Italia e Malta tornano a discutere sulla questione migranti. Il caso delle due navi Sea-Watch3 e Professor Albrecht Penck tiene banco nei rapporti Roma e La Valletta. Ieri, dopo che Luigi Di Maio aveva aperto all’accoglienza dei profughi rimasti in acque territoriali maltesi, è arrivata la risposta gelida di Malta.

Lo scontro Italia-Malta

Come scritto su Il Giornale, “Malta ha invitato Di Maio a ‘verificare i fatti prima di parlare ed evitare di ripetere dichiarazioni simili in futuro’. E, “secondo La Valletta ‘Sea Watch3 ha condotto il salvataggio dei migranti in una zona fuori dalla Sar di Malta, più vicino all’Italia che a Malta e nonostante l’ong avesse richiesto all’Italia un porto sicuro in cui sbarcare i migranti'”.

La decisione del governo italiano di chiudere i porti avrebbe quindi condotto Malta a scegliere non di far sbarcare i migranti, ma soltanto di far entrare le due imbarcazioni a poche centinaia di metri dalla costa dell’isola. Una decisione nata dalle pessime condizioni meteorologiche e, come ha dichiarato dal governo maltese, dal fatto che l’Italia “ha rifiutato di fornire un porto sicuro” alle navi delle Ong.

Uno scontro diplomatico che non solo riaccende i riflettori sul problema della ridistribuzione dei migranti in Europa, ma anche del rapporto fra Italia e Malta, con l’isola che da sempre attua una politica di chiusura nei confronti degli sbarchi e che ha reso per anni l’Italia l’unico Paese di approdo e anche l’unico in dovere di salvare gli immigrati recuperati in mare. Anche quando l’area del naufragio o del recupero non era in acque di competenza dell’Italia.

Ecco, di fronte a questo dato, la dichiarazione del ministro maltese Micheal Farrugia sul fatto che Malta neanche avrebbe dovuto recuperare le due navi ong perché al di fuori della propria area di competenza appare quantomeno opinabile.

These were the positions of the #NGO vessels #Seawatch3 and #ProfAlbrechtPenek when they conducted interceptions of migrants who are still on board. #Malta was neither the appropriate nor the competent SAR Authority pic.twitter.com/erZa6DBeEN

— Michael Farrugia (@dr_micfarr) 2 gennaio 2019

Non tanto nel merito, poiché la posizione delle due imbarcazioni era effettivamente al di fuori dell’area Sar maltese. Ma perché per anni il gioco de La Valletta è stato quello di spostare l’onere del salvataggio dei migranti sull’Italia nonostante i recuperi avvenissero nell’area Sar (search and rescue) di propria competenza.

Una scelta politica chiara che l’Italia ha subito per anni, più o meno volontariamente, e che di fatto ha reso impossibile a qualsiasi governo rompere questo strano e tacito accordo fra Roma e La Valletta.

La questione Sar di Malta

La Valletta dice all’Italia che le navi delle ong erano fuori dalle acque di responsabilità maltese. Ma forse ha la memoria corta e non ricorda alcuni dati che probabilmente aiutano a comprendere perché Malta non può dare lezioni all’Italia.

Innanzitutto c’è un problema legato proprio al comportamento di Malta, che in questi anni ha agito sostanzialmente da battitore libero senza alcun rispetto chiaro delle competenze, dei rapporti con l’Italia e delle leggi del mare. La Valletta ha un’area di responsabilità di salvataggio e soccorso vastissima, di circa 250mila chilometri quadrati, che non solo è totalmente fuori dalla portata delle autorità di Malta, ma che si sovrappone anche all’area Sar italiana, prendendo le acque territoriali delle Pelagie. 

Come spiegato dall’ammiraglio Fabio Caffio su Analisi Difesa, questa zona marittima – dichiarata unilateralmente da Malta – “coincide di fatto con la zona per le informazioni di volo (zona Fir) la cui funzione è regolamentata dalla Convenzione di Chicago del 1944 sulla sicurezza dell’aviazione civile, e che è fonte di cospicui introiti per Valletta”.

Il problema è che quest’area è fuori dalla portata dei mezzi maltesi. E così, per anni, Malta ha girato gli interventi alla Marina militare italiana, che a quel punto, per evitare i naufragi, è stata costretta a intervenire. Con la differenza che mentre il governo dell’isola ha lasciato alla Grecia la sorveglianza dell’area più orientale (quella vicino Creta), così non è stato con l’Italia, con cui non vige nessun accordo. Probabilmente perché Malta non vuole cedere sull’area vicino Lampedusa.

La necessità di un patto Italia-Malta

Italia e Malta dialogano, cooperano su diversi fronti, ma non collaborano su una cosa essenziale: l’area Sar. Ed è da qui che bisognerebbe partire per dirimere finalmente le controversie senza che ogni volta si rischia lo   scontro diplomatico. Ma la via non appare così semplice. E c’è chi parla anche di accordi sottotraccia fra Roma e La Valletta per lasciare alla prima l’onere dei migranti in cambio di alcune garanzie energetiche ed economiche dei fondali maltesi.

Come ricordato sempre da Analisi Difesa, “dal 2015 si parla inoltre, a livello ufficioso, di un preteso accordo tra Renzi e Muscat, non scritto ma ‘informale’, secondo il quale noi avremmo garantito a Valletta zero sbarchi. In cambio, Malta non avrebbe svolto attività offshore di trivellazioni nelle aree di piattaforma continentale che ad est si sovrappongono con quelle aperte da noi alla ricerca. La questione ha trovato eco in un’interrogazione al Parlamento europeo presentata da Elisabetta Gardini nel 2015″.

Ma adesso le cose sono cambiate. È cambiato il governo italiano, sono cambiate le dinamiche internazionali sul fronte migranti e sono diversi anche i rapporti di forza nel Mediterraneo e in Libia. L’Italia ha ottenuto dagli Stati Uniti la co-regia nel Mediterraneo allargato, l’Unione europea è indebolita, il Regno Unito, storico alleato di Malta, è fuori gioco in Unione europea. E la pacificazione della Libia può finalmente far applicare quella Sar libica che, fino a questo momento, si è rivelata una farsa. I tempi, insomma, sembrano maturi.

Del resto, come spiegato da Gian Micalessin per Il Giornale, l’Italia potrebbe riaprire qualche dossier “scabroso” per inchiodare Malta. “La Marina Militare gli può offrire la documentazione realizzata dal 2015 ad oggi, nell’ambito della missione Mare Sicuro, di centinaia di operazioni di contrabbando di carburante libico trasferito a Malta sotto gli occhi delle autorità. E altrettanto può fare la missione navale europea Sophia fornendo filmati e foto dei trasferimenti del carburante dalle pilotine libiche a quelle maltesi effettuati nelle ore notturne al limite delle acque territoriali dell’isola. Se ha bisogno di argomenti ancor più «pesanti» il nostro ministro degli Interni può ispirarsi al rapporto Europol dello scorso settembre secondo cui la ndrangheta utilizza Malta per riciclare circa due miliardi di euro provenienti dalle attività del narcotraffico”, scriveva Micalessin.