Francia e Germania, lo sappiamo, da tempo non se la passano benissimo a causa di difficoltà politiche interne o di un’economia in affanno e certamente non sentivano l’esigenza di litigare tra di loro per un accordo di libero scambio con un altro continente. Il 6 dicembre, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è volata in Uruguay per sottoscrivere l’intesa con i Paesi appartenenti al mercato comune del Mercosur – area priva di barriere doganali e dedicata alla libera circolazione delle merci di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – con lo scopo di dare forma a un nuovo spazio import/export tra Unione europea e Sud America.
Von der Leyen ha definito la conclusione dei negoziati, durati più di un ventennio, una “pietra miliare” non solo per l’oggi ma anche per le generazioni dei prossimi decenni, tanto da voler evidenziare il valore geopolitico dell’accordo e non solo economico: “In un mondo sempre più conflittuale, dimostriamo che le democrazie possono contare l’una sull’altra. Questo accordo non è solo un’opportunità economica. È una necessità politica”. Se la presidente dell’esecutivo comunitario ha brindato con i quattro leader latinoamericani, nel Vecchio Continente le reazioni sono state contrastanti, con Berlino pronta a fare festa (insieme a pochi) e con Parigi pronta ad alzare le barricate in quanto teme che alcuni comparti produttivi, a partire da quello agricolo, possano essere danneggiati.
Il testo concordato tra le autorità europee e sudamericane ambisce a eliminare buona parte delle tariffe doganali sui beni scambiati tra le due sponde dell’Atlantico, ovvero l’abbattimento del 92% dei dazi sui beni commercializzati dal Mercosur in Europa e del 91% dei prodotti europei che popolano gli scaffali dei negozi e supermercati di Buenos Aires e Rio De Janeiro, in particolare quelli dell’industria alimentare e chimica. L’accordo prevede la tutela di più di 350 denominazioni geografiche e l’applicazione di rigorosi standard ambientali e sanitari rispetto ai quali il Vecchio Continente è sempre stato molto scrupoloso e ha fatto di questi una garanzia di qualità per la sua produzione agli occhi del mondo intero. Inoltre, per le aziende dei Ventisette dovrebbe beneficiare di una maggiore accessibilità alle materie prime e ai bandi di appalti pubblici organizzati all’interno del Mercosur.
L’America Latina è da sempre una regione molto protezionista in economia e “gelosa” delle sue creazioni al punto da non sopportare molto la concorrenza altrui, ragion per cui la Germania del cancelliere Scholz smania all’idea ratificare l’intesa. L’entusiasmo teutonico è da spiegarsi con il calo delle esportazioni – fatto che ha generato un effetto domino per la chiusura di impianti e licenziamenti in società che hanno fatto conoscere i prodotti tedeschi in tutto il mondo – ma che con la stipula dell’intesa potrebbero tornare a crescere grazie a nuovi mercati di sbocco in cui investire.
La Francia di Emmanuel Macron, al contrario, teme che che quanto sottoscritto da Von der Leyen sia il cavallo di Troia per portare sulle tavole dei francesi specialità agro-alimentari, soprattutto carne di pollame e bovino, che non solo rischierebbero di non corrispondere perfettamente ai requisiti di sicurezza in vigore, ma anche di mettere in ginocchio gli allevatori e i coltivatori francesi che, secondo un rapporto Istat del 2022, contribuiscono con 96 miliardi a fare del Paese d’oltralpe il primo della classe nel settore agricolo europeo. Non a caso, la ministra con delega al commercio con l’estero Sophie Primas ha detto che la sottoscrizione dell’accordo impegna solo la Commissione in qualità di soggetto responsabile per la conclusione delle iniziative commerciali a nome dell’Unione, affermando che la Francia resta una voce importante da ascoltare e che non è la sola ad opporsi, tanto che altri Paesi come Austria, Belgio, Grecia, Paesi Bassi e Polonia sono pronti a offrirle una sponda. L’Italia, che fino a poco tempo fa non si era espressa, ha fatto sapere che è necessaria l’introduzione di adeguate contromisure per compensare gli squilibri che si potrebbero innescare.
L’accordo, per sortire i suoi effetti, deve passare al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea con una maggioranza qualificata, ovvero ogni Stato ha un peso diverso sulla base del numero di abitanti. Qui Francia e Italia potrebbero giocare le loro carte per far naufragare il progetto. I tempi per l’eventuale entrata in vigore sono ancora lunghi e certamente la strada non è molto in discesa, soprattutto in una stagione che, con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, non sembra promettere bene per l’economia liberoscambista.

