Per Giuseppe Conte è arrivato un brutto scherzo e proprio dalla persona di cui si fidava di più: Angela Merkel. Sbarcato nella penisola iberica per i vertici con Pedro Sanchez e Antonio Costa, il premier italiano ha provato a tracciare una sorta di santa alleanza anti frugali con l’idea di poter convincere la Cancelliera a confermare il piano da 750 miliardi di euro per il Recovery Fund. Ma nemmeno il tempo di arrivare a Madrid, Conte ha ricevuto una doccia gelata arrivata direttamente da Berlino: il fondo può essere tranquillamente di 500 miliardi. Una sforbiciata che ha tutto il sapore di una vittoria (importantissima) dei “frugali”, che in Europa hanno rappresentato per mesi l’ala più dura degli avversari degli aiuti europei verso il Sud. E chiedevano alla Germania di fare i loro interessi, ovvero meno soldi a “fondo perduto” e puntare invece su prestiti mirati in base alle riforme promesse dall’Italia, che per troppo tempo – a detta dei rigoristi – ha fatto la “cicala”. In poche parole meno aiuti e più prestiti: e cioè agevolare il Mes riducendo sensibilmente la quota del Recovery Fund.

Conte ha provato a fare quello che aveva chiesto Frau Angela per riuscire a strappare un accordo che non lo vedesse completamente sconfitto in Europa né davanti agli occhi dei suoi seguaci interno. Ma quello che ha ottenuto, per ora, è in realtà meno di quanto agognato. La Germania ha più volte chiesto riforme promettendo in cambio impegni concreti su un compromesso europeo favorevole all’Italia e agli altri Paesi “cicala”. Il debolissimo dl semplificazioni è stato il “trofeo di caccia” da portare in Germania e nelle sedi europee come prova dell’impegno del suo governo. Ma a Berlino chiedevano più coraggio, meno dubbi sul Mes e soprattutto hanno capito che non potevano scardinare l’asse con il fronte dell’austerity, che è legato a doppio filo alla strategia e all’economia tedesca. E che nel tempo è sempre stata la vera arma di Berlino per convincere i mediterranei a spingere di più sul rigore.

Purtroppo i sogni di Conte rischiano di infrangersi in terra iberica. Angela, amica di Giuseppe come lo era Donald Trump, forse ha capito che dall’Italia non avrebbe potuto ottenere più di quanto avuto con il dl semplificazioni e sa che sul Mes si giocherebbe la sopravvivenza del governo italiano. Tanto vale quindi prendersi quanto arriva da Roma, ma è evidente che il credito nei confronti di Conte è in scadenza. Un credito che è stato concesso come era stato concessa ai frugali la libertà di manovra: tutto per far arrivare il prima possibile a un accordo in cui l’unica vincitrice e regista sarebbe apparsa la Merkel. Così è stato. Da una parte Mark Rutte, Sebastian Kurz e gli altri “falchi” si sono fermati prima di spaccare la ormai tradizionale alleanza con la Germania, che li utilizza come ariete di sfondamento quando il fronte mediterraneo si muove troppo. Dall’altra parte, Conte ha fatto esattamente quello che Berlino pensava: un decreto “prova” della buona volontà e accettazione del piano tedesco. Che alla fine sarà comunque accolto dai Paesi del Sud anche se sarà di 500 e non di 750 miliardi.

Difficile che Angela Merkel si possa muovere e dire parole così nette senza abbia già l’accordo “firmato”. Così come è difficile che la cancelliera dia delle tempistiche (entro l’estate) senza avere certezza che non ci saranno pericolosi “Vietnam” politici e burocratici in Europa. La conferma è arrivata anche da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea ma soprattutto delfina della Merkel sul trono di Bruxelles, che non ha nemmeno battuto ciglio di fronte alle parole della sua ex cancelliera. Si passa da 750 miliardi a 500 e lei, che aveva sostenuto il maxi piano, non dice nulla. Anzi, la von der Leyen, quasi rimessa in riga dopo le esternazioni sulla “potenza di fuoco”, ha pure aggiunto che “gli investimenti dovranno essere legati alle riforme sulla base delle raccomandazioni” consegnate da Bruxelles (ovvero da Berlino).

L’impressione, insomma, è che la Merkel stia di nuovo vincendo: tutti dovranno cedere su qualcosa per far trionfare l’intesa e il piano di Berlino. Conte lo sa bene: la sua presunta alleanza mediterranea senza Francia (che si è ben guardata da andare contro la Germania) parte già con una drastica rinuncia di fondi europei. Il Portogallo ha l’orgoglio ma non la forza per seguirlo e Costa si è ritagliato un suo spazio facendo bene i conti e i compiti a casa. Sanchez, invece, ha già scaricato il Mes e il blocco con Conte non deve far dimenticare che la Spagna ha interesse a scalzare l’Italia dal podio Ue. Ora è stato “tradito” anche da quella Germania con cui pensava di aver raggiunto un grande accordo. In Europa vige la legge del più forte. Noi non lo siamo e siamo sempre più isolati pur facendo i compiti a casa.

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