Come tutti sanno, oggi c’è una gran riunione a Londra in cui venti capi di Stato e di Governo si riuniscono, insieme con i vertici dell’Unione Europea e della Nato, per riaffermare l’impegno irrinunciabile dell’Europa nella difesa dei diritti dei popoli e delle nazioni. E presto ci sarà una (si presume) grande manifestazione in Italia per “dire sì all’Europa”, a un’Europa “forte dei suoi principi fondativi”. Principi che sono, in sintesi: la dignità umana, inviolabile; la libertà; la democrazia; l’uguaglianza; lo Stato di diritto; i diritti umani.
C’è qualcuno che potrebbe non essere d’accordo? Noi lo siamo di sicuro. Purtroppo è l’Europa che non va d’accordo con se stessa, che non riesce a mettere insieme i principi con le azioni. Non ci credete? Allora vediamo un po’…
Il 24 febbraio del 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina, in violazione di diversi trattati e del diritto internazionale. Da quella data l’Europa ha colpito il Paese invasore con 17 pacchetti di sanzioni economiche rivolte a individui e organizzazioni. Non solo: i russi, i comuni cittadini russi, sono stati pesantemente discriminati per quanto riguarda i visti d’ingresso nei Paesi Ue, le istituzioni internazionali dello sport hanno escluso atleti e squadre russe da tutte le principali competizioni, decidendo (vedi Olimpiadi) quali atleti potessero partecipare e in quali condizioni (per esempio, senza la bandiera del proprio Paese). Inoltre, dal giorno dell’invasione a fine 2024 l’Europa ha fornito all’Ucraina un’assistenza (finanziaria, umanitaria e militare) pari a 132 miliardi di euro. Per finire, tutti i Paesi europei si sono impegnati a eseguire il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale il 17 marzo del 2023 contro Vladimir Putin, accusato di crimini di guerra.
Ma con Israele tutta un’altra storia
Cambiamo scenario, spostiamoci in Medio Oriente. In Siria, per la precisione. Ai primi di dicembre del 2024 la travolgente offensiva da Nord delle milizie jihadiste di Hayat Tahrir al-Shams e di quelle appoggiate dalla Turchia provocano la caduta del regime di Bashar al-Assad. In un paio di settimane la Siria ha un nuovo Governo guidato dall’ex capo jihadista Al-Jolani che, smessa la divisa, indossa la grisaglia del politico e comincia a farsi chiamare Ahmed al-Sharaa. I diplomatici di mezzo mondo corrono a Damasco, festeggiando l’accaduto come la liberazione e da una dittatura e l’inizio di una nuova era per la Siria. Che succede, allora? Israele comincia a bombardare le installazioni militari siriane, senza che il nuovo Governo di Damasco abbia mostrato il minimo segno di ostilità. Poi allarga la zona di occupazione oltre le alture del Golan siriano che già occupa dal 1967. Adesso Israele occupa 2.500 chilometri quadrati (per fare un confronto: nel 2024 la Russia ha occupato 4.168 chilometri quadrati di territorio ucraino) e le sue truppe sono a poche decine di chilometri dalla capitale Damasco e dalla importante città di Daraa.
Un’altra invasione di un Paese sovrano, giusto? E l’Europa che fa? Sanziona Israele? Manda aiuti finanziari umanitari e militari alla Siria? Apre il becco anche solo per dire”ma insomma, andiamo, non è così che si fa!”. No, niente di tutto questo. Al contrario: giustifica, approva, fermamente sostiene, fornisce armi all’invasore, i suoi politici attaccano pesantemente chiunque osi criticare. Dalla Germania all’Italia è tutto un correre in caccia degli “antisemiti”, che sarebbero tutto quelli che non sono d’accordo nell’approvare, alla virgola, tutto ciò che il Governo di Israele dedica di fare. Governo che, per bocca del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, accolto anche in Italia come un benefattore dell’umanità, spiega che Israele vuole insediarsi nel Sud della Siria (Paese sovrano, ripetiamolo, proprio come l’Ucraina) “a tempo indeterminato” e che lo Stato siriano dovrà dotarsi di una struttura federale. Come se il ministro degli Esteri russo Lavrov decidesse quale forma di Governo deve darsi l’Ucraina.
Non solo. Come si diceva, tutti corrono da Al-Jolani/Al-Sharaa nella speranza di trovarsi in prima fila quando ci sarà da fare affari. Ma nessuno, in Europa, provvede a eliminare almeno alcune delle sanzioni che da quasi quindici anni affamano i siriani, mentre hanno lasciato intatta la cerchia degli Assad. Anzi, come ha spiegato bene Paolo Mossetti in queste pagine, ha intensificato gli accordi di partenariato strategico con l’invasore Israele. Come ha scritto Mossetti: “Sa’ar del resto è stato chiaro e sfacciato: “Quella che voi chiamate Cisgiordania si chiama Giudea e Samaria”, ha dichiarato a due passi da Kaja Kallas, sostenendo l’idea delle deportazioni di massa dalla Striscia di Gaza proposta da Trump, ma chiedendo di usare un termine diverso: “migrazioni”. Kallas, dal canto suo, non ha proferito parola. E che ne pensa della posizione del futuro cancelliere tedesco, Friedrich Merz, che ha invitato Netanyahu nonostante il mandato di arresto che incombe sul primo ministro? Kallas ha balbettato: “La Corte internazionale dell’Aja va rispettata, ma le decisioni su questi temi spettano ai singoli Stati”. Di fatto, una dismissione della Corte internazionale”.
Vladimir Putin, per giustificare l’ingiustificabile, ovvero l’invasione dell’Ucraina, ha tirato in ballo il diritto del suo Paese a difendersi dall’espansione verso Est della Nato e dal “regime nazista” di Kiev. Anche Benjamin Netanyahu tira in ballo il diritto di Israele a difendersi. Ma rispetto alla Siria che è in rovine e ha un Governo nuovo, da che cosa deve difendersi Israele, al punto da invaderla? Ce lo dicessero, perché non è facile capirlo.
Ah già, la famosa Corte penale internazionale. Che è buona e giusta quando emette un mandato di cattura per Putin, mentre può tranquillamente essere cestinata quando fa la stessa cosa per Benjamin Netanyahu, responsabile della morte di 120 mila civili a Gaza, per il 59,1% donne, bambini e anziani. In quello che i più autorevoli osservatori internazionali (ma immaginiamo siano “antisemiti” anche loro, come tutti) descrivono con i tratti del genocidio.
Stessa cosa quando entra in scena Donald Trump. La sua è un’amministrazione di vigliacchi aggressori putiniani quando se la prende con Zelensky e l’Ucraina. Ma guai a dire una parola quando (è storia di oggi) il segretario di Stato Marco Rubio annuncia altri 4,5 miliardi di armi per Israele, ovvero altri strumenti per colpire palestinesi, libanesi o siriani, fate voi.
Per cui, cari amici sempre pronti a dare lezioni di europeismo, sappiate che quando vi trovate a Londra o marciate per le strade di Roma è per questo che marciate. Per perseguire Putin e assolvere Netanyahu, per salvare gli ucraini e far morire i palestinesi, per difendere l’integrità territoriale dell’Ucraina e fregarvene di quella della Siria. Non provate nemmeno a dirci che voi vi battete per l’Europa ideale. Troppo comodo. È sempre la realtà che conta. I sogni vanno bene solo quando si dorme.
