Questo fine settimana prevede una fittissima agenda elettorale per il continente africano, con appuntamenti decisivi per il futuro di Nigeria e Senegal.

La concomitanza elettorale fa sì che nel giro di pochi giorni potrebbe verificarsi un decisivo spostamento degli equilibri, per come oggi li conosciamo, nell’Africa subsahariana.

Il Senegal è pronto a cambiare alleato?

Senegal e Nigeria, pur non confinanti e pur diversissimi, sono due Paesi chiave della zona centro occidentale del continente. Ed è per questo che queste elezioni stanno suscitando anche un’elevata attenzione da parte dei principali Stati del mondo. Partiamo dal Senegal. L’ex colonia francese rappresenta l’esempio democratico per eccellenza in quella regione del mondo. A dispetto delle travagliate storie politiche degli Stati ad esso confinanti (Mali, Mauritania, Guinea e Gambia) il Senegal non ha pressoché mai subito sconvolgimenti interni di rilievo.

Una democrazia stabile che, proprio per questo, svolge un ruolo di partnership privilegiata con l’ex colonizzatore francese. Tuttavia gli equilibri negli ultimi tempi si stanno spostando. Il Senegal ha infatti di recente aderito al progetto della Nuova via della seta lanciato da Pechino, il cui programma di investimenti nel Paese ammonta a circa 1,6 miliardi di dollari. Un impegno economico che rende la Cina uno spettatore più che interessato dell’appuntamento elettorale.

Il Franco CFA ancora oggetto di critiche

I principali favoriti sono infatti tre. Il Presidente uscente Macky Sall, che sembra avere l’appoggio di Parigi, Idrissa Seck, già candidato e sconfitto nelle ultime elezioni e infine Ousmane Sonko. Quest’ultimo è il candidato più interessante perché, forse, quello destinato a scombussolare gli equilibri politici. Sonko è infatti un aperto detrattore del Franco Cfa e dell’ingerenza politica francese nel Paese. La sua giovane età (44) potrebbe dare quello slancio e dinamismo necessari per arrivare almeno al ballottaggio. Appare quindi evidente che un antifrancese al potere possa essere la soluzione più desiderabile per una Cina in espansione nel continente africano.

A complicare il quadro ci pensa poi un quarto personaggio, Abdoulaye Wade, già Presidente del Senegal dal 2000 al 2012. L’ex politico è tornato di recente in patria invitando i senegalesi a disertare le urne. Un’azione di disturbo voluta forse proprio da Parigi, considerata la vicinanza di Wade con l’alleato francese. L’eventuale boicottaggio delle elezioni favorirebbe infatti l’attuale Presidente, che in quel caso resterebbe in carica.

Lo yuan è diventata la moneta principale in Nigeria

Spostandosi un po’ più verso est troviamo poi la Nigeria, un altro Paese in pieno fermento elettorale e dove gli equilibri di potere si stanno lentamente spostando. Anche in Nigeria infatti, dopo la tradizionale influenza angloamericana, la presenza cinese inizia a essere importante. Lo scorso giugno il Paese firmava infatti un importante accordo con la Icbc, una delle più grandi banche cinesi, con lo scopo di adottare lo yuan come principale moneta commerciale. Come nel caso del Senegal, anche per la Nigeria la denominazione monetaria diventa fondamentale per comprendere quale Stato avrà maggiore influenza nell’economia del Paese. Ecco che la scelta tra i due candidati alla presidenziali nigeriane diventa fondamentale.

Da una parte Muhammadu Buhari, la cui agenda politica è stata incentrata sul rafforzamento delle condizioni di sicurezza del Paese e quindi sulla lotta contro Boko Haram. Obiettivi che ne fanno alleato naturale delle potenze occidentali, anche se i risultati ottenuti sono stati finora insufficienti. Sull’altro lato c’è Atiku Abubakar, afferente all’ala democratica, quella che forse può essere definita di “sinistra”, con un programma incentrato sulla creazione di lavoro. Tra i vari punti della campagna di Abubakar vi è però anche la volontà di privatizzare la compagnia petrolifera di Stato. Una mossa che potrà fare ovviamente gola ad attori stranieri, su tutti la Cina. Oltre al vantaggio monetario già citato, Pechino avrebbe inoltre una posizione creditoria decisamente favorevole sulla Nigeria, detenendone il 22% del debito pubblico. È la Cina dunque che potrebbe diventare il vero vincitore delle imminenti elezioni in Africa.