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Politica

Mercedes e lusso a Pyongyang: così la Corea del Nord evade le sanzioni

Come è possibile trovare in Corea del Nord Mercedes, Rolex e abiti di alta moda se ci sono sanzioni che proibiscono di recapitare oltre il 38° parallelo beni di lusso? Secondo quanto riportato da un’inchiesta congiunta del New York Times...

Come è possibile trovare in Corea del Nord Mercedes, Rolex e abiti di alta moda se ci sono sanzioni che proibiscono di recapitare oltre il 38° parallelo beni di lusso? Secondo quanto riportato da un’inchiesta congiunta del New York Times e il Centre for Advanced Defence Studies di Washington, il governo nordcoreano riceverebbe i prodotti richiesti grazie a una complessa rete di trasporti, oltre che al supporto di vari intermediari presenti in paesi come Germania, Olanda e Thailandia. E così la nuova “classe media” nordcoreana, gli alti funzionari e il presidente Kim Jong Un possono sfoggiare brand di un certo prestigio eludendo a piè pari il blocco internazionale predisposto nei confronti del paese, un blocco che risale al 2006, quando l’Onu decise di ricorrere al pugno duro in seguito ai primi test nucleari effettuati dal regime.

Sanzioni inutili

Da allora sono passati 13 anni e le sanzioni sulla Corea del Nord sono diventate via via sempre più pressanti. Nei piani degli Stati Uniti, il lento soffocamento economico di Pyongyang avrebbe dovuto portare il paese al collasso politico; il governo, invece, non solo è rimasto al suo posto ma, in relazione al contesto in cui si trovava costretto a operare, ha ottenuto anche risultati soddisfacenti, grazie soprattutto al supporto della Cina. Le sanzioni hanno dimostrato di essere un’arma inutile per spezzare il regime politico presente in Corea del Nord. Gli effetti negativi, semmai, si riversano sulle fasce più deboli della popolazione, sui contadini che vivono lontani dalla capitale. Loro, sì, risentono del blocco che impedisce a Pyongyang di commerciare liberamente con gli altri Stati.

Mercedes e altri marchi

Questo non ha certo impedito a Kim Jong Un di dotarsi di automobili di alto livello. Il presidente nordcoreano – afferma l’inchiesta citata – avrebbe recentemente acquistato due Mercedes simili in tutto e per tutto alla Bestia di cui è proprietario Donald Trump. Kim aveva già ammirato il mezzo del presidente americano durante il primo vertice tra i due dello scorso anno a Singapore, ed è qui che ha probabilmente deciso di avere un’auto del genere. Anche se la Corea del Nord non ha ancora trovato un accordo con gli Stati Uniti, il leader nordcoreano è riuscito comunque a dribblare le sanzioni per ottenere una Mercedes Maybach S600 Pullman Guard da 1,6 milioni di dollari, dotata di tutti gli optional che garantisce la versione dedicata ai capi di Stato, e una Mercedes Maybach S62 da 0,5 milioni. Kim ha fatto sfoggio delle vetture in occasione degli ultimi incontri avuti con Moon Jae In, Xi Jinping e Donald Trump, quest’ultimo rivisto ad Hanoi.

I network usati dai nordcoreani

Le macchine del presidente sono soltanto la punta dell’iceberg, in realtà l’inchiesta dimostrerebbe che altre 800 automobili di lusso di varie marche europee e giapponesi avrebbero fatto lo stesso percorso delle Mercedes per finire a Pyongyang e dintorni. Qual è questo percorso? La ricostruzione effettuata sulle Mercedes di Kim Jong Un parla di un giro lungo e tortuoso: le auto in questione sarebbero partite dal porto di Rotterdam il 20 giugno di un anno fa, avrebbero viaggiato via mare per 41 giorni per poi finire in Cina. Da qui i mezzi sarebbero stati spostati in Giappone, Corea del Sud, Russia e, infine, Corea del Nord. Tempo totale: quattro mesi. Mercedes si è subito tirata fuori dalla vicenda, dichiarando come il marchio tedesco non intrattenga rapporti con il governo nordcoreano da 15 anni. Ad agevolare la spedizione sarebbero stati container cinesi, ma anche una nave fantasma un cargo russo e tre aerei di carico.

Il rischio della tecnologia dual use

A preoccupare gli Stati Uniti e la comunità internazionale non sono certo le Mercedes o qualche prodotto di lusso, quanto semmai la possibilità che la Corea del Nord possa utilizzare gli stessi network con cui riesce a mettere le mani su questi beni per assicurarsi materiale bellico, tecnologie militari e altro ancora. Il governo americano è preoccupato della cosiddetta tecnologia dual use, cioè utilizzabile sia in abito civile che militare grazie a componenti impiegabili persino nello sviluppo dell’arsenale nucleare. Per annullare ogni rischio, cancellare le sanzioni e ottenere un processo di pace duraturo, la palla passa a Trump. Il presidente statunitense deve trovare un accordo con la Corea del Nord e deve farlo al più presto.





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