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Politica

Merz sotto pressione in patria va alla carica in Ue e rilancia sui tagli al bilancio comune

Merz ha i suoi travagli interni e appare un cancelliere fragile in Germania, che prova a difendersi in Europa.
Europa

Un mese dopo, è di nuovo battaglia sul bilancio comune europeo per il settennato 2028-2034 che le capitali dell’Unione Europea devono discutere e vidimare prima della fine dell’attuale ciclo e che vede il fronte dei “falchi”, capitanato dalla Germania, rafforzare le sue richieste. Sei capitali europee avrebbero scritto una lettera, che il Financial Times ha avuto modo di visionare, sottolineando che c’è il rischio di veder arenati i negoziati sul bilancio comune post-2027 se le loro richieste di un bilancio meno corposo non saranno soddisfatte. Un mese fa il fronte dei frugali con Berlino in testa e in campo anche Olanda, Austria, Finlandia, Svezia e Danimarca aveva preso esplicitamente posizione sulla proposta della Commissione Europea di Ursula von der Leyen di un bilancio di circa 2mila miliardi di euro (a prezzi correnti), chiedendo una netta sforbiciata.

La lettera dei sei frugali sul taglio al bilancio europeo

Ora la richiesta di tagli e di una ridistribuzione di parte della spesa sarebbe stata reiterata in una missiva in cui, riporta il Ft, i leader dei Paesi in questione “hanno minacciato di non raggiungere un accordo sul prossimo bilancio”. Resta la richiesta primigenia di tagli di “centinaia di miliardi di euro” (anche se una cifra condivisa ancora non ci sarebbe, così come ad agosto) e, nota il Ft, i Paesi guidati dalla Germania “intendono riorientare le risorse verso la difesa e le imprese innovative per far fronte alle crescenti sfide economiche e di sicurezza, riducendo al contempo i finanziamenti destinati agli agricoltori e alle regioni più povere”.

Agricoltura e coesione sono due capitoli di spesa importanti che nella prossima proposta di bilancio Ue sarebbero fuse in un’unica voce di spesa che copre oltre il 40% della dotazione e rappresentano un obiettivo critico per i Paesi dell’Est Europa e per i Paesi ostili a una contrazione del bilancio comunitario dopo un quadro finanziario caratterizzato, negli ultimi anni, da una maggiore presenza di fondi comunitari sulla scorta della Recovery and Resilience Facility e degli altri programmi promossi dopo la pandemia di Covid-19, che hanno alimentato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) italiano e gli omologhi degli altri Stati.

Trattative in salita

Secondo la Germania e gli alleati, che garantiscono circa due quinti del bilancio europeo, la distribuzione dei fondi deve cambiare e l’allocazione complessiva diminuire. Questo mostra l’incagliamento delle trattative dopo una complessa fase negoziale, non risolta nelle scorse settimane dai tour per le capitali europee del presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa. Brussel Morning ha ricordato che l’obiettivo dell’Ue resta l’approvazione del bilancio entro la fine del 2026.

Costa ha spinto per perorare un accordo che eviti grandi tagli, ma Gunther Krichbaum, Ministro di Stato tedesco per gli Affari europei, membro dell’Unione Cristiano-Democratica (Cdu) del cancelliere, ha chiesto “maggior realismo” all’ex primo ministro portoghese. La trattativa appare serrata, i fautori di una ridefinizione del bilancio tengono le posizioni. E la lettera visionata dal Ft si inserirebbe in una strategia che vede i sei Paesi costituire una solida coalizione di blocco in vista del Consiglio Europeo del 15-16 ottobre e che è stata anticipata da Merz e dagli omologhi di quattro dei cinque partner (la Svezia esclusa, in quanto in fase di transizione di governo) il 18 settembre scorso in un editoriale co-firmato su Politico.eu.

Le richieste dei “falchi” guidati da Merz

In tale riflessione Merz, la premier danese Mette Frederiksen, il primo ministro olandese Rob Jetten, il capo di governo finlandese Petteri Orpo e il cancelliere austriaco Christian Stockerhanno scritto che il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale “è troppo incentrato su sussidi e trasferimenti stanziati in gran parte in anticipo, lasciando troppo poco spazio a ciò di cui l’Europa ha urgente bisogno: investimenti comuni in sicurezza e difesa, competitività, innovazione e lotta contro l’immigrazione irregolare”. Hanno richiamato al rapporto di Mario Draghi sulla competitività e sulla necessita di capire se le “promesse di maggiori investimenti comuni europei sono reali o solo retorica”. Prese di posizioni politiche che possono indicare una chiara linea negoziale in un contesto bloccato, e che se confermata la lettera visionata del Ft mostrerebbe essere sostenute dalle sei capitali con tenacia anche in vista di un round decisivo per il confronto sul bilancio e che vede il campo di fronte ai falchi assai frastagliato.

Come analizzato su InsideOver, si fa sentire in particolar modo la mancanza di una sinergia tra quei Paesi maggiormente ostili a un arroccamento del bilancio europeo su minori dotazioni, e in tal senso il distanziamento politico tra Italia e Spagna rischia di essere politicamente problematico per le due nazioni che maggior interesse avrebbero a un bilancio europeo più corposo e ambizioso. Del resto, si percepisce sulle richieste degli austeri la spinta propulsiva della Germania di Merz, e non è un caso che Berlino sia in prima linea a chiedere maggiori modifiche in una fase in cui per l’esecutivo del cancelliere si è entrati in una fase critica.

La Germania scende in campo

La Germania vede tradizionalmente di buon occhio qualsiasi scelta che eviti un’eccessiva liberalità dei fondi europei, ma raramente si è messa in prima fila a tirare il gruppo degli austeri, preferendo sempre operare come fautrice della convergenza tra i Paesi per un accordo-quadro e la ricerca di una posizione comune funzionale, innanzitutto, al mantenimento del ruolo di baricentro del Vecchio Continente. Angela Merkel si riservò questa posizione in occasione del difficile negoziati sulla risposta alla pandemia di Covid-19, in cui poté rivendicare un ruolo decisivo sull’emersione del cosiddetto “Recovery Fund”. Una Germania che rinuncia al ruolo di aggregatore di ultima istanza delle decisioni europee è una versione inedita di Berlino. A maggior ragione considerato il fatto che non solo la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, è una connazionale ma è anche una compagna di partito di Merz.

Ma diverse urgenze tra contesto europeo e tedesco hanno fatto cambiare la posizione tradizionale di Berlino. Politicamente si passa dalle richieste operative all’ipotesi di un’impasse se le richieste di tagli non saranno accolte, e per Merz il Consiglio Europeo del 15-16 ottobre e la ricerca di una linea positiva per la sua posizione saranno decisivi anche sul fronte interno. Eu Perspectives, commentando a luglio il bilancio comune, sottolineava che da un lato, oltre alla cifra complessiva del bilancio “i negoziati si sono evoluti in un dibattito politico più ampio su come l’Unione europea dovrebbe effettivamente spendere i suoi fondi” e dall’altro che “la politica nazionale è diventata un fattore sempre più importante nei negoziati”. Quest’ultimo punto appare a maggior ragione vero per la Germania, dove Merz deve fare i conti con i consensi a picco verso il suo esecutivo, col calo della Cdu e con la pressione esercitata da destra da Alternative fur Deutschland.

Le sfide di Merz tra Germania e Europa

Da un lato Merz ha la necessità di orientare i fondi europei a sostegno dei progetti infrastrutturali, di riarmo e di rilancio economico che indica come chiave per la ripartenza della Germania, dall’altro non può permettersi cedimenti eccessivi sul fronte dei fondi comunitari perché Afd, la cui visione di politica economica contempera istanze complesse e diverse tra loro (qui un’analisi della loro evoluzione), sul fronte europeo contesta ogni ipotesi di ampliamento del contributo tedesco all’Ue, visto come una forma ingiusta di sostegno ai Paesi meno responsabili e come un drenaggio di risorse da parte dell’Europa.

La vittoria di Afd alle elezioni locali in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore (in quest’ultimo Stato la Cdu ha fallito perfino l’accesso al parlamento locale) a settembre ha posto in difficoltà Merz a livello interno e potrebbe spingere il cancelliere a tenere duro sul fronte europeo per portare a casa risultati e evitare di prestare il fianco ai sovranisti. Ma questo pone il rischio di ampliare la posta in gioco per le trattative europee, dato che più si avvicinerà la soglia di fine anno e più logiche interne guideranno il negoziato comunitario più si entrerà nel territorio inesplorato di un negoziato in salita.

Merz ha i suoi travagli interni e appare un cancelliere fragile in Germania che prova a difendersi in Europa usando la leva della richiesta di modifiche al bilancio europeo anche a scapito della possibilità di raggiungere un accordo. Ma parimenti, se le discussioni dovessero scivolare al 2027, il bilancio europeo sarebbe inevitabilmente risucchiato nel gorgo delle campagne elettorali nazionali che vedranno voti decisivi in Francia, Grecia, Italia, Polonia e Spagna il prossimo anno e ben cinque voti statali in Germania, tra cui ad aprile il Nordreno-Vestfalia, il Land più popoloso (paragonabile all’Olanda) e il più produttivo assieme alla Baviera, il cui esito sarà un termometro decisivo per capire la tenuta dei partiti tradizionali e l’ascesa dell’Afd. Gli scenari politici in questo caso sarebbero davvero difficili da pronosticare, e le prossime tappe negoziali europee saranno decisive per capire cosa sarà dell’Europa di domani e delle risorse di cui si doterà per alimentare le sue politiche.

Fonti

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