Marine Le Pen, così come tutti i leader ascrivibili alla sempre più utilizzata categoria “populista”, utilizza i social, la comunicazione multimediale e gli strumenti affini ad essa per accrescere i propri consensi.L’ufficio è a Rue du Fauburg Saint-Honoré, il centro di comando della strategia comunicativa lepenista. L’Agi riporta una dettagliata inchiesta al riguardo. Già nelle presidenziali americane, del resto, Donald Trump aveva surclassato Hillary Clinton nei numeri sia per la presenza nei social, sia per numero di likes, followers e link associati o associabili alla sua campagna.La Clinton, dal canto suo, aveva deciso di spendere molto più in spot ed in pubblicità tradizionale. Non ha funzionato, così come non potrebbe più funzionare qualunque tentativo di campagna elettorale classica rispetto al legame diretto che si crea tra l’elettore ed il leader mediante i social network. Interessante, al riguardo, è la teorizzazione delle “agorà pubbliche” da parte di Giovanni Sartori, convinto che al cittadino venga data così la possibilità di esprimersi  su qualunque argomento, creando una sorta di “uomo totale”, in realtà già presente in alcune delle dissertazioni di Karl Marx.Ma l’uomo totale, la persona consapevole di ogni argomento e pronta ad ogni scelta, evidentemente, non esiste e non può esistere. I social però sì, e per quanto Mark  Zuckerberg sembri ergersi ad alternativa numero uno al proliferare del populismo, è anche mediante gli strumenti del fondatore di Facebook che il fenomeno in questione dilaga in occidente.Marine Le Pen, insomma, non costituisce eccezione e il Financial Times, peraltro, ha definito gli strateghi comunicativi della Le Pen come un gruppo “specializzato e potente”. C’è Philippe Vardon, uomo di 36 anni, che l’Agi definisce come “uno dei più influenti del gruppo”, ex leader del “Blocco identitario”, movimento politico del sud della Francia e più spostato a destra rispetto al Front National.  Vardon avrebbe aderito al partito guidato dalla Le Pen grazie alla nipote, Marion. C’èPhilippe Olivier, marito della sorella di Marine Le Pen.  Egli viene dalle fila dei  Republicains, è passato nel Front quando divenne consulente della Le Pen per le regionali del 2015, il primo vero momento politico totalmente a favore del  lepenismo nella storia francese. C’è, infine, sempre secondo la tripartizione dell’agenzia citata, Sebastien Chenu, anch’egli proveniente dall’Ump, ex  già  di gabinetto di Christine Lagarde quando questi era ministro del governo di Dominique de Villepin. La narrazione lepenista, ad oggi, si basa sul mare. L’ambientazione tanto cara alla Le Pen, del resto, parla delle sue origini familiari. Nei video, però, si trovano i libi di De Gaulle, studenti, agricoltori, operai, professori, spesso membri delle minoranze etniche presenti in Francia.Il claim “ au nom du peuple“, dunque, si declina mediante un racconto che vede la Le Pen compiere una continua discesa tra il popolo francese, sui social così come durante la campagna elettorale reale. Come l’Agi dettagliatamente ci mostra, poi: ” Marine Le Pen ha 1 milione e trecentomila follower su Twitter e quasi altrettanti ‘like’ sulla pagina Facebook. Solo il candidato della sinistra radicale Jean Luc Melenchon le si avvicina, anche se con numeri decisamente inferiori. Ma sul piano social, la Le Pen stravince su Macron (che non arriva a 185mila like su Fb e ha ‘solo’ 525 mila followers su Twitter) e su Francois Fillon, il candidato della destra Repubblicana, bersaglio sul web di attacchi e ironie per i suoi guai con la giustizia legati al ‘Penelopegate’.” Proprio Macron, in fin dei conti, è l’obiettivo preferito della strategia 2.0 della Le Pen. Il probabile avversario di Marine al secondo turno è autore di una campagna elettorale molto più mediatica che popolare, infatti, il leader di “En Marche!”, preferisce il bagno tra i testimonial della new economy, simbolicamente”a distance” dalle fabbriche e dagli operai francesi in cui invece la Le Pen sta sprofondando in questa campagna elettorale. Per la stampa progressista, inoltre, questi messaggi social dei lepenisti sarebbero conditi da una ferocia ingiustificata o comunque da una certa dose di intensità autoritaria. Se non altro il facile appiglio per i critici è il responsabile della campagna per l’Eliseo di Marine: David Rachline, un passato nel movimento di Alain Soral, ventotto anni, sindaco di Frejus , rappresenta l’immagine più tradizionalista del Front National in opposizione a Philippot che invece incarna il progresso, la de-diabolizzazione, la svolta marinista contro il vecchio leader Jean Marie. Il Front National, dice Breitbart, sarebbe sotto attacco. In un pezzo pubblicato il primo di marzo e scritto da Liam Deacon, infatti, viene messo in evidenza come Google, Facebook, starebbero lavorando con i media main stream per indirizzare il voto delle elezioni francesi. Tra gli accusati di quest’inchiesta anche la Bbc ed alcuni specifici profili presenti sui social network. La campagna francese, in definitiva, sta assumendo i medesimi contorni di quella americana sia per l’utilizzo del web sia per la continua messa in discussione della veridicità delle notizie postate su internet o spinte dai tradizionali mezzi di comunicazione. L’imprevedibilità e l’importanza dell’esito, d’altro canto, specie per l’Ue in ballo, è lo stesso.

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