Dopo le elezioni presidenziali della Moldavia dello scorso 3 novembre che, in seguito al ballottaggio del primo turno, hanno confermato la Presidente europeista Maia Sandu (già in carica dal dicembre del 2020), la Moldavia potrebbe essere sempre più vicina non solo all’ingresso in Unione Europea, ma anche all’avvicinamento alla Nato. Le ragioni di questo avvicinamento sono duplici. Da un lato, pochissimi giorni fa, il 10 dicembre, la Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen ha confermato un nuovo pacchetto di finanziamenti verso la Moldavia, del valore di 50 milioni di euro. Dall’altro perché nelle stesse ore, proprio la Presidente moldava Maia Sandu ha avuto un colloquio strategico con Mark Rutte, che dal 1° ottobre ricopre la carica di Segretario Generale della Nato. Una fase che potrebbe rivelarsi decisiva, per il definitivo “riposizionamento” geopolitico del Paese ex sovietico, rispetto alla sua integrazione europea e, dunque all’allontanamento da Mosca.
Nel frattempo, proprio a seguito degli incontri della Presidente Sandu con Rutte e Ursula von der Leyen, nella giornata di oggi, venerdì 13 dicembre, il Parlamento moldavo ha votato per imporre uno stato di emergenza energetica nazionale nel Paese della durata di almeno 60 giorni, a causa della prevista interruzione di forniture di gas naturale russo – di cui la Moldavia tuttora si rifornisce – a partire dal 1° gennaio. Un nuovo pericoloso precedente dove, tra accuse d’ingerenze straniere e interferenze reciproche tra la Presidente Sandu e le forze d’opposizione, a farne le spese sarà il popolo moldavo.
Quasi 300 milioni di finanziamenti dall’Ue
L’ingresso in Unione Europea della Moldavia è in fase di discussione da diversi anni anche dato che il Paese ha ricevuto lo status di candidato già nel 2022. Difatti, il nuovo pacchetto di 50 milioni di euro di finanziamenti (di cui 45 milioni in forma di prestito e 5 in forma di sovvenzioni) annunciato dalla Commissione Europea, si aggiunge ai precedenti pacchetti elargiti dal luglio del 2022, che definiscono un esborso totale di ben 295 milioni di euro, che sono previsti per l’integrazione europea del Paese, all’interno dell’“Assistenza macrofinanziaria alla Moldavia” dell’Unione Europea.
Del resto la popolazione moldava – fortemente multietnica – è caratterizzata da moltissime minoranze, tra cui è presente anche una consistente minoranza russofona. “Maia Sandu sta lottando con il cuore e l’anima per il futuro europeo della Moldavia” ha commentato via X Ursula von der Leyen che ha incontrato Sandu a Bruxelles, aggiungendo anche che i negoziati per l’ufficiale adesione in Ue potrebbero essere avviati nel 2025.
Maia Sandu e Mark Rutte: avvicinamento anche alla Nato?
Nelle stesse ore in cui è stato ufficializzato il nuovo pacchetto di finanziamenti Ue a Chisinau, Maia Sandu si è anche recata al quartier generale della Nato, dove ha incontrato il nuovo Segretario Generale Mark Rutte. Un incontro in cui Rutte ha elogiato la Presidente moldava per la “resilienza” contro la presunta “interferenza russa”, più volta denunciata dalla stessa Sandu, anche durante le elezioni, celebrando, quest’anno, trent’anni di partenariato e cooperazione Moldavia-Nato, dove Rutte ha confermato anche il suo sostegno alla “capacità di difesa” della Moldavia.
Crisi energetica e stato di emergenza: niente più gas russo alla Transinistria?
Infine, dopo gli incontri della Presidente Maia Sandu con Ursula von der Leyen e Mark Rutte a Bruxelles, nella giornata di oggi, venerdì 13 dicembre – come anticipato – è arrivata anche l’inaspettata decisione del Parlamento moldavo: stato di emergenza nazionale. Cinquantasei membri della Camera, composta da 101 seggi, hanno votato per questa misura in seguito alla richiesta di Dorin Recean, economista e Primo Ministro della Moldavia, e lo stato di emergenza avrà inizio a partire dal 16 dicembre, per una durata di almeno 60 giorni. La decisione è stata presa a causa della prevista interruzione di rifornimento di gas russo al Paese, a partire dal 1° gennaio 2025.
Attualmente la Moldavia riceve circa 2 miliardi di metri cubi di gas naturale russo all’anno e dal 2022, il Governo ha stabilito che tutto il gas ricevuto dalla Russia, fluisca nella regione separatista della Transnistria. Fino a questo momento il rifornimento era stato possibile grazie a un contratto di transito – attraverso l’Ucraina – con il colosso Gazprom.
Tuttavia, il contratto è in scadenza il prossimo 31 dicembre 2024 e ad ora non è stato previsto alcun rinnovo, per cui si è giunti alla situazione limite dello stato di emergenza. Un quadro estremamente incerto dove, se da una parte il Primo Ministro Recean ha pubblicamente accusato Mosca di mettere in atto un meccanismo di “ricatto del gas”, altri politici accusano invece l’Ucraina del mancato rinnovo del contratto di transito, dove però, in ogni caso, la rottura con la Russia sembra sempre più vicina. Un altro caso in cui, proprio come per le recenti polemiche con Gazprom della Bulgaria, a rimetterci sarà la popolazione, chi rischia di rimanere al freddo in pieno inverno, in nome dell’integrazione europea.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

