Angela Merkel vuole la stessa cosa di Giuseppe Conte: che il Recovery Fund sia approvato. Una linea comune quella tra Berlino e Roma che però è contraddistinta da una differenza sostanziale: la Germania può decidere, l’Italia no. O meglio, può decidere solo quello che è la Germania (e il blocco europeo) a proporle. Conte è perfettamente consapevole che la strada da seguire è sempre quella tracciata dall’Europa. Ma il fatto che ci sia questa convergenza si strumenti con la Merkel non deve far credere che vi sia concordanza di vedute sullo scopo finale degli strumenti messi a disposizione dall’Unione europea. Quello che per Berlino è infatti una sorta di “suo” piano Marshall che serve alla Cancelliera per mettere d’accordo l’Europa e confermarsi come leader del blocco, per Conte è semplicemente l’ultima scialuppa di salvataggio per evitare il Mes, che il Movimento 5 Stelle vede come un nemico e che potrebbe portare all’esplosione della sua già fragile maggioranza.

Questo lo sanno tutti. Lo sanno in maggioranza, lo sanno al’opposizione e lo sa anche la stessa Cancelliera, che adesso sta tentando il possibile per evitare che l’esperienza giallorossa in Italia naufraghi. A Berlino tutto vogliono meno che l’attuale maggioranza in Italia salti. Il rischio che il centrodestra entri a Palazzo Chigi è troppo alto, soprattutto con un fronte sovranista che potrebbe far pendere la bilancia verso un’Italia più euroscettica. Lo ha anche ricordato, senza smentite, Dagospia, quando rivelato che il ministro degli Esteri Heiko Maas, a Roma, aveva incontrato alti vertici del governo per far capire che il desiderio di Berlino fosse quello di un appianamento delle divergenze in seno alla maggioranza per mantenere saldo l’esecutivo in vista di un autunno caldo e del rischio di nuove elezioni. Una benedizione che non può non fare piacere al premier, visto che anche in questo caso è d’accordo con la Germania sul rimanere saldamente in sella all’Italia. Ma che ovviamente ha un prezzo. E il prezzo da pagare si chiama obbedienza. Ovviamente alla linea tedesca.

La questione è talmente seria che la Merkel, come ricorda il Corriere della Sera, ha più volte chiamato il suo omologo italiano per chiedergli certezze sui prossimi passi. La linea è convergente, ma nei fatti è la Cancelliera a dettare i tempi. Lei deve riuscire a trovare la quadra prima di luglio per evitare che la trattativa sul Recovery vada troppo per le lunghe e deve riuscire a far coincidere l’inizio del suo semestre a guida dell’Europa con l’approvazione del piano. Per fare questo ha chiesto alla sua ex ministra Ursula von der Leyen, ora a capo della Commissione europea, di impegnarsi a giungere a un accordo, ma Frau Merkel sa che non è tanto su Bruxelles che può fare affidamento, quanto su se stessa e sulla sua rete di interessi. Così è passata all’azione per chiedere direttamente a Conte cosa intenda fare. I Paesi Bassi e i cosiddetti frugali – termine che di fatto indica semplicemente chi è pro austerity – spingono per una proposta europea fondata sui prestiti e non sui trasferimenti diretti o su manovre troppo lasche per i debiti sovrani con la Bce a fare da garante. Il suo elettorato non è così distante dalla linea rigorista dei vicini del Nord e dell’Est Europa. E la sentenza della Corte di Karlsruhe è un segnale abbastanza eloquente sul come si orienta il sistema tedesco in generale.

Con queste pressioni, la Merkel pensa che l’unico modo per evitare che tutto vada per le lunghe sia quello di far arrivare un segnale dall’Italia: insomma, Conte deve fare ciò che vuole l’Europa e mandare dei segnali. Quando? Subito, possibilmente già da lunedì con il previsto ok al decreto sulle semplificazioni. Spiega Federico Fubini sul Corsera che da Berlino la richiesta che è arrivata da Palazzo Chigi si compone di due elementi: semplificazioni amministrative e pensioni. L’Italia deve convincere i frugali – e quindi la Germania che di questi frugali resta sempre la vera potenza nell’ombra – che è in grado di approvare riforme che non peggiorino la situazione del debito pubblico e che confermino la buona volontà del governo di proseguire nella strada del rigore. Naturalmente anche a vantaggio dei falchi, perché in caso di debito sostenibile non esisterebbe alcun motivo per evitare prestiti (ovvero Mes) invece che trasferimenti diretti.

Insomma, se la Germania vuole mantenere il suo piano sul Recovery ha bisogno dell’Italia. E Conte, se non vuole evitare un abbandono totale da parte della sua alleata Ue, dovrà accettare. Pena una pericolosa palude burocratica e politica che potrebbe condurre a due risultati: isolamento – ancora maggiore – in Europa, nessun aiuto Ue, crisi e Mes come soluzione obbligata. Col rischio di trovarsi anche senza maggioranza. Se non vuole cadere, Conte ha solo una soluzione: cedere all’abbraccio della Merkel.

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