Midterm for dummies: tutto quello che c’è da sapere

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Midterm, ossia metà mandato. L’appuntamento elettorale che Washington si appresta a vivere, a due anni dall’ultima tornata elettorale, potrebbe ridisegnare gli equilibri politici al Congresso e…oltre.

Un po’ di storia

Se l’articolo II della Costituzione degli Stati Uniti fissa il mandato del presidente degli Stati Uniti a quattro anni, l’articolo I, sezione 2, clausola 1 stabilisce un mandato di due anni per i membri del Congresso eletti alla Camera dei rappresentanti. Per gli eletti al Senato, invece, l’articolo I, sezione 3, clausola 1 stabilisce un mandato di sei anni; la clausola 2 divide questa camera in tre grandi gruppi, in modo che circa un terzo dei seggi sia rinnovato ogni due anni. Come i presidenti in carica, gli incumbent delle due camere hanno una forte possibilità di rielezione e non ci sono limiti federali alla durata del loro mandato. Questo aspetto rende le midterm molto sentite negli Stati tanto quanto le presidenziali, soprattutto la corsa al Senato, che ha una valenza territoriale molto forte.

Sebbene sulla scheda elettorale non vi sia il nome di candidati alla presidenza, irrimediabilmente, le midterm si traducono in un referendum sull’operato della presidenza. Così come è fisiologico che-tendenzialmente-il partito di governo subisca un brusco contraccolpo al Congresso, a due anni dall’insediamento. Alla maledizione delle midterm sfuggirono solo Franklin D. Roosevelt, Bill Clinton e George W.Bush.

Le cariche in palio

In questa tornata, gli elettori saranno chiamati a scegliere i propri rappresentanti per oltre 7.000 cariche federali e statali, senza contare migliaia di incarichi locali. Nel dettaglio, si voterà per eleggere:

Dal 1969 almeno un ramo del Congresso appartiene di default all’opposizione, trasformando il governo nella ben nota “anatra zoppa”. Ciò significa che per il presidente, non avendo tutto il Congresso del proprio colore, governare diventa complesso. Chi controlla la Camera o il Senato controlla l’agenda, e soprattutto il bilancio: l’evoluzione dell’ultimo secolo ha fatto sì che questi poteri siano oggi delegati all’esecutivo o ad agenzie indipendenti. Quella che sembra una mera questione di finanze dello Stato incide nettamente anche sulla politica estera: la firma di ogni trattato richiede l’assenso del Senato con una maggioranza qualificata ma i presidenti, dal Secondo Dopoguerra in poi, hanno preso l’abitudine di ricorrere agli ordini esecutivi, che non richiedono l’approvazione del legislativo.

Le sfide alla Camera e Senato

Come stanno le cose in questa tornata elettorale? Il successo più probabile dei democratici è alla Camera. Il Partito repubblicano difende qui una maggioranza risicata (218 vs 214) e basta uno spostamento relativamente contenuto di seggi per ribaltare gli equilibri.

Le sfide più importanti si concentrano nei distretti competitivi, soprattutto nelle aree suburbane e negli Stati politicamente contesi, come Pennsylvania, New York, California e Iowa. Qui il risultato dipenderà in larga misura dagli elettori indipendenti e da quanti, pur avendo votato Trump nel 2024, non sono soddisfatti della situazione economica. Le ultime proiezioni del Cook Political Report, pubblicate il 30 ottobre, indicano un possibile guadagno netto democratico compreso tra 12 e 25 seggi.

Chi controllerà la Camera deciderà la sua agenda legislativa, guida le commissioni e può avviare indagini parlamentari. Una maggioranza democratica potrebbe quindi convocare funzionari dell’amministrazione, richiedere documenti e sottoporre le scelte della Casa Bianca a un controllo molto più aggressivo.

Al Senato i Repubblicani conducono 53 a 47. Qui l’aritmetica elettorale è meno favorevole ai Democratici. Per conquistare la maggioranza devono ottenere un guadagno netto di almeno quattro seggi, mantenendo quelli già controllati. Il problema è che diverse delle competizioni decisive si svolgono in Stati che nel 2024 hanno votato per Trump.

A rendere il quadro più interessante è il progressivo ampliamento della mappa competitiva. Stati considerati inizialmente relativamente sicuri per i Repubblicani sono diventati contendibili. Queste le principali battaglie da seguire:

Se Alaska, Iowa, Kansas, Maine, Ohio e Texas rappresentano alcune delle opportunità decisive per i Democratici, Michigan, Georgia e New Hampshire sono seggi che il partito deve difendere. Il North Carolina costituisce invece una delle occasioni più favorevoli per un cambio di maggioranza.

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