“Ha fatto molto bene Giorgia Meloni, sia pure insistendo nel suo sostegno all’Ucraina, a non aderire formalmente alla coalizione dei volenterosi, perché mantenere un piede a Washington le conferisce una maggiore affidabilità”. A dirlo è l’ambasciatore Carlo Marsili, senior fellow della Fondazione Nodo di Gordio, ritenuto da molti “l’eterno Ambasciatore d’Italia ad Ankara”, sia per il segno profondo lasciato nelle relazioni bilaterali durante il suo incarico come Capo Missione in Turchia, sia per il forte attaccamento personale al Paese e la sua eccezionale conoscenza della cultura turca.
Interpellato da InsideOver, Marsili analizza l’annuncio del Pkk sullo scioglimento e la fine della lotta armata in Turchia, un passo verso la risoluzione di un conflitto trentennale, e il ruolo di Istanbul come sede del vertice sulla guerra russo-ucraina, evidenziando la credibilità della Turchia come mediatore.
Ambasciatore, partiamo dalla notizia dello scioglimento del Pkk in Turchia. Perché è importante la fine della lotta armata del partito di Öcalan?
È molto importante perché potrebbe porre fine alla lotta armata che il PKK conduce in Turchia da 30 anni, causando oltre 30.000 morti. La sua risoluzione rappresenterebbe la soluzione di un problema fondamentale per la Turchia, sia per l’ordine pubblico interno, sia per l’integrazione della popolazione curda in termini più accettabili e attuali. I curdi in Turchia sono tra i 15 e i 18 milioni, su una popolazione di 80 milioni, ma non vengono registrati come tali, essendo considerati turchi. Sono concentrati soprattutto nelle province dell’est e del sud-est, ma anche disseminati in città come Istanbul e Ankara. Si tratta quindi di una questione di ordine pubblico e di carattere politico.
Chi sostengono i curdi in questa fase? Erdogan o l’opposizione?
La popolazione curda tende a votare per il partito di riferimento curdo, che ottiene circa il 13% dei voti e ha una consistente rappresentanza parlamentare. Finora si è allineato all’opposizione, sostenendo i candidati del CHP, il Partito Repubblicano del Popolo, nelle elezioni amministrative di città come Istanbul, Ankara e Smirne. In Turchia, il sistema elettorale comunale premia chi ottiene più voti, quindi i curdi hanno votato per i candidati dell’opposizione per impedire la vittoria di quelli di Erdogan, tranne una minoranza conservatrice che sostiene Erdogan.
Perché il vertice sulla guerra russo-ucraina si tiene proprio a Istanbul?
È significativo che il vertice si tenga a Istanbul. La Turchia si è già adoperata come mediatore nel conflitto russo-ucraino, favorendo l’incontro dei ministri degli esteri russi e ucraini ad Antalya all’inizio del conflitto e ottenendo il passaggio delle navi del grano attraverso il Mar Nero e lo stretto dei Dardanelli. Sebbene i progressi si siano poi fermati, la diplomazia turca ha continuato a lavorare per un’intesa. Grazie alla pressione del Presidente Trump e all’attività di Erdogan, siamo a un passo da una trattativa seria. La Turchia è un mediatore credibile perché, pur sostenendo l’Ucraina con droni e armi, non ha chiuso i rapporti con Mosca, a differenza dei paesi europei. Non ha applicato sanzioni, ha mantenuto le linee aeree con la Russia e ha un atteggiamento più aperto. La Russia non accetterebbe la mediazione di un paese europeo, schierato totalmente con l’Ucraina, e ha quindi accettato Istanbul.
Cosa ne pensa dell’azione diplomatica europea e della “coalizione dei volenterosi” di Starmer e Macron?
Il protagonista principale del negoziato è il governo americano. L’amministrazione Biden era schierata al 100% contro la Russia, mentre Trump ha assunto un atteggiamento più equilibrato, unico modo per aprire uno spiraglio di pace. Continuare il conflitto per anni danneggerebbe tutti, soprattutto l’Ucraina, nonostante Zelensky lo neghi. La Russia è più forte e alla fine prevale. L’Europa, con le sue sanzioni alla Russia, non è un mediatore credibile per Mosca. All’interno dell’Europa, la “coalizione dei volenterosi” – che include i governi di Macron, Germania, Polonia e, fuori dall’UE, il Regno Unito – ha una posizione fortemente antagonista verso la Russia, che rischia di danneggiare il negoziato.
Molti hanno criticato Giorgia Meloni per non essersi presentata con i “volenterosi”.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto bene a prendere le distanze da questa coalizione, pur sostenendo l’Ucraina, mantenendo un dialogo con Washington. Gli Stati Uniti sono il vero protagonista, non l’Inghilterra o Macron, le cui azioni sono velleità inconcludenti. L’Italia ha agito correttamente, preservando il contatto europeo ma rafforzando i legami con gli Stati Uniti.
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