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Tocca al vicepresidente Mike Pence confermare il pieno sostegno di Washington all’integrità territoriale dell’Ucraina e il sostegno americano a Kiev nella guerra del Donbass. Pence e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno avuto un incontro bilaterale ieri a Varsavia, dove si trovavano entrambi per prendere parte alle commemorazioni dell’80° anniversario dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Il vicepresidente era a Varsavia al posto del presidente Donald Trump, il quale non era presente alle commemorazioni, come invece annunciato alla vigilia, a causa dell’arrivo dell’uragano Dorian. Ma secondo un retroscena del Washington post, Trump non era affatto entusiasta del viaggio e il suo staff aveva cominciato a discutere della sua cancellazione già dall’inizio della settimana.

È probabile che Trump non fosse propriamente entusiasta di incontrare Zelensky dopo aver chiesto, insieme alla Francia, di far rientrare la Russia nel “club dei grandi” ripristinando di fatto il G8, confermando una strategia ambivalente nei confronti di Mosca. Il vicepresidente Mike Pence ha affermato che gli Stati Uniti continueranno a sostenere l’Ucraina e il suo diritto alla piena integrità territoriale. Washington, ha sottolineato Pence, “sta con il popolo ucraino e, soprattutto dal 2014, abbiamo fortemente sostenuto l’integrità territoriale dell’Ucraina”, ha ricordato. “E posso assicurare che continueremo a stare con il popolo ucraino tutelando la sicurezza, l’integrità territoriale, inclusa la legittima sovranità dell’Ucraina sulla Crimea”, ha detto Pence.

Trump pensa di tagliare gli aiuti all’Ucraina?

Al netto delle dichiarazioni e delle belle parole, ciò che più interessa a Zelensky è che Washington continui a sostenere – concretamente – Kiev, soprattutto sotto il profilo della sicurezza e degli aiuti militari. Come riporta la Reuters, Mike Pence non ha risposto alle domande sulle voci del possibile taglio di 250 milioni di dollari in aiuti militari che il Presidente Donald Trump starebbe valutando in queste ore. Il vicepresidente si è limitato a dire che “le relazioni fra i due Paesi” non sono mai state così forti, ma non ha commentato tale indiscrezione. Il vicepresidente americano ha inoltre dichiarato che il popolo americano “sta con l’Ucraina”, ma che le nazioni europee dovrebbero fare di più per aiutare l’ex repubblica sovietica. “Siamo stati orgogliosi di farlo”, ha sottolineato Pence davanti ai giornalisti, lunedì a Varsavia. “Ma crediamo che sia tempo che i nostri partner europei facciano un passo avanti”.

Le dichiarazioni di Mike Pence fanno eco a quelle del Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, che la settimana scorsa era proprio a Kiev. Bolton ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Radio Free Europe a Kiev che non è necessario che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky agisca in maniera decisa e rapida nel Donbass. “Dalla prospettiva del nuovo governo ucraino, credo che il presidente Zelensky sia ben consigliato nella scelta della strategia da applicare con la Russia, usando tutte le cautele”, ha spiegato Bolton. “Non credo ci sia alcuna motivazione per accelerare verso un’azione o un’altra. Lavorare prendendosi il tempo necessario sarebbe la scelta più sensata per il nuovo esecutivo ucraino”, ha aggiunto il consigliere alla sicurezza Usa. In merito ad un possibile ingresso degli Stati Uniti nel Formato Normandia, Bolton si è limitato a sottolineare l’interesse di Washington nel seguire la situazione relativa al Donbass e ai rapporti fra Ucraina e Russia.

Washington e gli aiuti a Kiev

L’amministrazione Trump ha, ad oggi, approvato due importanti vendite di armi alle forze di terra di Kiev. La prima transazione risale al dicembre 2017 ed era limitata alle armi leggere: tale accordo includeva l’esportazione di fucili M107A1 e munizioni, per una vendita del valore totale di 41,5 milioni di dollari. La transazione dell’aprile 2018 è molto più seria. Non solo è più onerosa (47 milioni di dollari), ma include anche armi letali, in particolare 210 missili anti-carro Javelin – il tipo di armi che l’amministrazione di Barack Obama si era rifiutata di fornire all’ex paese sovietico. Una politica di sostegno a Kiev che il Presidente Donald Trump potrebbe ora rivedere.