Così diverse e così simili al tempo stesso, Giorgia Meloni e Annalena Baerbock incarnano in maniera complementare le nuove tendenze politiche che coinvolgono i maggiori Paesi europei. L’onorevole romana 44enne, leader di Fratelli d’Italia e presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei guida una formazione che è oggi uno dei maggiori punti di riferimento per la destra italiana e mira a costruire crescenti agganci internazionali; la 41enne co-presidente dei Verdi tedeschi, nativa di Hannover e eletta nel 2017 per un secondo mandato al Bundestag nel collegio del Brandeburgo, appare l’unica figura in grado di contendere all’unione centrista Cdu-Csu la conquista della poltrona di cancelliere dopo le elezioni di settembre che segneranno la fine del regno di Angela Merkel.

Emerse politicamente al di fuori delle due tradizionali grandi famiglie politiche europee, il Partito Popolare Europeo e il Partito Socialista Europeo, Meloni e Baerbock sono le capofila di due scalate che stanno ridisegnando gli equilibri nel Vecchio Continente e spingendo le formazioni di Ppe e Pse e i loro esponenti di punta a ripensare il loro collocamento. Dopo anni in cui un vago “sovranismo” unito a un altrettanto vago “populismo” era ritenuto il fenomeno politico destinato a prender piede nell’Europa degli Anni Venti del XXI secolo, dopo la grande cesura della pandemia e dopo che molte forze interpreti dell’ondata protestataria seguita alla crisi del 2010-2011 come i partiti del gruppo Identità e Democrazia non sono riusciti a costituire una piattaforma comune alternativa e sistemica ora le cordate da osservare sono quelle dei conservatori e degli ambientalisti.

La Meloni e la nuova destra conservatrice

La Meloni e Fdi stanno gradualmente conquistando rilevanza nella galassia conservatrice europea ed internazionale e divenendo una forza propulsiva del nuovo centrodestra italiano, insidiando la leadership della Lega, unificando a diversi temi propri del discorso popolare (dall’atlantismo alla posizione chiara su valori sociali e radici cristiane dell’Europa) un profondo rinnovamento della critica ai limiti strutturali dell’Unione europea e una visione economica e collettiva che recupera diversi temi della destra sociale. Costruendo in questo modo legami trasversali e non temendo di impegnarsi anche su temi che tradizionalmente la destra europea dell’era post-Guerra Fredda ha trascurato, come quello dell’ambiente su cui Fdi tenta di costruire un discorso alternativo a quello liberal.

Il vento nuovo dei conservatori europei si fa sentire nelle diverse tonalità in Grecia, ove Nuova Democrazia pur restando nel Ppe ha costruito un’agenda di governo distaccata dal tradizionale dogma liberal-liberista dell’era pre-crisi, in Spagna, Paese in cui Vox è sempre più organico alle posizioni di un Partito Popolare spostatosi su posizioni di chiara alternativa a sinistra e socialisti, e anche in Francia. Non a caso nella galassia della destra gollista si discute da tempo sul fatto che il candidato ideale da opporre a Emmanuel Macron sarebbe una figura capace di unire l’abilità di Marine Le Pen di parlare alle classi popolari, all’elettorato del Paese profondo, alla coniugazione tra tutela dei valori nazionali e repubblicani e pragmatismo di governo propria storicamente degli eredi del Generale. Un conservatore moderno, insomma, equidistante e capace di esser punto di convergenza tra destra liberale e destra sovranista.

I verdi e la nuova sinistra liberal

Così come la Meloni proietta i conservatori europei su una nuova posizione, anche la Baerbock segna una transizione del movimento verde tedesco e, in prospettiva europeo. Ambendo dichiaratamente alla Cancelleria e ponendosi come alternativa alle forze popolari avendo da tempo superato i socialdemocratici, i Verdi tedeschi sono ormai il partito di riferimento di un tipo di elettorato urbano, ben radicato nelle metropoli e identificabile in tutti i maggiori Paesi europei. Fungendo da modello per i partiti Verdi europei di nuova generazione, che sono formazioni schierate nel campo progressista ma liberali su diverse sfaccettature economiche e sociali, attenti al paradigma della sostenibilità come fattore trasversale alla loro visione del mondo e non più concentrati sulle battaglie monotematiche dei vecchi ecologisti. Europeisti e occidentalisti come la cultura liberal che influenza la loro postura, tra i massimi sostenitori in Germania della nuova amministrazione di Joe Biden, critichi di Russia e Cina, i Verdi tedeschi spostano verso il centro le direttrici politiche del centrosinistra tradizionale.

Così come i conservatori europei provano a essere la cinghia di trasmissione tra una vecchia destra liberale e una nuova forma troppo spesso vagheggiata nell’espressione fuorviante di sovranismo o populismo, i Verdi tedeschi stanno plasmando una nuova offerta politica per un elettorato dei partiti della sinistra tradizionale oramai fortemente distaccato anche nella narrazione dai miti fondativi a cui partiti come lo Spd tedesco, il Pd italiano e il Parti Socialiste francese si richiamano. I tempi in cui il richiamo alla tradizione operaia, all’eredità di formazioni come il Pci o a figure come François Mitterrand potevano avere una presa e permettere di conservare una radice di consenso per partiti che avevano perso la bussola di fronte alla globalizzazione e alle riforme che essa aveva incentivato sono finiti. I Verdi in Germania e, in prospettiva, nel resto d’Europa sanciscono quanto da tempo il centrosinistra ha scelto di compiere e ciò che ha deciso di divenire: dal riferimento delle classi lavoratrici, fondate su valori collettivi, popolari e trasversali, a pivot politico di un elettorato urbano, ad alto tasso di scolarizzazione, borghese, degli studenti, dell’élite culturale e artistica interessata più a discorsi di materia civile, di cui l’ambientalismo è diventato il paradigma dominante, che a ampie questioni di matrice sociale. Un definitivo passaggio dalla sinistra di popolo al centro-sinistra liberal degli individui.

Quella che Meloni e Baerbock incarnano è dunque una trasformazione strutturale di paradigmi e riferimenti politici che va via via dispiegandosi in tutta Europa. L’ascesa delle due donne di punta di questo cambiamento sarà la cartina di tornasole per capire in che misura nel decennio a venire quello tra conservatori e verdi potrà diventare de facto, sui temi concreti, il bipolarismo dei nostri giorni.

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