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Gli aerei della Royal air force britannica hanno da poco ricevuto l’ok della Nato per controllare lo spazio aereo della Romania e del Mar Nero. E l’aviazione del Regno Unito è subito entrata in azione.Obiettivo del primo decollo d’emergenza degli aerei di Londra, un aereo spia russo che si stava avvicinando allo spazio aereo della Romania. E quindi dell’Alleanza atlantica. 

L’aereo russo, un Il-20, nome in codice Nato “Coot”, si stava avvicinando ai cieli rumeni dal Mar Nero quando i Typhoon della Raf, appena arrivati nella base Mihail Kogalniceanu hanno ricevuto l’ordine di “scramble” andando a intercettare s scortare l’aereo nemico. Si può definire tale, anche non siamo formalmente in guerra: perché è evidente che queste operazioni sono tutte incentrate su una rivalità sempre più accentuata fra aeronautica russa e del Patto atlantico. Gli aerei della Russia sono considerati, a tutti gli effetti, aerei indesiderati.

L’aereo russo era un Ilyushin Il-20: un aereo spia risalente al periodo della Guerra Fredda. Come scrivono i media britannici, può volare a una velocità fino a 419 miglia orarie ad altitudini fino a 11mila metri. Nel 2015, il sito specializzato The Aviationist diede notizia dell’arrivo in Siria, all’aeroporto di Damasco, di un Il-20 che si sarebbe aggiunto ai mezzi dell’aeronautica russa già presenti nella base di Latakia.

La missione Nato in Romania

L’Il-20 non era solo. Insieme altri jet militari russi che la Royal air force non ha però voluto definire nel comunicato pubblicato dal suo sitio ufficiale. Secondo quanto confermato dall’aviazione di Sua Maestà, gli aerei di Mosca volavano sopra il Mar Nero occidentale e sono stati monitorati dai Typhoon “in conformità con la missione Nato Enhanced Air Policing (Eap) che la Raf sta conducendo in Romania”.

La missione del Regno Unito in Romania fa parte delle Assurance Misures della Nato introdotte dal Consiglio atlantico nel 2014. All’epoca, l’Alleanza ha iniziato a implementare queste “misure di assicurazione” con l’obiettivo di dimostrare la volontà collettiva da parte di tutti gli alleati di cooperare per la protezione del proprio spazio aereo. Come scrive il sito della nostra stessa Aeronautica militare: “In risposta alla crisi in Ucraina, la Nato è stata incaricata di sviluppare un coerente e sostenibile programma di evidenti ed appropriate Assurance Measures per dimostrarne la coesione e la dedizione alla deterrenza ed alla difesa collettiva in risposta ad ogni minaccia alla c​oalizione”.

Il fatto che la decisione del Consiglio atlantico sia giunta in risposta alla crisi in Ucraina, rende palese che quella “minaccia” paventata dalla Nato sia esclusivamente quella della Russia. Non ci sono altre potenze in grado di poter essere considerate obiettivo dei programmi della Nato sul fronte orientale. Pertanto la missione è certamente rivolta a un solo Paese: la Russia. 

Dal Baltico alla Siria, passando per il Mar Nero

La sfida fra Regno Unito e Russia ormai è totale. A parte il mantenimento in vita dell’accordo sul nucleare iraniano, dove c’è effettivamente una coincidenza di vedute sulla necessità di sostenere l’accordo, Londra e Mosca vivono uno dei punti più bassi dei loro rapporti.

I media  britannici continuamente fanno riferimento a una “guerra”, parlando dei rapporti fra Regno Unito e Federazione russa. E in effetti, dal Baltico, al Mar Nero alla Siria, fino alla stessa Corea del Nord, non c’è un fronte caldo dell’attuale situazione internazionale in cui i due Paesi non siano su posizioni diametralmente opposte. Non c’è poi da sottovalutare il fatto che, con l’uscita dall’Unione europea, Londra debba fare molto più affidamento sull’alleato americano e sulla Nato. Questo induce chiaramente a maggiori sforzi da parte della Difesa britannica nell’ambito della politica strategica imposta da Washington.

La sfida tra i due Paesi si osserva poi dagli ultimi episodi in cui sono state coinvolte le rispettive forze aeree e navali. La Russia fa spesso volare i suoi aerei vicini ai territori del Regno e nei Paesi Nato dove sono presenti i mezzi britannici. Un metodo che Mosca usa dai tempi della Guerra Fredda per saggiare i tempi di risposta delle forze avversarie. Il Regno Unito, d’altro canto, invia continuamente aerei a monitorare i mezzi russi, così come la Marina. E continua a rafforzare il fronte orientale della Nato.