doc è stata il target collaterale dei media americani che l’hanno dipinta come una ‘spia russa’. Sono trascorsi solo tre anni dall’ultima volta che sono stato in Italia ma sembra una vita”.

“Mifsud? Un asset di poteri molto più grandi di lui”

È il 12 marzo 2016 quando Papadopoulos arriva a Roma, alla sede capitolina della Link Campus. Come ha raccontato lui stesso in Deep State Target, quel giorno arriva alla Link Campus con un gruppo di colleghi della London Centre of International Law Practice, tra cui Donald Lewis, che è membro della Stanford University, Rebecca Peters e Nagi Idris. Una realtà piuttosto anomala, quella londinese. “Al London Centre ero direttore delle politiche energetiche”, osserva l’ex consulente della Campagna di Trump. “Tutto era molto mellifluo, ho lavorato lì tre mesi”. Trattasi della stessa società per la quale lavorava l’attuale moglie Simona Mangiante: “Non ho conosciuto mia moglie presso il London Centre, abbiamo lavorato lì in due periodi diversi ma l’ho contattata via Linkedin successivamente”, precisa.

Lcilp è uno studio legale curioso, più vicino a un think-tank. Un ex dipendente ha spiegato a Quartz in un’inchiesta di qualche tempo che “c’è molta segretezza su ciò che fanno”. La stessa fonte ha descritto l’organizzazione, che è stata fondata nel 2014, costantemente alla ricerca di grandi contratti. Il ruolo di Mifsud in Lcilp era quello di attirare potenziali clienti, idealmente i governi a cui la società poteva fornire consulenza in materia di diritto internazionale, ha affermato l’ex dipendente. Papadopoulos ha trascorso tre mesi a servizio della società londinese, prima di unirsi alla campagna di Trump del 2016, anche se i due – Papadopoulos e Mifsud – si incontreranno soltanto a Roma, alla Link.

Lo strano incontro con il docente maltese

Stando a quanto racconta lo stesso Papadopoulos, prima incontra il direttore generale dell’Università Link, Pasquale Russo e poi l’ex ministro Vincenzo Scotti, fondatore dell’ateneo. Infine gli presentano un uomo che cambierà la sua vita per sempre: Joseph Mifsud. La stessa sera Papadopoulos e Joseph Mifsud cenano in una trattoria romana, per la precisione alla Trattoria al Moro, nei pressi della Fontana di Trevi. Tornato a Londra, l’allora consulente di Trump riceve una mail da Mifsud, nella quale il docente spiega di volergli presentare “qualcuno di veramente importante”: era (solo sulla carta, naturalmente) la nipote del presidente russo Vladimir Putin.  “Ho sempre pensato che l’incontro con la finta nipote di Putin fosse strano, così come il fatto che Mifsud si proponesse come intermediario dei contatti con la Russia” spiega Papadopoulos. “Joseph Mifsud per me è stato un asset di poteri più grandi che volevano confezionare e fabbricare la tesi della collusione russa. Aveva millantato connessioni con la Russia per suscitare il mio legittimo interesse a creare un dialogo tra gli Usa e la Russia ma non mi ha mai presentato nessuno, nemmeno l’ambasciatore russo a Londra. Era tutto una messinscena per coinvolgermi in uno scandalo fabbricato ad hoc”.

Secondo la ricostruzione ufficiale, il docente disse a Papadopoulos di aver appreso che il governo russo possedeva “materiale compromettente” (dirt) su Hillary Clinton “in forma di e-mail”. A quel punto l’ex consulente del presidente avrebbe ripetuto tali informazioni all’alto Commissario australiano a Londra, Alexander Downer, che a sua volte riferì tutto alle autorità americane. Da qui, il 31 luglio 2016, partirono le indagini dell’Fbi sui presunti collegamenti tra Trump e la Russia, accuse che in seguito si sono dimostrate inconsistenti.

“L’inchiesta di Durham è agli sgoccioli. L’Italia è coinvolta”

Come riportato da Fox News, l’indagine preliminare del Dipartimento di Giustizia voluta dall’Attorney general William Barr e condotta dal Procuratore John Durham sulle origini del Russiagate e sul possibile complotto contro Trump, evolutasi in un’indagine penale a tutti gli effetti, potrebbe concludersi prima dell’estate. Ne è convinto anche lo stesso Papadopoulos: “Durham ha aperto un’inchiesta criminale sul ruolo dell’Fbi e della Cia” osserva. “L’investigazione di Durham è agli sgoccioli. Maria Bartiromo (anchorman di Fox News) al riguardo ha chiesto direttamente a Durham quali fossero le principali implicazioni della sua inchiesta: attendiamo nuove incriminazioni entro la fine di quest’estate”.

Ma qual è il ruolo dell’Italia in questa vicenda? Secondo Papadopoulos l’Italia ha un ruolo centrale. Tant’è che, secondo l’ex advisor di Trump, ci sarebbe proprio Mifsud al centro dei colloqui romani fra Barr, Durham e i vertici dei nostri servizi segreti, risalenti all’estate scorsa. Secondo quanto riportato lo scorso anno dal Daily Beast, infatti, Barr e Durham erano particolarmente interessati da ciò che i servizi segreti italiani sapevano sul conto di Joseph Mifsud, il docente maltese al centro del Russiagate. Mifsud avrebbe fatto domanda di protezione alla polizia in Italia dopo essere “scomparso” nel nulla. Nella deposizione audio del docente maltese che i servizi italiani hanno fatto ascoltare ai procuratori americani, Mifsud spiegherebbe il motivo per il quale “alcune persone” vorrebbero fargli del male. Una fonte del ministero di Giustizia italiano, parlando a condizione di anonimato, avrebbe confermato che Barr e Durham hanno ascoltato il nastro e ci sarebbe stato uno scambio di informazioni fra i procuratori americani e l’intelligence italiana. “Nuove evidenze” che hanno indotto Durham ad estendere l’indagine. “Penso che quello che sta succedendo presso la Link campus – anche se per motivi diversi – non è una coincidenza ma è correlato” afferma George Papadopoulos, riferendosi alle recenti perquisizioni della Guardia di finanza all’Università capitolina e a una possibile connessione con le trame del Russiagate. Rimane però solo una supposizione, degna di una spy story che presto potrebbe rivelarci molte sorprese…