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Alta tensione nelle acque del Mare del Nord, dove la Marina militare britannica e quella russa hanno rischiato l’incidente diplomatico. Secondo quanto riporta il ministero della Marina di Londra, la mattina del 23 dicembre la fregata HMS St Albans ha ricevuto l’ordine di monitorare e scortare una nave da guerra russa, appartenente alla moderna classe Admiral Gorshkov, mentre navigava attraverso il Mare del Nord. Il ministro della difesa britannico, Gavin Williamson, ha affermato in una dichiarazione che “non esiterebbe a difendere le nostre acque né a tollerare qualsiasi forma di aggressione”. La St Albans sta già facendo ritorno nel porto di Portsmouth, nel sud del Paese, dopo aver fatto allontanare la nave russa da acque che considera di “interesse nazionale”. Un incidente che si aggiunge a un altro molto simile avvenuto nelle stesse ore, sempre fra la marina di Sua Maestà e quella del Cremlino, quando il ministero della Difesa inglese ha dovuto inviare un’altra nave, la HMS Tyne, a scortare una nave russa che stava raccogliendo informazioni navigando tra il Mare del Nord e il Canale della Manica. Subito dopo, un elicottero inglese è partito verso le acque territoriali a oriente della Gran Bretagna sempre allo scopo di monitorare i movimenti di due navi della marina militare della Federazione russa.

Incidenti come questo sono in aumento nel mare del Nord. Sono mesi che il Regno Unito denuncia l’intenso traffico navale della flotta russa attraverso la Manica e il Mare del Nord e già un anno fa, con l’invio della flotta russa in Siria, si era rischiato l’incidente diplomatico fra Londra e Mosca. Ad ottobre del 2016, la marina britannica inviò il cacciatorpediniere HMS Duncan a largo di Dover per “scortare” la portaerei Kuznetsov che faceva rotta verso il Mediterraneo orientale, scortata da una flotta a protezione del fiore all’occhiello della marina russa. In quell’occasione, il Regno Unito denunciò il passaggio della flotta russa tra Francia e Regno Unito come un gesto di sfida vero la Nato e verso l’Occidente, cui la marina russa rispose affermando che il passaggio nella Manica non era “una passeggiata turistica”, ma una rotta obbligata per raggiungere il teatro di guerra siriano.

Questi incidenti di natura navale, s’inseriscono poi nel quadro di una crescente tensione nelle relazioni tra Regno Unito e Russia. Recentemente, il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, durante il suo viaggio a Mosca, ha confermato questa tensione in crescita fra i due Paesi ed ha accusato, in sostanza, la Russia, del peggioramento delle relazioni bilaterali. Il ministro britannico ha detto che Londra è riuscita ad ottenere “abbondanti prove” sull’ingerenza russa in viarie elezioni avvenute in Europa. Parole che hanno ricevuto la fredda e dura risposta di Lavrov. In particolare, l’attenzione è stata rivolta anche alla presunta ingerenza di Mosca nel voto di giugno 2016 sulla Brexit. Il ministro Johnson aveva detto in un’intervista a Sputnik che non esistevano prove concrete su un’interferenza russa con conseguenze reali. Parole che Johnson ha voluto puntualizzare dicendo che voleva dire che non ci fossero prove su “un’ingerenza riuscita”. L’omologo russo, Lavrov, ha risposto con una battuta ironica, nel suo classico stile, dicendo che Johnson fosse costretto a parlare così per non “rovinarsi la reputazione in casa”, con riferimento alle accuse rivolte da alcuni media britannici al ministro degli Esteri per presunti collegamenti con Mosca. Ma è del tutto evidente che la tensione fatica a trovare una via di risoluzione. Mosca incolpa Londra per il pessimo stato dei rapporti fra i due Paesi. Londra, dal canto suo, continua ad accusare Mosca di interferire nel processo democratico britannico e ha istituito una commissione parlamentare apposita per analizzar il voto della Brexit e quello delle legislative del 2017. L’incontro dei giorni scorsi, nato proprio per allentare le tensioni e con l’auspicio di Johnson di “voltare pagina”, sembra non avere, per ora, raggiunto i risultati sperati.