La società palestinese, sotto il profilo politico, risulta divisa storicamente in due grandi blocchi: da un lato la parte laica e secolare, guidata da Al Fatah, dall’altro quella islamista trainata invece da Hamas. Lo stesso discorso grosso modo è possibile farlo anche per i palestinesi israeliani o, per meglio dire, i cittadini israeliani di origine araba. Coloro cioè che nel 1949, dopo la fine della prima guerra arabo-israeliana, hanno deciso di rimanere nelle proprie case accettando la cittadinanza israeliana. Oggi gli arabo-israeliani costituiscono il 20% della popolazione e hanno due blocchi di riferimento: da una parte il laico e secolare Hadash, alleato con Ta’al, dall’altro invece l’islamista Ra’am. Proprio quest’ultimo partito, in vista del 2026, potrebbe rivelarsi decisivo per le sorti delle prossime elezioni.
Mansour Abbas, l’insospettabile “king maker”
Quando nel 2021 al vasto ed eterogeneo blocco anti Netanyahu bastavano tre seggi per arrivare alla maggioranza, Naftali Bennet si è rivolto proprio a Ra’am. La proposta fatta dal leader di quella coalizione ha avuto portata storica: in ballo, c’era la possibilità dell’ingresso di un partito arabo al governo. Circostanza mai accaduta in tutta la storia di Israele. Il suo leader, l’ex dentista Mansour Abbas, la proposta l’ha accettata. Il governo Bennet è durato appena un anno per via delle ampie divergenze interne. L’esperienza di Ra’am al governo ha tuttavia creato un precedente importante, in quanto ha tolto il tabù della presenza di partiti arabi al governo.
Nel 2026, così, l’apporto di Abbas potrebbe risultare decisivo per la costituzione di una nuova coalizione anti Netanyahu. A dirlo sono, in primo luogo, i sondaggi: il Likud dell’attuale premier è in testa, ma dietro la nuova lista di Bennett incalza e, alle sue spalle, vi è la rimonta dei Democratici (in gran parte ex laburisti) e del nazionalista Yisrael Beiteinu. Esattamente come quattro anni fa, Abbas potrebbe risultare il vero e insospettabile king maker. La sua lista è accreditata di 6 seggi, il doppio rispetto a quando è risultata decisiva.
Il difficile contesto post 7 ottobre
Occorre però sottolineare che, comunque vada, le prossime elezioni saranno le prime del dopo 7 ottobre. Quella data di morte è spartiacque per l’intera società israeliana: la diffidenza verso le comunità arabe è cresciuta e anche i toni di molti partiti si sono fatti più duri. Non solo di quelli oggi al governo, come Potere Ebraico e Sionismo Religioso, ma anche di alcuni all’opposizione come, tra tutti, il sopra citato Yisrael Beiteinu. Il suo leader, il nazionalista russofono Avidgor Lieberman, ha già fatto sapere di non voler eventualmente governare con liste arabe. In poche parole, dallo scoppio della guerra a Gaza il clima è diventato tutt’altro che favorevole all’ingresso di partiti arabofoni nell’esecutivo.

Specialmente poi, come quello guidato da Abbas, se accusati di non essere poi così lontani dai Fratelli Musulmani. E quindi, di riflesso, da Hamas. Come accennato in precedenza, Ra’am ha posizioni non secolari e ha una visione della società molto simile a quella dell’Islam politico. Abbas, in passato divisosi dal laico Hadash proprio per divergenze su temi quali i matrimoni gay e i rapporti con le comunità Lgbtq+, ha sempre smentito di avere rapporti con Hamas. Negli anni ha promosso l’attività delle donne nel suo partito e ha parlato della volontà di lavorare per “riavvicinare le due comunità”, quella cioè araba e quella ebraica.
Perché Netanyahu teme Ra’am
A destra, così come sottolineato in una recente inchiesta del Financial Times, sta emergendo la tentazione di escludere Ra’am dal voto. Lo si intuisce dalle recenti dichiarazioni di Netanyahu, il quale ha promosso la mossa di Trump di designare i Fratelli Musulmani come terroristi: “Occorre adesso completare il processo di messa al bando dei loro partiti”, si legge nel commento del premier israeliano. Un riferimento alla possibile esclusione di Abbas. Molti analisti ritengono remota una simile possibilità, soprattutto perché l’ultima parola in merito spetta alla Corte Suprema. Instillare il sospetto della vicinanza di Ra’am ad Hamas tuttavia, potrebbe dar vita a ogni tipo di scenario. Di certo, è il pensiero di molti, se Netanyahu proverà a mettere fuori gioco Abbas è perché teme realmente il suo ruolo di king maker. Conferendo alla sua lista la veste di “scheggia impazzita” post elettorale.

