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Il Segretario della Difesa statunitense James Mattis ha visitato Pechino nella giornata del 26 giugno inaugurando il suo viaggio in Asia orientale destinato ad includere anche Giappone e Corea del Sud. La visita, la prima di capo del Pentagono in Cina negli ultimi quattro anni, si è svolta nel pieno delle tensioni tra Pechino e Washington, divise tanto dalle questioni commerciali quanto dagli screzi nell’Oceano Pacifico, che si manifestano in maniera predominante nel Mar Cinese Meridionale.

Mattis è stato uno dei principali fautori della decisione statunitense di revocare l’invito alla Cina per l’imponente esercitazione annuale Rim of the Pacific (Rimpac), motivata a sua detta, secondo quanto riportato da The Diplomatdalla decisione di Pechino di militarizzare ulteriormente il Mar Cinese Meridionale, dispiegando missili anti-nave, missili superficie-aria, dispositivi elettronici e bombardieri. Al tempo stesso, Mattis ha di recente difeso la recente fioritura delle relazioni degli Usa con Taiwan, il cui sviluppo ha mandato su tutte le furie la dirigenza cinese.

Nel corso della sua visita, dunque, il Segretario ha avuto il compito di smorzare le tensioni accumulatesi nelle ultime settimane a causa delle scelte dell’amministrazione Trump: i suoi colloqui con il Presidente Xi Jinping, con Yang Jiechi, membro dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del Pcc e Wei Fenghe, Ministro della Difesa e membro del Consiglio di Stato cinese, hanno permesso un confronto di opinioni fondamentale in questa fase di grande incertezza.

Xi Jinping avverte Mattis: la Cina non arretrerà di un millimetro

Incontrando Xi, che nel suo ruolo di Presidente della Commissione Militare Centrale è anche la suprema autorità delle forze armate cinesi, Mattis ha avuto modo di mediare con le bellicose affermazioni delle ultime settimane e di auspicarsi che Cina e Stati Uniti possano rafforzare la loro fiducia reciproca e riannodare i legami bilaterali in campo militare, trasformandoli in un fattore di stabilizzazione politica, come segnala il South China Morning PostMattis, che ha visto i suoi auspici rilanciati da Wei Fenghe, ha avuto un ascoltatore interessato in Xi Jinping, il quale al termine della bilaterale, ha dichiarato: “Le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono tra le più importanti al mondo”.

Dal canto suo, Xi Jinping ha avuto modo di esprimere con fermezza la posizione cinese. La necessità di mantenere una proficua relazione bilaterale con Washington, secondo il Presidente, non deve deviare la Cina dai suoi interessi cruciali, legati alla difesa dell’integrità territoriale e della proiezione strategica della Repubblica Popolare, che hanno nel Mar Cinese Meridionale il loro primissimo fronte avanzato.

Stando a quanto segnala il Global Timesemanazione diretta del Partito comunista cinese, Xi avrebbe esplicitamente segnalato a Mattis il fatto che la difesa della sovranità cinese passa per il mantenimento di una linea di principio molto netta su determinate questioni come quella di Taiwan: il quotidiano riporta che Xi Jinping avrebbe segnalato a Mattis come Pechino non possa rinunciare “a un solo millimetro del territorio ereditato dai suoi predecessori”. Prese di posizioni eloquenti che ricordano quelle, durissime, che accompagnarono l’approvazione del Taiwan Travel Act da parte del Congresso.

Le prossime tappe di Mattis

Dopo aver lasciato la Cina, Mattis visiterà altri due Paesi fondamentali per gli equilibri regionali dell’Asia orientale: Corea del Sud e Giappone. Il capo del Pentagono, scrive Isabella Nardone su Formiche”  farà tappa a Seul, dove vedrà Song Young-moo, controparte sudcoreana e arriverà, infine, a Tokyo venerdì per un colloquio con l’omologo Itsunori Onodera“. L’obiettivo del leader del Pentagono è preciso: ribadire l’interesse strategico di Washington per l’Asia pacifica dopo l’annuncio a sorpresa della sospensione delle esercitazioni congiunte nella Penisola coreana. Questo perché Mattis, e tutta l’amministrazione Trump assieme a lui, vuole controllare la Cina a partire dagli avamposti più avanzati. Segno che la fiducia granitica auspicata da Mattis e Xi Jinping è ancora ben al di là dall’essere consolidata.