Non si placa la tensione tra Iran e Azerbaigian. Ed è una tensione che coinvolge Armenia, Turchia, Pakistan e soprattutto Israele. Le esercitazioni proseguono da entrambe le parti del confine tra il territorio di Teheran e quello di Baku. E da Ankara hanno annunciato il via alle manovre “Fratellanza indistruttibile 2021” nella regione del Nakhchivan insieme alle truppe azere. Le grandi manovre coinvolgeranno l’exclave azera al confine con l’Iran per tre giorni. E il segnale nei confronti di Teheran e del governo di Erevan diventa a questo punto molto chiaro.

La tensione è salita nelle ultime settimane a causa di diversi fattori che incidono sul senso di precaria sicurezza in cui è coinvolto l’Iran. Il governo di Ebraihm Raisi è preoccupato dai recenti movimenti delle truppe azere e delle continue esercitazioni con le unità turche e quelle pakistane. Movimenti sospetti cui si aggiungono i rapporti tra l’Azerbaigian e lo Stato di Israele, che per l’Iran è evidentemente il nemico strategico per eccellenza nella regione mediorientale. Le ottime relazioni sul fronte militare tra Baku e Gerusalemme sono note da anni, e si sono manifestati anche negli scambi tecnologici per il rafforzamento dell’esercito del Paese caucasico. Ma adesso Teheran teme un eccessivo rafforzamento di questo rapporto, che per il governo del conservatore Raisi significherebbe un ulteriore fronte di quella guerra ombra combattuta tra Iran e Israele. Il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian, incontrando il nuovo ambasciatore azerbaigiano a Teheran, ha ricordato le relazioni ottimali tra i rispettivi Paesi, ma ha tenuto già in quell’occasione a ribadire che la Repubblica islamica “non tollera la presenza e l’attività contro la nostra sicurezza nazionale del regime sionista”, minacciando di prendere “tutte le misure necessarie”. Parole particolarmente nette, a conferma dell’urgenza per l’Iran di mettere in chiaro questo tipo di rapporti triangolare con Israele e Azerbaigian.

Il segnale del peso di questi sospetti della Repubblica islamica sui rapporti tra Israele e Azerbaigian è arrivato in modo implicito dal nome di un’esercitazione lanciata pochi giorni fa dalle truppe iraniane. Da Teheran è arrivato infatti l’ordine di avviare delle manovre militari dal nome evocativo di “i conquistatori di Khaybar”. Il riferimento è alla vittoria ottenuta dai musulmani guidati da Maometto nell’oasi di Khaybar, a nord di Medina. La battaglia, che ebbe luogo nel 628 dopo Cristo, è ricordata in particolare non solo per la sconfitta degli ebrei locali, ma soprattutto per l’imposizione nei loro confronti di una tassazione sul raccolto per rimanere a vivere nell’oasi.

Assegnare un nome del genere a un’esercitazione al confine con un Paese che si ritiene alleato in segreto di Israele diventa a questo punto un messaggio molto chiaro. Avvertimento ribadito anche dalla guida suprema, Ali Khamenei, che ha dichiarato a proposito delle manovre militari che “le questioni riguardanti i vicini nordoccidentali dell’Iran dovrebbero essere risolte saggiamente facendo affidamento sulle nazioni, attraverso la cooperazione degli eserciti dei paesi vicini ed evitando la presenza di forze militari straniere”. Un messaggio che è sicuramente diretto a Baku e Gerusalemme, ma anche implicitamente ad Ankara e Islamabad, che costituiscono insieme all’Azerbaigian un’alleanza particolarmente solida e che pone l’Iran in un senso di accerchiamento.

Oltre alle esercitazioni, il governo iraniano punta ora anche a rafforzare i rapporti con l’Armenia. Relazioni che non possono non vedere l’interessamento anche della Russia, partner di Erevan e custode dei confini tra i Paesi in guerra nel Caucaso. Il ministro degli Esteri iraniano, infatti, dopo aver ricevuto l’ambasciatore azero, ha incontrato il ministro armeno Ararat Mirzoyan, manifestando il desiderio di rafforzare i legami tra i due Stati e auspicando “ulteriori progressi nei legami reciproci nelle prossime settimane”. “L’Iran non permetterà ad alcuni Stati stranieri di influenzare le sue relazioni con i vicini, inclusa l’Armenia”, ha aggiunto Amir-Abdollahian. Esortazione che torna ciclicamente nelle parole degli alti funzionari iraniani e che conferma l’interesse di Teheran a evitare che altri attori siano coinvolto nel “grande gioco” del Caucaso.