Fino al 2000, la Francia è stata la più grande potenza agricola europea. In Occidente, solo gli Stati Uniti superavano il territorio francese quanto a produzione e introiti dovuti alla filiera agricola. Dall’inizio degli anni Duemila, c’è chi dice con l’entrata in regime dell’euro, la storia dell’agricoltura francese è cambiata. La crisi del settore è stata terribile, inesorabile, e i contadini e gli allevatori francesi sono passati dall’essere uno dei punti forti dell’economia francese all’essere la classe più colpita dalla crisi del nuovo millennio.I numeri, a ridosso di queste elezioni, sono preoccupanti. Secondo le statistiche del settore, nel 2015 il 30% degli agricoltori francesi ha registrato un guadagno di circa 350 euro al mese: una cifra che significa dover vivere pienamente in stato di povertà. Nel 2014, questi introiti li avevano il 18% dei lavoratori del settore. In un anno c’è stato quindi un incremento netto dei poveri del settore agricolo francese. Nel 2016, circa settecento agricoltori francesi si sono tolti la vita. Numeri che fanno rabbrividire e che dimostrano come la crisi del settore non sia ormai più soltanto una crisi legata all’economia, ma entra di diritto nel novero dei drammi sociali del nostro tempo. La terza causa di morte per chi lavora la terra in Francia è il suicidio, nell’indifferenza generale di chi governa.La crisi del settore è dovuta a diversi fattori. La globalizzazione e l’Europa sono però i grandi temi su cui si snoda il dibattito sul perché di una crisi che non sembra avere fine. Perché il problema vero, per molti contadini e allevatori francesi non è la domanda, quanto l’impossibilità di competere contro gli altri Stati europei e mondiali dovendo tener conto della legislazione francese. Una delle prime questioni è quella che riguarda il costo del lavoro. In Francia, per un lavoratore agricolo si pagano in media 12 euro l’ora; in Germania meno di 8 euro. E parliamo di economie forti, dove i diritti dei lavoratori esistono. Ma basta pensare all’Europa dell’Est e già ci si rende conto di come lì il costo del lavoro sia nettamente inferiore. È chiaro che se in Francia costa così tanto il lavoro agricolo, le aziende non possono competere con aziende straniere che si immettono nel medesimo mercato continentale.Non è solo il costo del lavoro ad essere un peso per l’economia agricola francese. Anche la legislazione più ferrea in materia ambientale, le tasse più elevate, l’elevato costo dei terreni agricoli, hanno comportato nel tempo una netta decrescita del settore. E questo si ripercuote sui prezzi che, naturalmente, gli imprenditori del settore hanno dovuto aumentare per far fronte all’eccessivo aumento dei costi di produzione. Un aumento dei prezzi che però si è scontrato con una domanda in calo, perché la crisi economica ha colpito tutti e quindi, tra lo scegliere un prodotto nazionale ad alto costo ed un prodotto proveniente da altre parti e a minor prezzo, la gente preferisce comprare il secondo.A questo, si aggiunge la sempre più elevata produzione intensiva delle grandi multinazionali che, grazie alla crisi della piccola imprenditoria, comprano le vecchie aziende dei contadini per trasformare tutto in una grande industria dell’agricoltura. In tutta la Francia, sorgono vere e proprie fabbriche dell’agricoltura, colossi della produzione agricola in sistema industriale che stanno lentamente devastando il tessuto sociale del settore primario francese.È da queste premesse che si comprende perché tra gli agricoltori francesi spopolano o l’astensionismo o Marine Le Pen. Da una parte, ci sono la frustrazione e la delusione di migliaia di persone che osservano il proprio lavoro finire grazie a uno Stato e a un’Europa che li stanno lentamente mettendo da parte. Dall’altro lato, l’unica speranza che molti vedono in questo momento è proprio Marine Le Pen. Che, infatti, in queste settimane, sta puntando tutto sull’agricoltura francese. Tra allevamenti, porti e aziende agricole, Marine Le Pen rappresenta quel patriottismo economico che per i lavoratori del settore è tutto. Lavoratori che rappresentano non soltanto una parte fondamentale dell’economia e della cultura francese, ma che rappresentano anche milioni di voti. Mentre Macron s’impegna a far capire le bellezze senza tempo dell’alta finanza e di come trasformerà la Francia in una start-up, Le Pen punta dalla base dell’economia, e cioè l’agricoltura. Qui, tra gli allevamenti e la crisi di milioni di operai, c’è la Francia profonda, che in lei ripone le sue ultime speranze per risollevare il capo.
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