La geopolitica della corsa allo spazio
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A margine dell’incontro sul tema “Il supporto della Marina Militare al Sistema Paese nell’attuale contesto geostrategico”, ospitato dalla LUISS Guido Carli, abbiamo posto qualche domanda all’Ammiraglio Donato Marzano, Comandante in Capo della Squadra Navale della Marina. Durante l’incontro con gli studenti della Magistrale in Relazioni Internazionali durato più di 3 ore Marzano ha prima di tutto fornito una cornice dell’attuale situazione della Marina italiana parlando sia dei settori in cui primeggiamo sia di quelli nei quali ci sarebbe il bisogno di investire maggiormente, come per esempio l’ammodernamento di alcune unità navali. Grazie al gruppo Leonardo l’Italia ha la capacità di mostrare il suo peso per quanto concerne la competenza in settori come Aerospazio, Difesa e Sicurezza, anche se è giusto tenere in considerazione come la Francia di Macron stia tentando la fusione di  Leonardo-Finmeccanica con Airbus e Thales, operazione dalle conseguenze ancora non chiare. Quando chiediamo all’Ammiraglio Marzano se non sia meglio mantenere il controllo italiano su queste aziende strategiche per gli interessi del Paese lui risponde che l’Italia manterrà comunque il 51% del controllo su Leonardo e che la cooperazione – se basata su un rapporto di parità – può solo portare benefici.

Nelle ultime settimane è stata invocata la Marina Militare italiana nel contesto del blocco della nave Saipem 12000, noleggiata da Eni per svolgere attività di esplorazione nel Blocco 3 delle acque di Cipro. Come il lettore saprà la nave utilizzata dall’Eni è stata bloccata dalla Marina turca che, infine, ha costretto l’imbarcazione a tornare nel porto di Cipro rischiando, peraltro, di speronare la Saipem durante le manovre, tutt’altro che “diplomatiche” proprio come la politica del presidente Erdogan, accolto in pompa magna a Roma qualche giorno prima. Al di là dell’orgoglio ferito degli italiani per l’ad di Eni, Claudio Descalzi, la linea pacata del governo italiano ha permesso di non scatenare una crisi politica di livello internazionale e, la “scelta” di arretrare evitando una escalation pericolosa, è stata lungimirante. Quando ci si siede al tavolo delle trattative la Turchia è più forte dell’Italia e i paesi europei, oltre a vaghi inviti a rispettare il Diritto Internazionale, non sembrano voler intervenire per tutelare i nostri interessi, ovvero di un paese dell’Ue – a differenza della Turchia. Fare la voce grossa quando non ci si trova nelle condizioni di poterselo permettere comporterebbe solo ulteriori danni per il paese; anche se ciò non vuol dire che l’Italia debba continuare a farsi schiaffeggiare in ogni occasione di “scontro” con le potenze internazionali.

Senza addentrarsi nel caso in questione l’Ammiraglio Marzano ha voluto semplicemente ricordare quanto il Mediterraneo sia tornato al centro della scena politico-economica mondiale e quale sia il suo valore effettivo; secondo i dati presentati dal Comandante in Capo della Squadra Navale della Marina il valore economico del Mediterraneo può essere compreso analizzando quattro dati: 1) il 19% del traffico navale mondiale passa sulle sue acque, 2) il 30% del trasporto petrolifero mondiale passa da qui, 3) vale lo stesso per il 65% delle risorse energetiche che arrivano in Europa, 4) dal 2002 a oggi c’è stato un incremento del 120% per quanto riguarda i beni trasportati attraverso il Mediterraneo.

Ammiraglio, in che modo la nuova situazione di instabilità nel Mediterraneo può influire sugli interessi del nostro Paese?

Recentemente abbiamo visto le principali potenze affacciarsi nuovamente sul Mediterraneo, dai gruppi navali americani a quelli cinesi fino ad arrivare a quelli della NATO. La loro presenza in sé non è un fattore di rischio per il nostro Paese, anzi molto spesso significa lavorare insieme per migliorare la cooperazione nella lotta al terrorismo e alla pirateria. E’ chiaro però che ciò deve avvenire in un contesto in cui il Diritto Internazionale viene rispettato.

Che futuro ha la cantieristica navale italiana e quali prospettive ha all’interno dello sviluppo del Paese? 

Il rapporto tra il PIL e il prodotto che si realizza è di uno a cinque e il fatto che Fincantieri abbia commesse da qui ad almeno 8 anni significa che il futuro della compagnia ha solide basi per migliore esponenzialmente.

Durante l’incontro ha sottolineato come una delle principali sfide globali del futuro sarà la mancanza di acqua. Quale pensa che sarà il ruolo della Marina Militare, in prospettiva, e quali saranno le aree più delicate in questo settore? 

Tutto parte dalla capacità di assicurare la libertà dei traffici e quindi la possibilità di poter far affluire le risorse. Il discorso dell’acqua è un tema continentale e in quanto tale sono già stati avviati dei progetti internazionali che comprendono la costruzione di pozzi e di impianti di desalinizzazione – processo che però rimane molto costoso – inoltre è giusto ricordare che le nostre navi sono equipaggiate per fornire acqua in situazioni di crisi e di emergenza. E’ però importante pensare a investimenti sul medio e lungo termine aiutando i paesi più instabili non solo addestrando le loro forze di sicurezza, ma insegnando loro a costruire pozzi e a potabilizzare l’acqua.

Per quanto riguarda la cooperazione tra Italia e Francia molti italiani credono che sarebbe meglio se l’Italia sviluppasse una politica più indipendente nel settore della Difesa. Lei invece cosa risponderebbe per placare le preoccupazioni dei cittadini?

Dico che la collaborazione – a condizioni di parità – funziona sempre. Funziona nel mondo militare come in quello industriale. E’ chiaro che mettendo a sistema le esperienze, le energie e le risorse si crei la possibilità di confrontarsi con i super colossi industriali d’Oltreoceano, quindi al momento la vedo positivamente; ma per la cooperazione è di cruciale importanza che tutti gli attori coinvolti abbiano lo stesso potere decisionale.

In questa cornice è di ieri la notizia dell’arrivo nelle acque di Cipro delle unità della sesta flotta Usa che comprende la USS Iwo Jima (LHD-7), la USS New York e la USS Oak Hill. Secondo gli analisti il motivo del rafforzamento della presenza militare statunitense nell’area è motivato dalla svolgimento, nelle prossime settimane, di esercitazioni congiunte con le Forze armate israeliane ma,  anche, dalla volontà di proteggere le attività della società energetica Usa ExxonMobil, che nei prossimi giorni avvierà le operazioni di esplorazioni di idrocarburi nel blocco 10 della Zee cipriota. 

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