Giovedì 17 aprile, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è attesa alla Casa Bianca dal presidente statunitense Donald Trump, in un incontro cruciale per i rapporti commerciali e diplomatici tra Italia, Stati Uniti e Unione europea. Dialogare direttamente con Trump, che predilige rapporti bilaterali al multilateralismo dell’Ue, è una scelta strategica che Meloni intende perseguire. In un’Europa dove Francia e Germania hanno spesso agito in autonomia, cullarsi nella pericolosa illusione di un’azione unitaria impraticabile rischia di relegare l’Italia a un ruolo marginale.
Le carte che Meloni può giocare con Trump
Forte di un rapporto personale con Trump – unico leader Ue al suo insediamento e ospite alla Conservative Political Action Conference – la presidente del Consiglio può giocare un ruolo chiave per allentare le tensioni transatlantiche, evitare una guerra commerciale e tutelare gli interessi italiani, nonostante i limiti imposti dalle competenze comunitarie in materia di commercio. In un contesto in cui i dazi Usa colpiscono l’Italia, terza economia dell’eurozona, e nuove tariffe minacciano settori strategici, il protagonismo diplomatico di Roma è non solo auspicabile, ma necessario.
Secondo un articolo di Politico, il rapporto personale di Meloni con Trump la rende l’unica leader europea che il Presidente americano potrebbe ascoltare, suscitando speranze ma anche apprensioni nelle capitali europee. Con un surplus commerciale di quasi 40 miliardi di euro con gli Stati Uniti, terzo tra i Paesi UE dopo Germania e Irlanda, l’Italia ha molto da perdere. I principali settori esportatori – macchinari, farmaceutici, veicoli, moda, alimentari e bevande – temono l’impatto dei dazi del 10% già in vigore, oltre a quelli del 25% su acciaio, alluminio e auto. Trump, che dopo la rielezione ha lodato Meloni come “una leader e persona fantastica”, ha concesso all’Ue tre mesi per negoziare prima di introdurre tariffe “reciproche” del 20% su tutte le esportazioni europee, annunciate lo scorso 2 aprile ma poi sospese.

Bruxelles appoggia la premier, Macron no
L’iniziativa della presidente del Consiglio è ben vista dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – con la quale Giorgia Meloni ha ottimi rapporti – e osteggiata dal Governo francese del presidente Emmanuel Macron, che teme il protagonismo di Roma a scapito di Parigi. Come riporta Politico, infatti, la portavoce della Commissione Europea, Arianna Podestà, ha confermato che la premier ha già discusso il viaggio con la presidente Ursula von der Leyen. “È naturale che gli Stati membri promuovano i propri interessi bilaterali”, ha dichiarato un diplomatico europeo a Politico, sottolineando la fiducia che Meloni rispetterà la linea comune dell’Ue sui dazi.
Secondo un funzionario italiano citato anonimo, “avere l’attenzione di Trump è un vantaggio per tutta l’Unione europea”. Meloni, che condivide affinità ideologiche con la destra conservatrice americana, crede che le minacce commerciali di Trump siano una tattica negoziale e che il presidente possa essere ragionevole. “Se siamo meno isterici, possiamo lavorare con Washington”, ha aggiunto un altro funzionario, evidenziando come la credibilità di Meloni a Bruxelles dipenda dal successo di questa missione.
Un’agenda fitta e delicata
Il giorno dopo l’incontro con Trump, Meloni tornerà a Roma per ospitare il vicepresidente americano JD Vance, noto per le sue critiche all’Ue, accusata di non difendere la libertà di espressione e di non fermare l’immigrazione illegale. Questo doppio appuntamento sottolinea l’importanza strategica dell’Italia, che vede nell’amministrazione Trump un alleato e un interlocutore importante per bilanciare l’asse franco-tedesco che ha “dominato” l’Europa negli ultimi 20 anni.
É chiaro che, nonostante le speranze, le possibilità che si arrivi a un accordo immediato con l’amministrazione Trump sui dazi sono scarse. Nonostante ciò, il tentativo di Meloni è doveroso al fine di difendere gli interessi nazionali e rafforzare la centralità dell’Italia in Europa.
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