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Il Canale della Manica si infiamma. Ma questa volta lo scontro non è fra potenze navali, ma fra pescatori francesi e inglesi. Nei giorni scorsi, una flotta composta da circa 35 pescherecci francesi ha circondato e attaccato cinque imbarcazioni britanniche intente a pescare capesante. L’attacco è stato molto violento, fatto di speronamenti, lanci di pietre, oggetti e anche fumogeni. Una vera e propria battaglia che ha costretto alla fuga i pescatori inglesi, rientrati (senza riportare feriti) nei loro porti.

Perché i francesi hanno attaccato

La battaglia è scaturita per un motivo semplice, e cioè che i francesi non vogliono che gli inglesi peschino in quell’area e soprattutto in questo periodo del’anno. E il motivo di questa convinzione, per cui i francesi sono disposti anche a rispondere in maniera violenta, nasce dalla divergenza legislativa fra Londra e Parigi.

I francesi sono obbligati per legge a pescare capesante fra novembre e febbraio per lasciare che i molluschi di riproducano. I pescatori britannici, al contrario, non hanno alcun vincolo. E così possono pescare con mesi di anticipo il mare condiviso con i dirimpettai normanni. Per questo i pescatori francesi hanno deciso di attaccare in modo così duro, tanto da costringere gli inglesi a chiedere la protezione della Royal Navy.

Lo scontro politico

Lo scontro si poi ovviamente è spostato dalla Manica alle cancellerie di Londra e Parigi. Il governo britannico si è posto immediatamente a tutela dei suoi lavoratori ittici. “Siamo a conoscenza di segnalazioni di aggressione nei confronti di pescherecci britannici in un’area della Manica non controllata dal Regno Unito. Queste imbarcazioni stavano operando in un’area a cui hanno legalmente diritto di pescare“, ha detto un portavoce del governo citato dal Guardian. Il portavoce ha poi aggiunto che il governo di Londra darà massima priorità alla protezione dei suoi pescatori.

Mentre i rappresentanti della Cornovaglia, l’area da cui partivano i pescherecci, ha chiesto al governo di mettersi immediatamente in contatto con Parigi per denunciare quanto avvenuto e chiedere alle autorità francesi di controllare le sue coste e monitorare i suoi pescatori.

Ma la questione non è affatto semplice come sembra. E lo scontro non appare destinato a finire nel breve periodo soprattutto perché si inserisce nel più delicato problema della Brexit, della tutela della pesca e dei rapporti fra governo britannico e francese.

Tra Ue e diritto nazionale

Da un punto di vista legale, spiega sempre il Guardian, le schermaglie si sono svolte oltre le il limite delle 12 miglia nautiche. Secondo la normativa dell’Unione europea, le imbarcazioni britanniche non sono autorizzate a pescare entro 12 miglia dalla costa francese. Tuttavia, le imbarcazioni più piccole possono pescare in tutta l’area di acque internazionali lunga 40 miglia nautiche della la Baie de Seine. La baia è però preclusa ai francesi da febbraio a novembre per la legge nazionale.

Per dirimere la controversia, è scesa in campo anche l’Unione europea.  La Commissione Europea ha ricordato che la pesca delle capesante “è regolata a livello nazionale e negli anni scorsi sono state concordate misure comuni di gestione tra la Francia, il Regno Unito e l’Irlanda”. E ha ricordato che “è soprattutto nell’interesse dei pescatori che questo accordo è in vigore e invitiamo le autorità nazionali a risolvere qualsiasi disputa in modo amichevole, come è successo in passato”.

La Brexit e il tradimento dei pescatori

Ma il conflitto nasconde anche un profilo di natura politica. Uno interno e uno internazionale. Da un punto di vista interno, la Brexit ha visto nei pescatori inglesi una delle colonne portanti della vittoria del “leave”. Durante la campagna elettorale per l’uscita dall’Unione europea, i brexiters parlavano spesso del settore ittico facendo leva sulle conseguenze nefaste dell’appartenenza all’Ue per i pescatori di Sua Maestà.

In particolare, i marittimi hanno votato in massa a favore della Brexit perché stanchi della politica delle quote imposte da Bruxelles, che costringeva i pescatori britannici a non pescare o a buttare in mare tonnellate di pescato per evitare di incorrere nelle multe dell’Unione europea. Una politica non diversa da quella delle quote latte e che ha indispettito per anni il settore della pesca della Gran Bretagna, tanto che i sondaggi parlavano di addirittura il 92% dei pescatori a favore dell’uscita di Londra dall’Ue.

Ma gli ultimi avvenimenti sul tema Brexit stanno lasciando i pescatori con l’amaro in bocca. Si sentono traditi, dopo le promesse di Theresa May di tutelarli e finirla con la politica comunitaria. Il governo britannico aveva detto addirittura di voler difendere i suoi pescatori nella Manica con la Marina militare, utilizzando la cannoniera Hms Forth per difendere dalle aggressioni dei francesi e proteggere gli interessi britannici. Ma la situazione ora è cambiata. E molti temono che il settore ittico venga tradito per ottenere favori in altri settori (sicuramente molto più redditizi) nei difficili negoziati sull’uscita dall’Unione europea.

 

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