Dall’inizio dell’operazione militare di Israele a Gaza dopo la strage del 7 ottobre 2023, sono emersi sui media vari rapporti che documentavano i rapporti tesi tra l’amministrazione Biden e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Come se l’amministrazione Usa tentasse, in tutti i modi – almeno secondo tali resoconti – di tenere a bada Bibi, ma quest’ultimo non ascoltasse le “sagge” raccomandazioni del presidente Usa Joe Biden e del Segretario di Stato, Antony Blinken. Secondo il giornalista del Watergate Bob Woodward, l’inquilino della Casa Bianca si sarebbe addirittura riferito a Bibi, parlando con uno suo collaboratore, definendolo un “figlio di puttana”.
In questo mare di tensioni vere o presunte, e in attesa di un imminente attacco di Israele contro l’Iran, l’amministrazione Biden si è evidentemente dimostrata incapace di placare le tensioni in Medio Oriente facendo leva sulla sua influenza, dando a Tel Aviv tutto ciò di cui aveva bisogno. Lo stesso Joe Biden, in un raro sprazzo di sincerità (e di lucidità), ha spiegato ai giornalisti “che nessuna amministrazione ha aiutato Israele più di me. Nessuna. E penso che Bibi dovrebbe ricordarsene”. Numeri e dati alla mano ci confermano che Joe Biden ha assolutamente ragione e ciò che dice è vero.
Record di aiuti Usa a Israele
Un recente rapporto pubblicato dal progetto “Costs of War” dell’Università di Brown, citato da Responsible Statecraft del Quincy Institute, ha infatti rivelato un aumento senza precedenti negli aiuti militari statunitensi a Israele, a seguito degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Secondo lo studio, gli Stati Uniti hanno stanziato almeno 17,9 miliardi di dollari in aiuti militari diretti verso Tel Aviv, la somma più alta mai registrata in un solo anno, da quando, nel 1959, Washington iniziò a sostenere economicamente Israele. Oltre agli aiuti diretti, l’amministrazione Biden ha deciso di ampliare la presenza militare degli Usa nella regione, mobilitando circa 43.000 soldati, con un costo stimato dall’Associated Press di ulteriori 4,86 miliardi di dollari.
Tale sostegno da parte di Biden nei confronti dello Stato ebraico non sorprende chi conosce la storia politica dell’anziano presidente Usa. Come già riportato da InsideOver, una volta disse che “se non ci fosse Israele, gli Stati Uniti dovrebbero inventarlo per proteggere i loro interessi nella regione”. Proprio Biden è stato, nel 1995, uno dei primi a proporre il trasferimento dell’ambasciata Usa in Israele a Gerusalemme, ben prima che lo facesse Donald Trump nel 2018. Non solo. Su spinta proprio di Biden, al tempo vicepresidente nell’amministrazione Obama, nel settembre 2016, la Casa Bianca decise un pacchetto di aiuti militari per Israele da 38 miliardi di dollari per i successivi 10 anni, pari a circa 3,8 miliardi di dollari l’anno. Fu un vero “regalo” a Tel Aviv prima di lasciare l’incarico alla Casa Bianca.
Israele, infatti, riceve miliardi di dollari ogni anno dagli Usa sin da da quando ha firmato gli accordi di Camp David nel 1978, ma grazie a Joe Biden gli aiuti annuali aumentarono. “Non credo che si debba essere ebrei per essere sionisti, e io sono sionista“, affermò il democratico del Delaware, non facendo certo mistero delle sue posizioni. Un “cattolico sionista”.
Condizioni di finanziamento uniche
Il rapporto pubblicato dal progetto “Costs of War” dell’Università di Brown sottolinea inoltre la natura unica degli aiuti che Israele riceve dagli Stati Uniti, evidenziando condizioni di finanziamento particolarmente vantaggiose di cui nessun’altra nazione al mondo gode. “Israele beneficia di accordi di finanziamento favorevoli in relazione agli aiuti militari statunitensi”, si legge nel documento. “Ad esempio, gli aiuti vengono forniti sulla base del ‘cash flow’, il che significa che Israele è in grado di finanziare acquisti pluriennali dagli Stati Uniti basandosi su impegni futuri, prima che i fondi siano stati ufficialmente approvati dal Congresso”.
Un altro aspetto rilevante che distingue Israele dagli altri Paesi è la possibilità di utilizzare una parte significativa degli aiuti per rafforzare la propria industria della difesa interna. “A differenza di qualsiasi altra nazione al mondo, Israele è autorizzata a spendere il 25% del suo aiuto militare annuale dagli Stati Uniti per la propria industria bellica”, sottolinea il rapporto. Nemmeno la devastazione di Gaza, con oltre 42 mila morti, o l’escalation in Libano, ha tuttavia indotto l’amministrazione Usa a rivedere la propria politica di sostegno incondizionato verso Israele. Dunque sì, ha ragione Biden: Bibi non poteva chiedere di meglio.

