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Deluso nel dopo Palermo, ridimensionato in parte nel suo ruolo tanto da rivendicare la “paternità” della lettera contro il premier Fayez Al Sarraj in cui si critica la gestione del consiglio presidenziale, adesso torna alla carica Ahmed Maitig. Si tratta di quello che, specialmente negli anni passati, viene considerato come uno dei maggiori interlocutori per l’Italia in Libia. Parla italiano, di professione fa l’imprenditore ed è originario di Misurata: tre elementi che lo pongono al centro delle trame diplomatiche del nostro paese. Dopo mesi di assenza, Maitig è a Roma nei giorni scorsi dove ha tenuto una serie importanti di incontri. Questa volta, sullo sfondo, vi è la posizione di parte della Tripolitania contro gli accordi recenti tra Al Sarraj ed Haftar.

Gli incontri di Ahmed Maitig a Roma

Di Al Sarraj lui è il numero due, una posizione che contribuisce a renderlo importante nell’interlocuzione con l’Italia e con le varie milizie libiche. Prima del vertice di Palermo, Maitig è spesso in Italia: è lui a rappresentare la Libia nel forum italo – libico di Agrigento del luglio 2017, è lui ad essere ricevuto più di una volta sia a Palazzo Chigi che alla Farnesina. Tutto sembra in qualche modo spianare la strada ad un’accentuazione del suo ruolo in vista del vertice di Palermo: oltre che misuratino infatti, viene anche visto come rappresentante di un’ala moderata della città Stato che nel dopo Gheddafi ha un ruolo di primaria importanza nel contesto libico. Ma Maitig paga lo scotto della sua vicinanza ai Fratelli Musulmani: la formazione, osteggiata da Haftar, inizia a subire ridimensionamenti durante i tavoli tecnici allestiti nel capoluogo siciliano. Il generale riesce a far fuori la fratellanza in molti degli incontri, anche il ruolo di Maitig subisce quindi repentini ridimensionamenti.

Una delusione, da parte del vice di Al Sarraj, che culmina nella sopra citata lettera sottoscritta anche da altri due membri del consiglio presidenziali vicini ai Fratelli Musulmani. Nelle scorse ore, come detto, la sua visita a Roma.

Nella capitale incontra, in primo luogo, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi: “La riunione ha permesso di approfondire le dinamiche del processo di stabilizzazione della Libia, alla luce dei più recenti sviluppi – si legge in una nota della Farnesina – Il capo della diplomazia italiana ha chiesto a Maitig un aggiornamento sulle iniziative intraprese in Libia per garantire una maggiore sicurezza sul territorio, per migliorare la situazione economica generale, per meglio governare i flussi migratori”.

Sembrerebbe, da quanto si apprende, un incontro normale e dai toni collaborativi. Stesso discorso per quanto riguarda l’altra tappa importante di Maitig a Roma, ossia l’incontro con il vice – premier Matteo Salvini. Un colloquio dove si discute, in primis, di contrasto alle partenze di barconi dalla Libia.

Il motivo della visita di Maitig

Viene automatico chiedersi come mai Maitig decida di tornare a visitare i palazzi romani proprio in questi giorni. Non sembra affatto un caso e tutto sembra indirizzare verso una ben precisa risposta: il numero due del consiglio presidenziale starebbe cercando di tornare in auge accreditandosi quale rappresentante, verso gli interlocutori italiani, dell’insofferenza della Tripolitania all’accordo tra Al Sarraj ed Haftar. Dunque, Maitig a Roma avrebbe riportato il malcontento di chi non vede di buon occhio le recenti strette di mano tra il leader del governo ed il generale della Cirenaica.

Un malcontento già espresso, a poche ore dalla visita di Maitig in Italia, in diverse note sia di alcune municipalità tripolitane che di alcuni dei più importanti ed influenti consigli delle tribù della parte occidentale della Libia. Questo confermerebbe, tra le altre cose, le difficoltà che potrebbero sorgere nell’applicazione dell’accordo firmato ad Abu Dhabi (che prevede elezioni entro fine anno, riforma del consiglio presidenziale e sostanziale riconoscimento del ruolo di Haftar quale unico leader militare), così come anche del piano Onu per il paese elaborato a cavallo del vertice di Palermo. Il fatto che a muoversi sia stato Maitig, indica le preoccupazioni dei detrattori dell’accordo ed i tentativi di quest’ultimi di fermare, in extremis, l’avanzata di Haftar.