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“Sono qui per testimoniare l’amicizia tra Italia e Francia”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, visita la cattedrale di Notre-Dame dopo il disastro dell’incendio del 15 aprile. È il primo capo di Stato a fare un sopralluogo della cattedrale dopo il rogo. Un’immagine forte, che indica la volontà del Quirinale di ricucire con l’Eliseo ma anche, dall’altro lato, il desiderio di Emmanuel Macron di fare asse con Mattarella dopo le tensioni ormai sempre più evidente tra Italia e Francia.

Il viaggio del presidente della Repubblica è caratterizzato dalla cultura. Prima la visita a Notre-Dame, che per Mattarella è soprattutto simbolo della cultura dell’Europa. Poi la visita alla tomba di Leonardo da Vinci, genio italiano che simboleggia il legame fra i due Paesi europei, come ponte della cultura di Francia e Italia.

Ed è proprio da queste due immagini, di Mattarella a Notre-Dame e dei due presidenti sulla tomba di Leonardo, ad Amboise, che si può capire che dietro il viaggio eminentemente “culturale” si nasconde una visita (non di Stato) dai chiari contorni politici. Perché non è un mistero che i due presidenti abbiano più di un legame che li unisce, fatto soprattutto dalla volontà di costituire un asse che travalichi il conflitto fra i due governi per superare le divergenze ormai sempre più conclamate: dall’immigrazione alla Libia, dalla politica europea e l’asse franco-tedesco all’industria. Mattarella è sempre stato l’interlocutore privilegiato di Macron in Italia, lui e Enzo Moavero Milanesi, che rappresenta alla Farnesina il braccio diplomatico del Quirinale.

Mattarella ha rappresentato per mesi il “pompiere” fra gli incendiari. Da una parte, Parigi ha costantemente attaccato gli interessi italiani dal Nord Africa all’Europa. E dall’altra parte, Roma ha risposto individuando nella politica del presidente francese e del suo governo la causa scatenante della crisi in Libia. Se all’escalation di Tripoli si aggiungono lo scontro sull’immigrazione clandestina, l’ingresso della gendarmerie francese in territorio italiano, lo schiaffo dei cantieri di Saint-Nazaire contro Fincantieri e la questione gilet gialli, è evidente che fra Palazzo Chigi e l’attuale establishment francese le cose non possano procedere bene.

E lo dimostra anche il fatto che, a livello politico, i due partiti che attualmente governano in Italia, Lega e Movimento Cinque Stelle, sono all’opposizione di Macron anche alle prossime elezioni, tanto che sostengono i partiti contrari alla politica del capo dell’Eliseo anche in Francia. Con la presunta alleanza fra M5S e gilet gialli e con l’asse fra Matteo Salvini e Marine Le Pen, di fatto la maggioranza italiana è legata alla più ferma opposizione all’esecutivo francese. E a Parigi, invece, è evidente che si sia consolidato l’asse fra Macron e l’opposizione al governo giallo-verde, con il Pd che da tempo rappresenta il partito di riferimento della Francia in Italia.

A questa escalation, il Quirinale ha sempre risposto con il guanto di velluto. Fermezza certo, ma assoluta contrarietà all’aumento delle tensioni. Lo ha mostrato anche la telefonata fra i due presidenti quando Parigi richiamò l’ambasciatore a Roma a febbraio. L’Eliseo non si rivolse a Palazzo Chigi, ma un po’ più in là, al Quirinale. E adesso il viaggio in Francia di Mattarella rappresenta un nuovo modo per ricucire tra i due Stati.