Dietro le dimissioni di Saad Hariri potrebbe esserci molto di più di una diatriba regionale. Oggi abbiamo già parlato di una possibile guerra che, secondo l’ex ambasciatore Usa in Israele, l’Arabia Saudita starebbe progettando. E i messaggi che arrivano dal Medio Oriente confermano una situazione di grande crisi. Secondo quanto riporta la versione inglese di Al Arabiya, Riad avrebbe invitato i cittadini sauditi che si trovano sul suolo libanese ad abbandonare il Paese il prima possibile: “A causa della situazione nella Repubblica del Libano, è chiesto a tutti i cittadini sauditi in visita o residenti in Libano di lasciare il Paese al più presto”. Messaggio simile a quello lanciato dal Bahrain il 5 novembre scorso, ovvero il giorno dopo le dimissioni di Hariri.
“Pressioni internazionali per il ritorno di Hariri”
Beirut non crede nella spontaneità delle dimissioni di Hariri e, di fatto, non le ha accettate, giudicandole incostituzionali. Secondo fonti governative, l’ex primo ministro sarebbe trattenuto in Arabia Saudita contro la sua volontà. Per questo motivo, il governo libanese ha invitato la comunità internazionale a “fare pressioni” per garantire il ritorno nel paese di Hariri. “Il Libano ha chiesto ad alcuni stati stranieri ed arabi di fare pressioni sull’Arabia Saudita perché rilasci il premier Saad Hariri”, ha detto una fonte a Reuters. “Trattenerlo a Riad è un attacco alla sovranità libanese, la nostra dignità è la sua dignità”.
Da tempo l’Arabia Saudita ha nel mirino gli Hezbollah, giudicati, a torto o a ragione, il braccio armato dell’Iran nel Paese. Per questo motivo, Riad vorrebbe che il Partito di Dio si facesse da parte. Eppure, se Hezbollah ha potuto migliorare le proprie capacità militari e avere un fascino sempre più forte sulla popolazione libanese, è proprio grazie al conflitto siriano, innescato anche dai sauditi per eliminare Bashar Al Assad.