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Gli Stati Uniti aumentano la pressione nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran. Come riporta Al-Monitor, il Congresso ora vuole finanziare i programmi di all news in lingua persiana, aprendo un nuovo fronte nel duro confronto tra l’amministrazione Trump e Teheran. Al centro della strategia americana c’è quella di potenziare la Broadcasting Board of Governors (o Bbg), l’agenzia governativa che supervisiona Voice of America Persian e Radio Farda, emittenti che si rivolgono al pubblico iraniano ma che hanno sede a Washington D.C e a Praga, in Repubblica Ceca. 

Al Congresso americano i repubblicani si stanno concentrando su questi media, sperando di spingere per una narrativa che sia apertamente anti-Teheran. Il mese scorso, il Senato ha proposto un disegno di legge che chiede al Segretario di stato Mike Pompeo di collaborare con la Broadcasting Board of Governors per “coordinare i programmi contro l’influenza dell’Iran”. L’amministrazione Trump ha chiesto al Congresso di approvare lo stanziamento di 12,2 milioni di dollari per Voice of America Persian per l’anno fiscale 2019 e altri 6,2 milioni di dollari per Radio Farda.

“Contrastare l’influenza dell’Iran nella regione”

Il disegno di legge mira a “contrastare le false affermazioni fatte dal governo iraniano contro gli Stati Uniti” nonché a “descrivere il sostegno che tale governo fornisce ai terroristi” e “l’impatto di tale supporto in Siria, Yemen e altre aree”. Ma l’amministrazione Trump ha già iniziato a lasciare il segno sulla Bbg. L’anno scorso, la Casa Bianca ha incaricato un gruppo di esperti conservatori di redigere un rapporto su Radio Farda e sul servizio persiano di Voice of America. Inoltre, il presidente Donald Trump ha nominato il conservatore Michael Peck quale nuovo amministratore delegato della Bbg. 

Voice of America Persian, secondo il rapporto redatto dagli esperti interpellati dall’amministrazione Trump, non è stato abbastanza critico nei confronti dell’accordo sul nucleare iraniano siglato dal 2015: “Nessuno sforzo è stato fatto, né dai redattori né dai giornalisti, per spiegare i limiti dell’accordo stesso, o gli effetti collaterali dannosi generati da esso”, osserva il rapporto. “Analogamente, nei resoconti dei media esaminati, è stato fatto solo uno sforzo minimo per spiegare il ragionamento e la logica alla base della diversa e molto più negativa visione dell’accordo dell’amministrazione Trump”.

Il Congresso: “Vengano fatti gli interessi Usa”

Il Senato ha chiesto alla dirigenza di Bbg di garantire “che le notizie diffuse includano una discussione dettagliata e completa delle posizioni e degli argomenti degli Stati Uniti, nonché tutti i dati rilevanti che sfatano o invalidano le asserzioni scorrette del regime iraniano”.

Ma che cos’è Voice of American Persian? Secondo la stessa emittente, “è una delle principali emittenti internazionali di notizie in Iran. Quasi un adulto su quattro in Iran guarda settimanalmente il Voa persiano per una copertura approfondita degli sviluppi americani, iraniani e internazionali. È possibile accedere ai programmi sul satellite diretto, sui siti di streaming e su una serie di piattaforme di social media. Voa Persian rimane l’unico mezzo di comunicazione diretta del governo degli Stati Uniti con il popolo dell’Iran, che ha accesso limitato ai media liberi” si legge. 

Obiettivo: promuovere il punto di vista americano

Alla stessa maniera di Radio Free Europe/Radio Liberty, che ha l’obiettivo di “promuovere i valori e le istituzioni democratiche tramite la diffusione di informazioni e idee fattuali” e che durante la Guerra Fredda con l’Unione Sovietica ha rappresentato una temibile arma al servizio del soft power degli Usa contro gli avversari, anche Voice of America, nelle intenzioni dell’amministrazione Usa, è stata individuata per svolgere un ruolo chiave nella guerra a più livelli con Teheran.

L’obiettivo è sin troppo ambizioso: promuovere il punto di vista americano in un Paese storicamente diffidente verso gli Stati Uniti, alleato degli avversari regionali di Teheran come l’Arabia Saudita e Israele. Dopotutto, tale diffidenza non è casuale: gli iraniani non hanno certo dimenticato il colpo di Stato militare orchestrato dalla Cia nel 1953 che destituì il leader nazionalista Mohammad Mossadeq.